CORRUZIONE, SPRECHI E ASSUNZIONI PUBBLICHE. TUTTI GLI ERRORI DELLA GRECIA

acropoli-partenone-grecia-258All’ombra del Partenone non si sta giocando solamente la partita del debito greco ma anche, a quanto pare, il nostro futuro di europei. Mentre Renzi sceglie di non parlare, la Merkel fa sapere: “Se fallisce l’Euro fallisce l’Unione”. Ed è curioso pensare che il destino dell’Europa possa essere legato alla decisione di meno di cinque milioni di persone chiamate a rispondere sì o no a un referendum. In Italia politici e opinionisti si sono già divisi tra sostenitori del sì e del no, anche se, bisogna dirlo, in caso di Grexit la prima a perderci sarebbe la Grecia che rischierebbe il collasso in poco tempo.

D’altra parte Yanis Varoufakis non ha nascosto le ambizioni del suo governo: “La Grecia non vuole cambiare solo il suo posto in Europa – ha detto il ministro dell’Economia – ma l’Europa stessa”. Secondo la sua visione se si riuscisse a ottenere un condono da parte dei creditori, non sarebbe solo la Grecia a uscire dalla situazione di crisi, ma l’intera eurozona avrebbe benefici. E proprio grazie alla piccola Grecia, la Germania non sarebbe più la forza egemone in Europa.

Molti in Italia condividono le ambizioni di Varoufakis e vedono nella sua strategia la possibilità di un’uscita dall’austerity. Ma il presupposto del ministro è sbagliato: non si può imputare ad altri le proprie colpe. Prima di essere vittima di Berlino, la Grecia è vittima di se stessa e della sua politica sciagurata portata avanti per anni e mai realmente rinnegata (se non a parole) dal nuovo governo.

La falsificazione dei libri – Ripercorrendo la storia dell’entrata della Grecia nell’Eurozona non si può che impallidire. Per stessa ammissione del governo greco, il Paese ha falsificato nel 2001 i libri di finanza pubblica per poter entrare nell’euro. Atene, infatti, non ha mai davvero rispettato il requisito di un deficit pubblico entro il 3% del Pil. Nel 2009 Atene aveva già accumulato uno squilibrio di dimensioni colossali con il resto del mondo. Era in rosso per 26 miliardi negli scambi con l’estero di beni, servizi e partite finanziarie. Il Paese consumava 113 euro per ogni 100 euro di reddito.

Assunzioni nel settore pubblico – Dagli inizi degli anni duemila gli assunti nel settore pubblico si sono moltiplicati.  Nel 2010 oltre un milione di persone, quasi un occupato ogni quattro, era dipendente pubblico: il doppio rispetto all’Italia. Ovviamente non c’era bisogno di tutti questi statali: un addetto su tre era di troppo, un dipartimento su cinque contava solo il dirigente e nessun impiegato.

A perderci è stato il settore privato che non è riuscito in nessun modo ad emergere e a rendersi competitivo. Ad oggi l’esportazione si basa solo su prodotti raffinati del petrolio, olio, frutta e verdura. A lavorare nel settore manifatturiero sono solo 300mila operai, davvero pochi anche per un Paese delle dimensioni della Grecia. Non solo. Non sono stati fatti investimenti sull’istruzione e sul futuro dei giovani che si ritrovano meno preparati rispetto alla media degli studenti europei. Anche per questo la disoccupazione è dilagata non appena è stato necessario cancellare centinaia di migliaia di posti fittizi nell’amministrazione. Ad essere tutelati sono stati solo gli oligarchi e i grandi evasori fiscali.

Il sentore della difficoltà del Paese era ben chiaro già prima della crisi economica: “made in Greece” totalmente inesistente, un’economia parassitaria priva di competenze, basata sul debito e sull’impiego fittizio non ha potuto che implodere nel disastro che vediamo oggi. Di fronte a questa situazione i governi europei si sono resi disponibili ad aiutare la Grecia, tagliando il debito pubblico per due volte e rimandando le scadenze dei pagamenti di decenni. Sono arrivati anche i prestiti: 194 miliardi dai governi dei Paesi dell’Unione, 31 dal Fondo monetario mentre la BCE si è esposta per 25 miliardi. I finanziamenti non sono stati fatti soltanto da Paesi ricchi come Francia e Germania ma anche da Paesi più poveri della Grecia come i Baltici o la Slovacchia.

Ora che si rischia il fallimento, viene da pensare che una prudente gestione del denaro pubblico, una messa al bando della corruzione a favore di un mercato aperto alla concorrenza e i giusti investimenti nel settore privato e nell’istruzione avrebbero aiutato i Greci a non trovarsi in questa situazione esplosiva da cui rischia di non riuscire più ad uscire.

2 comments for “CORRUZIONE, SPRECHI E ASSUNZIONI PUBBLICHE. TUTTI GLI ERRORI DELLA GRECIA

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