MERCATO LIBERO, PETROLIO E FINE DELL’EMBARGO. TUTTI I VANTAGGI DELL’ACCORDO SULL’IRAN

iran“Il mondo dà il benvenuto a un nuovo Iran senza armi nucleari” titolavano i giornali di tutto il mondo dopo l’accordo storico che vede riconosciuto all’Iran il suo diritto a usare il nucleare per scopi civili ma non militari e accetta più stringenti controlli internazionali. In cambio vengono meno le sanzioni che avevano tenuto l’Iran ai margini dei commerci, degli scambi culturali e delle rotte turistiche. Cosa succederà ora? Ha ragione Netanyahu e l’accordo raggiunto a Vienna posticipa solamente il problema di una decina d’anni, oppure ha ragione Obama e si tratta di “un accordo a lungo termine, che impedirà a Teheran di ottenere l’arma nucleare” e porterà stabilità e pace nella regione?

Lunghi anni di negoziato, condotti ufficialmente e segretamente; poi la bozza d’intesa preliminare, i diversi rinvii, quindi i “parametri” dell’aprile scorso; la scadenza del 30 giugno prorogata al 7, poi al 9 e infine la conclusione il 14 luglio. Negoziato difficile perché portato avanti in un clima di rispettiva sfiducia. Ma alla fine le cento pagine di accordo sono state sottoscritte. E sono tante le ragioni che rendono questo accordo di “portata storica”.

Innanzitutto perché tutte le parti in causa sono riuscite ad ottenere quello che volevano. Per Barack Obama si tratta del vero successo che andava cercando in politica estera, forse il primo che giustifica il premio Nobel per la pace. Il presidente iraniano Rouhani, invece, in questo modo è riuscito a rispettare la promessa di liberare il paese dalle sanzioni. Anche le altre parti in causa, cioè Russia, Regno Unito, Francia e Germania escono vincitrici per aver contribuito a salvare un accordo malgrado evidenti criticità dovuti ai rispettivi rapporti bilaterali

Si volta dunque pagina? Il rafforzamento dell’Iran sulla scena internazionale è proprio quello che sembra preoccupare di più i critici dell’accordo. Ora “l’Iran disporrà di centinaia di miliardi di dollari, con i quali potrà rilanciare i meccanismi del terrorismo, il suo espansionismo e la sua aggressività in Medio Oriente e in tutto il mondo” sostiene Netanyahu.
Un timore condiviso anche dalle ricche monarchie petrolifere del Golfo che, con l’Arabia Saudita in prima fila.

A ben vedere, tuttavia l’accordo potrebbe portare presto dei vantaggi per i Paesi europei soprattutto per l’apertura del mercato iraniano, chiuso da anni. E così sono già iniziate le grandi manovre e il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha annunciato l’organizzazione di una missione italiana alla guida delle numerose aziende (secondo prime stime potrebbero essere circa 500) interessate a riaprire le relazioni. Anche Banca Intesa si candida per “affiancare le imprese italiane che sono presenti a Teheran o che sono pronte ad investire”. La Sace, l’agenzia italiana per il credito e l’export, ha quantificato il vantaggio economico dato dall’accordo in 3 miliardi di euro al 2018. Un affare d’oro per l’Europa. E i vantaggi si potrebbero vedere già dai prossimi mesi. Un clima economico favorevole, infatti, potrebbe stimolare  la concorrenza tra i big player italiani ed europei impegnati a recuperare le posizioni perse in questi anni di embargo.

L’accordo avrà fra gli effetti più importanti l’aumento dell’offerta di petrolio, che porterà a una pressione al ribasso sui prezzi del greggio. E le società italiane che lavorano con il petrolio da Eni a Daipen passando per Tenaris e Danieli non potranno che trarne beneficio. Ma un Iran aperto al mercato potrebbe essere terreno fertile anche per società che non si occupano di petrolio. Un altro settore di opportunità, sarà infatti quello dell’automotive. L’Iran era un mercato da 1,5 milioni di immatricolazioni di veicoli all’anno nel periodo pre-inasprimento sanzioni del 2011, e ora si attende un ritorno sopra i 2 milioni di unità all’anno. E poi ci potrebbe essere spazio anche per il mercato delle infrastrutture. Analisti, infatti, spiegano che l’Iran dovrà dotarsi nel medio termine di una rete di servizi pubblici adeguata e di trasporti efficaci.

La speranza è che in queste condizioni diventi più facile riprendere un disegno di cambiamento in senso democratico, che porti ad accrescere gli scambi commerciali e a rimettere in circolazione non solo il petrolio. L’Italia ha sicuramente da guadagnare e deve prepararsi in fretta a intrecciare o rafforzare i rapporti politici, commerciali e industriali con l’Iran.

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