Dell’applicazione della pena di morte

Ila-fine-della-pena-di-morte-orig_mainn premessa, la posizione della Chiesa Cattolica Romana

“La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte ‘sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti’ (Evangelium vitae).

Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiterà a questi mezzi, perché questi corrispondono meglio alle condizioni concrete del bene comune, sono più conformi alla dignità della persona e non tolgono definitivamente al colpevole la possibilità di redimersi”.

Così, rispondendo al quesito “Quale pena si può infliggere?”, il Compendio, firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e accettato da papa Giovanni Paolo II, del Catechismo della Chiesa Cattolica, nell’esaminare il quinto comandamento ‘Non uccidere’.

Ora, non v’è chi non veda alla luce di quanto qui esposto (e sottolineo la frase “Quando i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiterà a questi” il che implica logicamente che ove tali non fossero…) che la Chiesa non è in assoluto contraria alla pena capitale che, peraltro, non ritiene opportuno applicare.

D’altronde e per quanto le due cose siano collegabili con qualche difficoltà logica, lo Stato della Città del Vaticano ha abolito ufficialmente la pena di morte solo nel 1969.

***

Della difficile – e peraltro doverosa – applicazione della pena di morte

Dissento, a proposito della assoluta necessità dell’applicazione della pena di morte, dissento dal dettato catechistico dappoiché ritengo che i casi nei quali debba essere applicata non siano affatto nel mondo d’oggi “molto rari”.

Perché mai un pedofilo, un efferato assassino per motivi abietti, un ubriaco o un drogato che abbia causato un incidente, un feroce sfruttatore di donne o di minori e così via elencando non deve essere legalmente eliminato?

Quale pena alternativa sarebbe ‘giusta’?

Il problema in merito, a mio modo di vedere, non è pertanto relativo alla pena da infliggere ma alla sua effettiva applicazione.

Troppi, nel tempo, gli errori giudiziari accertati.

Nell’attesa, quindi, di un definitivo avanzamento della scienza legata all’investigazione, avanzamento che consenta di raggiungere la certezza assoluta nell’attribuzione della responsabilità (e da quel momento, nessuna ulteriore remora!), alla pena capitale vanno condannati solo e soltanto gli individui la cui colpa sia assodata oltre ogni dubbio.

Torniamo a ieri, 25 luglio 2015.

Le telecamere hanno ripreso un’automobile che in autostrada inverte la direzione di marcia, percorre chilometri contro mano malgrado le febbrili segnalazioni, provoca un incidente nel quale muoiono due persone.

Forse che alla persona alla guida – ubriaca marcia o drogata che fosse e sopravvissuta – la pena di morte non va applicata immediatamente?

In casi consimili – migliaia l’anno – nei quali appunto non possono esistere dubbi, l’assassino va eliminato con un colpo di pistola alla nuca e il suo cadavere va buttato in discarica, cibo e nutrimento per cani randagi e ratti.

All’esecuzione deve essere data la massima pubblicità: che la gente – la gentaglia – sappia.

1 comment for “Dell’applicazione della pena di morte

  1. 19 febbraio 2016 at 06:49

    I think this is one of the most vital info for me.
    And i am glad reading your article. But want to remark on few general things,
    The site style is great, the articles is really nice :
    D. Good job, cheers

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *