EXPO MILANO 2015: LA CERTEZZA DELL’INCERTEZZA DEL POST EXPO

Intervista a cura di orizzontenergia.it

Per la Milano Smart City questo è l’Expo delle occasioni trovate, ma anche di quelle perdute: a parlarcene Edoardo Croci, Presidente di MilanoSiMuove.

A pochissimi giorni dall’inaugurazione di Expo Milano 2015 vi è ancora un grosso interrogativo su ciò che avverrà nell’area dell’esposizione una volta concluso l’evento. L’incertezza sembra regnare e certamente questo non contribuisce a smorzare le perplessità crescenti fra l’opinione pubblica.

I fronti di attacco, è innegabile, sono parecchi, ed anche, se vogliamo, giustificati: per citarne alcuni si pensi alla scarsa e poco efficace comunicazione on-line oppure ai numerosi scandali che hanno portato Expo 2015 alla ribalta sui media più per le avversità, che non per i valori di sostenibilità sui quali si fonda la manifestazione.

Expo Milano 2015Di questi stessi ideali, che celebrano l’alimentazione sostenibile quale forma virtuosa di nutrimento – non solo per l’uomo, ma anche per la Terra – si fa ambasciatrice anche la città diMilano che ribadisce agli occhi del mondo la sua sensibilità rispetto ai temi della qualità dell’ambiente e della vita, nella logica di trasformazione in una smart city sempre più sostenibile.

Di questo percorso di trasformazione urbana milanese, segnato da luci e ombre, ne abbiamo discusso con Edoardo Croci, ex Assessore all’Ambiente del Comune di Milano, Presidente di MilanoSiMuove, Direttore di ricerca allo IEFE dell’Università Bocconi, nonché docente presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università Bocconi.

Prof. Croci, quali sono gli ingredienti affinché Milano possa continuare a competere con le altre città europee in termini di innovatività, creatività e qualità dell’ambiente e della vita?

Milano Smart CitySe Milano vuole tenere il passo con le altre grandi città europee – Londra, Barcellona, Copenaghen, Parigi, Madrid, Amsterdam – per citare solamente alcune delle città che più stanno puntando ai temi della smart city, occorre creare un disegno unitario e complessivo che sappiaunificare armoniosamente tutti i vari tasselli che compongono, ad oggi in maniera disorganica, un grande progetto di trasformazione della città.

Iniziative quali i referendum del 2011 su ambiente e qualità della vita, Expo e una serie di politiche ambientali innovative dovrebbero essere gli elementi chiave su cui innescare le energie pubbliche e private per sviluppare questa trasformazione.

Entrando nel merito delle singole iniziative, come commenta il mancato raggiungimento degli obiettivi referendari del 2011 su mobilità, verde pubblico, Expo, Navigli e risparmio energetico?

Pur in presenza di livelli diversi di raggiungimento degli obiettivi, nel complesso dopo circa 4 anni di attività di questa amministrazione, il livello ultimo di implementazione è ancora limitato, mediamente intorno al 30%.

In veste sia di Presidente della Consulta referendaria che di Presidente di Milano Si Muove (il comitato promotore dei referendum) ritengo sia mancata una visione e una pianificazione integrata da parte dell’amministrazione comunale.

Il Comune non ha infatti saputo creare una cabina di regia, che sviluppasse in modo integrato l’intero progetto referendario: un grande progetto strategico di medio termine per favorire la sostenibilità, l’attrattività e la competitività di Milano.

Inoltre è mancato proprio il pur conclamato coinvolgimento dei cittadini e degli altri stakeholder – imprese, associazioni, enti di ricerca, università – nel processo di trasformazione urbana sostenibile.

Per maggiori dettagli sullo stato di avanzamento dei 5 referendum si rimanda al referendometro ed alparere della Consulta cittadina.

Come valuta invece il nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile?

Seppur ancora in fase di consultazione, il piano che è stato presentato ha già una sua struttura ben definita, con una serie di allegati particolarmente importanti tra cui la Valutazione Ambientale Strategica. Dal punto di vista della metodologia e della struttura si tratta di un PUMS molto avanzato che fa riferimento alle migliori esperienze europee.

In termini invece di obiettivi questo piano appare poco ambizioso. Lo stesso assessore alla mobilità e all’ambiente nel presentarlo lo ha definito come un piano realistico. Basti pensare che nel decennio precedente sono stati fatti investimenti per oltre 10 miliardi di euro, mentre questo PUMS ne prevede solo 2 e mezzo, il che significa che con uno scenario ottimistico ne verranno investiti la metà. Ma se Milano vuole continuare ad essere competitiva sui temi della mobilità sostenibile, i livelli di investimento in infrastrutture, nuovi sistemi e servizi devono essere decisamente diversi.

Lo definirei dunque come un piano piuttosto prudente, addirittura conservativo rispetto al passato, tant’è vero che prevede la realizzazione di una sola nuova linea metropolitana, la cosiddetta M6 che dovrebbe servire gli assi di Via Ripamonti e di Corso Sempione, ma oltre l’orizzonte temporale del piano, ovvero tra oltre 10 anni. Le due nuove metropolitane, la M4 e la M5, sono infatti opere ormai finanziate, seppur ancora incomplete: la M4 avrebbe dovuto essere completata nel 2015 in occasione di Expo, ma ottimisticamente potrebbe esserlo nel 2020.

La limitata ambizione di questo PUMS emerge anche sotto altri aspetti: ad esempio non prevede l’estensione di Area C oltre la Cerchia dei Navigli (sebbene fosse stata esplicitamente richiesta dai milanesi nel referendum del 2011 con l’80% dei voti a favore), ed il progressivo allargamento dei confini fino alla cosiddetta cerchia ferroviaria, che in realtà costituisce ormai il centro della città metropolitana. Questa ipotesi viene ritenuta valida, ma anch’essa rinviata oltre l’orizzonte del piano.

Ritengo invece che anche questo intervento sarebbe da prevedere rapidamente, nei prossimi anni, ovviamente di pari passo con un forte potenziamento del trasporto pubblico, sia sotterraneo che di superficie e con continui investimenti sul car sharing, sul bike sharing e sugli altri servizi di mobilità alternativa che hanno dimostrato di funzionare.

Prof. Croci, ha fatto riferimento al bike sharing: ci faccia un bilancio di questi primi 6 anni 

BikeMi pedalata assistita

Il bike sharing è partito a Milano nel 2009 e fin da subito si è rivelato un grande successo. L’attuale amministrazione ha proseguito il piano con un’espansione che ancora non è completata, ma che porterà il bike sharing sempre più verso le periferie e fuori dei confini di Milano.

C’è quindi ancora spazio per un ulteriore sviluppo del bike sharing.

Una novità positiva che l’attuale amministrazione ha apportato riguarda il lancio, in occasione di Expo, di un bike sharing elettrico, a pedalata assistita distribuito nelle stazioni lungo l’asse del Sempione in direzione Expo. Queste nuove bici di colore rosso, se apprezzate dai milanesi, potranno poi essere integrate stabilmente nel sistema di bike sharing tradizionale, rendendolo ancora più smart.

Parliamo di Expo Milano 2015: come definisce l’approccio di Expo alla sostenibilità? Quale sarà l’eredità di Expo e cosa accadrà nell’area interessata una volta che l’evento sarà concluso?

Credo che l’evento tenga conto dei migliori standard e delle migliori procedure in termini di sostenibilità: dall’inserimento di tecnologie avanzate, all’utilizzo delle energie rinnovabili, dall’attenzione verso i temi legati all’efficienza energetica, alla gestione dei rifiuti ed anche alla mobilità sostenibile. Da questo punto di vista l’Expo Milano 2015 sarà quindi un Expo in cui il tema dell’ambiente è un tema chiave.

L’Expo delle occasioni perdute riguarda invece il mancato completamento della M4, opera essenziale ed indispensabile per far funzionare bene l’intero sistema della metropolitana senza congestionamenti, ma soprattutto, e questo è l’aspetto più grave, riguarda il post Expo.

Area Expo 2015

Ad oggi si naviga ancora nel buio. Il bando di gara indetto per assegnare l’area a un soggetto privato per il suo sviluppo è andato deserto per cui in questo momento non c’è alcuna idea su cosa accadrà in quell’area. Presumo che per un certo periodo rimarrà una cattedrale nel deserto.

Questo perché i grandi eventi di successo, come ad esempio le Olimpiadi di Londra del 2012, nascono avendo già ben chiaro e definito cosa accadrà una volta terminato l’evento.

Le Olimpiadi di Londra sono infatti state progettate sulla base di un progetto di riqualificazione di un’area urbana degradata, quella dell’East End, riqualificando il territorio, i corsi d’acqua, il verde pubblico, progettando nuove aree residenziali e realizzando anche gli impianti sportivi come parzialmente smontabili.

Qui invece è successo esattamente il contrario. A conclusione dell’Expo si penserà al futuro dell’area. Un errore strategico ed anche uno spreco di denaro pubblico.

In realtà un master plan originario c’era. In esso si prevedeva di lasciare quale eredità di Expo un parco tematico con delle grandi geosfere in cui ricostruire i diversi climi e vegetazioni terrestri. Un progetto che era stato venduto al mondo ed apprezzato da tutti i capi di governo succedutisi nel periodo di candidatura Expo, ma che purtroppo qualche anno fa è stato completamente abbandonato e mai sostituito con un progetto alternativo credibile.

Uno dei progetti speciali di Expo in tema di sostenibilità ha visto nascere Smartainability®, sviluppato da RSE per misurare come e quanto una città possa risultare più sostenibile grazie all’impiego di tecnologie “smart”. Come giudica il progetto? Che risvolti può avere per Milano?

Come Coordinatore dell’Osservatorio sulla Green Economy dello IEFE ho curato la presentazione del progetto in Bocconi con RSE ed alcune delle imprese che si sono offerte di far valutare le loro tecnologie in termini di innovatività e contributo green.

Si tratta sicuramente di un’esperienza positiva che fà di Expo un grande laboratorio per testare sul campo le tecnologie più innovative sia dell’ICT che della green economy e valutare quale contributo possano dare alla qualità ambientale.

Expo viene visto quindi come un grande laboratorio per poi applicare le tecnologie testate su scala urbana nella logica di una Milano smart city sempre più avanzata. Un’opportunità che non dovrà essere lasciata cadere.

Da: orizzontenergia.it

2 comments for “EXPO MILANO 2015: LA CERTEZZA DELL’INCERTEZZA DEL POST EXPO

  1. 1 febbraio 2016 at 16:47

    Hello, Neat post. There is an issue together with your website in internet explorer, could check this?
    IE still is the market leader and a big element of other people will pass over your excellent writing because of this problem.

  2. Pier Luigi Caffese
    6 maggio 2015 at 14:46

    Post EXPO:ecco risorge l’industria pulita e digitale!
    Vago vuole fare l’advisor senza avere una Società di Costruzione come vuole Arexpo.Io chiamo Iefe Bocconi perchè il mio progetto è migliore del trasloco di Vago e del suo collider sotto Milano di 28 km.
    PRESENTAZIONE DEL DIGITAL MANUFACTURING,la punta di diamante vera del POST EXPO nel mio Progetto RESILIENCE SMART COMMUNITY MILAN.
    1.Ritorno dell’investimento in Expo da parte del Governo e della Lombardia.
    Il Governo ha investito piu di 15 miliardi nell’Expo e dovrebbe aspettarsi che il Post Expo ritorni in termini di investimento un 20%, cioe’ 3 miliardi come fatturato annuo.Ne prevedo 5 di miliardi con 60.000 posti annui.
    Stiamo attenti a non sommare al costo rilevante Expo,dei costi pubblici Post Expo dovuti a traslochi o mala industria o peggio il collider del rettore Vago di 28 km.di tunnel sotto Milano che copia l’esistente CERN di Ginevra.
    2.La Resilience Smart Community vende,fattura e produce posti lavoro duraturi.
    Alcuni progettisti seri si sono aggregati ed hanno proposto al Governo e Amministratori locali una Resilience Smart Community che non è stata capita da molti politici,come propulsore di posti industriali ben 60.000 per 5 miliardi di fatturato annuo.Ora dietro la RSC c’è un vero progetto industriale di resilience che significa mettere in sicurezza per sempre una Comunità Lombarda e Milanese in energia.smog,acqua e salute dandogli per l’istruzione i migliori labs e aziende mondiali invitate a Milano.
    3.I politici locali vogliono scegliere l’investimento Campus Universitario perchè non vogliono rischiare ma addebitano ulteriori costi come il trasloco da 650 milioni o il collider da miliardi allo Stato.
    Il Vicesindaco di Milano dice che non c’è un progetto ma sono pieni di industrie che telefonano,fanno pressing,vogliono venire a Milano.Dice che vogliono venire industrie alimentari e farmaceutiche.Ora le farmaceutiche prima preferivano Roma per la contiguità con il Ministero Salute che approva i farmaci.ma mettiamo che vogliono venire a Milano perchè c’è un buon mercato e perchè i ricercatori sono di ottimo livello.Solo che non basta per far decollare industrialmente il Post Expo.Poi si orienta sull’alimentare dicendo che molte multinazionali vogliono venire a Milano.Qui bisogna essere molto chiari perchè le migliori start up italiane per pizza sono state comprate da multinazionali USA.L’Espresso è in mano multinazionali,la pizza pure.Ci difendiamo ancora nel vino dove abbiamo una industria troppo frazionata ma solo la Ferrero è una multinazionale,mentre le altre tipo Parmalat ormai sono in mano straniere.Le multinazionali sementi sono da vietare come tutte quello che ci prendono fette di mercato tradizionale perchè noi siamo deboli in distribuzione digitale.In energia se si presentano le 10 oil-gas companies non devono essere accettate.Questa è la differenza concettuale tra me ed il vecchio Ministro Passera che voleva far venire in Italia tutto il fossile del mondo da Gazprom a Shell pur che apportasse 140 miliardi che nessuno vide.All’Expo girano vetture elettriche rosse dell’Eni credo enjoi.E’ un progetto da scartare perchè l’Eni non ha aziende o centrali rinnovabili.L’avrebbe dovuto impostare a2a con l’idroelettrico valtellinese ma l’attuale Governance a2a è orientata a proseguire errori come il gas in centrali,l’elettrodotto Montenegro e la piu’ grave di tutte che è l’inceneritore gravido di diossina(studiato dall’Un di Vago che è contro il plasma e contro il mio progetto sui siti ex Sogin).
    4.La chiamata alle industrie senza un progetto sottostante è l’errore vero del Post Expo.
    Il Vicesindaco di Milano dice che tutti telefonano e vogliono venire,mentre io ho invitato 20.000 aziende mondiali che rappresentano il meglio dell’innovazione nei loro settori.So benissimo del Progetto Assolombarda che approvo ma in Confindustria esistono due anime industriali,la manifattura di federmeccanica-federtessile e altri e Confindustria Energia che è come l’Isis,contro la decarbonizzazione e le rinnovabili.Il presidente Rocca di Tenaris è una degna persona,ma ha 2 capelli.Uno da fossile perchè fornisce tubi ai petrolieri-gasisti (oggi chiede anche la Cassa Integrazione a Dalmine)ed una contro la decarbonizzazione perchè per Federacciai produrre acciaio pulito costa e lo vogliono sporco a vita.Cosi lo Stato poi si deve assorbire l’onere di pulire l’Ilva.Certo che le industrie devono venire al post Expo ma Rocca-Tenaris se ci viene per condotte acqua o biometano benissimo,se ci viene a nome delle trivellazioni o gasdotti dico no,non mi interessa.Dopo il Vicesindaco di Milano dovrebbe farsi una analisi interna:cosa hanno mai fatto Comune e Regione in questi anni contro lo Smog e Pm10.Vago se ben ricordo propose pecette o membrane che non hanno mai risolto niente ma prese i soldi.Noi milanesi,tutti, facemmo scendere dal cavallo Expo la Moratti perchè non si interessava di smog,PM10,aria pulita,biocarburanti,alluvioni.Ora anche a sinistra non ci sono progetti degni di nota,anzi c’è il vuoto ed un Assessore Maran con il Ministro Galletti che danno la colpa a noi se usiamo benzine fossili.Io sarei il primo a passare al biodiesel ma una potente lobby fossile non mi permette di produrlo e poi mi prende in giro sull’etanolo che è una misera e cara componente E10% su 90% fossile.Certo che esiste anche l’etanolo 100% ma non è nel progetto italiano caro che non risolve e purtroppo ha provocato il suicidio dell’industriale di punta perchè il progetto è antieconomico.
    5.Il Progetto di Vago Rettore è distante 20 anni dal mio Progetto Resilience Smart Community.
    Certo Vago è ben protetto politicamente ma il suo progetto industriale è vecchio,antiquato,fossile,non adatto a capire resilienza e digitale.Lo dice Lui stesso: basta una piattaforma digitale ed un big data.Se fosse vero avremmo la bolletta piu’ bassa in Europa in elettricità-gas.Se fosse vero, l’Eni non avrebbe una perdita monstre di 2,8 miliardi nell’ultimo quadrimestre che sono 10 miliardi su base annua(fonte EDF france).Se sei bravo in bilanci ,vendi degli assets comprati molto bene dal predecessore di Scaroni,e ti riaggiusti i conti.Ma questo non significa dare un futuro all’Italia basandolo su trivellazione da vietare e blends con 10 % etanolo che sono l’illusione italiana ai biofuels puliti.Dopo Vago parla di un Campus che è un misero trasloco forse con piu’ verde ma costa l’ira di Dio: 650 milioni.Poi Vago non entra nel merito dei suoi labs che sono paurosi.Lo dimostrano le posizioni 244-257° delle 2 Università Milanesi nel ranking mondiale su 700.La casta italiana dei Rettori è inamovbiile e somiglia agli alti vertici giudiziari dove non prendendo in considerazione una spinta digitalizzazione della Giustizia(eccetto a Milano),non si efficenta mai niente .e lo vedo ogni giorno in energia dove ci sono lobbies che vorrebbero ancora piu’ gas importato invece che biometano indigeno.
    6.Il mio progetto Resilience Smart Communities non è solo per Milano ma per altre 19 Regioni.
    Forse non interessa il Vicesindaco di Milano ma interessa 60 milioni di italiani.Ho progettato le 20 RSC perchè dove le abbiamo fatte applicare sono state un grande successo in termini di posti o jobs industriali,basta vedere in Asia e le conferenze mondiali che tiene Ritt il massimo teorico di RSC.So benissimo che su base Regionale manca questo tipo di progettazione ed al centro-Sud si sognano questo tipo di approccio industriale,molto diverso dai distretti industriali che fecero la fortuna sino al 2000.Ma la nei distretti,si trasmetteva un sapere generazionale per far bene.Oggi è tutto cambiato perchè devi introdurre in qualsiasi settore resilienza,digitalizzazione,sharing e decarbonizzazione.Lo dicono i numeri di posti di 20 RSC che sono 800.000 per un fatturato di 24 miliardi annui per 20 miliardi di investimenti.
    7.Ruolo della CDP negli investimenti.
    La Vicesindaco di Milano dice che CDP esaminerà solo i progetti di Vago Rettore e Assolombarda-Rocca.Mi sembra strano perchè CDP dovrebbe guardare per legge tutti i progetti e raccordarsi con i Bandi o Progetti Europei Fondi Juncker-Bei.Io ho risposto ad un Bando Europeo,inviata la richiesta a Commissione Europea e Bei e mi aspetto una risposta.CDP se vuole anticipa 1,5 miliardi che ci permettono di partire a Milano in primis e se vuole nelle altre 19 regioni.Certamente CDP e BEI non possono finanziare infrastrutture fossili per cui non possono nemmeno finanziare labs fossili o ricerche ad esempio su turbine che usano gas fossile,mentre dovrebbero finanziare la mia ricerca su turbine che usano la CO2 e la riducono(costa 40 milioni).Poi qualcuno mi deve rispondere perchè nel mio progetto metto 5 miliardi di ricavi,in quello di Vago Rettore leggo che costa 650 milioni e ne recupera solo 100 vendendo immobili vuoti ma chi paga il resto? Che vendite fa Vago,lo dica.
    8.Errori riscontrati nell’Expo e da riaggiustare nella R.S.C.Milan.
    Ho riscontrato 10 grandi errori nell’Expo che intendo correggere nel Post Expo:
    1.Trasporti:c’e’ solo la MM a Rho che è un po distante dal centro Expo.Nel mio piano ho messo 150 milioni per un people mover o telecabina da Malpensa a Rho,Milano,Linate,Idroscalo perchè autostrade e strade sono troppo trafficate e dopo la vista lungo il Naviglio è splendida.
    2.flotta elettrica:tutti gli spostamenti nella RSC saranno su flotta elettrica autoalimentata da rinnovabile prodotta da acqua con turbine pompaggio
    3.il progetto acqua era costruito per dare lucrosi appalti ma non era visto nell’ottica mia di fornire energia da turbine pompaggio e di fornire battelli di passaggio al Po e all’Adda con l’idroscalo come porto Turistico
    4.Malpensa e Linate.Ho copiato Berlino il bel progetto Berlin TXL-the urban tech republic che vede aeroporti e voli adeguati in una atmosfera digitale e resiliente con 4 vie di comunicazione trasporti:il people mover o telecabina area,i battelli fluviali adatti ai canali,il ferro via treno e strade ,autostrade con inserimenti di via bicicletta,moto e running o corsa tra alberi
    5.Rifiuti.Questo è un grave errore perchè si doveva pensare ad una minicentrale plasma modulare e poi dato che voglio i siti Sogin smaltiremo a Saluggia
    6.pompe carburanti:voglio una pompa a 5 carburanti rinnovabili con idrogeno,elettrico,biofuels,biodiesel.biometano che chiamo MIREC milan resilience Clean (MIREC è copyright Caffese).
    7.100.000 piante a dimora e 30.000 da frutta onde avere beverages freschi
    8.una comunità vera resiliente oltre a dire i biocarburanti da impiegare per ridurre lo smog,deve anche compilare dei libretti su cosa fare e cosa vietare.Con la resilience SC di New Jork proporemo le rinnovabili da indrodurre e le piante da vietare.
    9.una Comunità resiliente deve proporre le migliori tecnologie di salute
    10 una Comunità resiliente deve comunicare con le 1000 comunità resilienti del mondo ed intervenire in caso di calamità con tecnologie innovative tipo plasma o idrogeno
    ?9. Innovazione industriale.
    Mi rendo conto che innovare in italia è difficilissimo per i veti incrociati dei burocrati Ministeriali appoggiati da una classe politica locale poco preparata e Rettori accademici che sono piu’ dei piazzisti di cattedre ed immobiliari con costosi traslochi universitari, piu’ che dei veri innovatori in labs.Da 10 anni all’estero e non In Italia,abbiamo creato Resilience Smart Communities che hanno lo scopo principe di innovare e saper rispondere a qualsiasi tipo di interruzione da eventi climatici,disastri o burocratici,lobbies,corruzione.Dato che Italia e Giappone ,hanno molta corruzione i migliori esperti dei 2 paesi l’hanno analizzata e hanno proposto la RSC come medicina per debellere burocrazia e corruzione.Riporto in allegato un ottimo articolo giapponese nella versione tradotta.
    ?
    Disaster Risk Reduction and Resilience come rif…
    ?10.Non possiamo aspettare i veti incrociati di politici e Rettori politici.
    Devo dire al Governo,Regioni e Comuni che esaminando i progetti Expo prima(dove hanno bocciato con scuse impossibili tutti i miei progetti) e vedendo come andava il post Expo mi sono accorto che esisteva un Sistema che andava combattuto mettendo in piedi una Resilience Smart Community Milan perchè non posso sopportare che un Rettore come Vago al 244-257 posto,guidi il Post Expo e proponga 650 milioni per un banale trasloco di Facoltà dove investirei max 100 milioni.Poi non mi piace un Rettore che si fa difendere dai politici locali,proponendo tecnologie antiquate nei suoi labs.Non mi piace che uno mi copi andando alla BEI dove sono andato prima di LUI e poi mi copi parte del progetto ma non tutto, perchè con l’energia digitale dimostro che l’energia fossile gas è solo cara.In questi giorni di mia critica severa al Piano Vago,sono stato contattato da Saglia e Scajola con cui alla pari di Clini e De Vincenti,ho sempre litigato.Ora Clini è in galera,Saglia è indagato perchè aveva Rapporti Consulenziali con l’Eni nell’affaire Incalza-Lupi,Scajola è indagato per Matacena,De Vincenti non è indagato ma ieri ha fatto un casino scambiando Enel con Eni che Padoan ha mitigato,ma il Governo deve prendere delle decisioni perchè monta anche l’affaire Congo dove Gozzi va in galera dato che in Congo volano tangenti petrolifere ed appalti spesso pagati dagli stessi petrolieri che trivellano la’.Ecco la mia RSC è immune da corruzione perchè ha un piano preciso e gli appalti rapportati su bandi mondiali dove sono impossibili per controlli incrociati, le tangenti.Dopo una volta definito il contratto, nessun burocrate puo’ intervenire.Difatti al Post Expo quando si sono accorti che rispondevo al Bando Europeo,sono venuti fuori a dire che per fretta non si doveva rispettare alcun bando ma Arexpo dava tutto a Vago che si metteva d’accordo con Rocca-Assolombarda.E sarebbero venuti a Milano i soliti fossili Come Eni,Enel e nessuna aggregazione di utilities come volevo.Anzi ,mi sarei trovato in mezzo Sala,che aveva un diritto acquisito al Post Expo anche in veste di Amministratore attuale di a2a.Ma io non voglio una a2a fossile-gas,voglio solo la parte rinnovabile-idroelettrica.Poi non voglio gli inceneritori a2a che trovo un appalto che costa il doppio di una centrale plasma e mi da sempre diossina.Voglio una flotta elettrica a2a con elettricità fornita dai fiumi lombardi a cui levo le alluvioni mettendo turbine in serie collegate a digitale.E se il mio Comune mi dice ancora che privilegiano scolmatori e non turbine,rispondo che sprecano soldi e saranno inquisiti dalla Corte dei Conti.Io so levare le alluvioni,gli altri no.
    11.Industria Manufatturiera.
    Io provengo da Confindustria e sono stato sempre iscritto Assolombarda e Capo di Misioni ICE-Confindustria nel mondo.Ma ho criticato la gestione Eni in Assolombarda di Meomartini perchè troppo fossile gas, come critico l’attuale gestione da Vice presidente di Meo Martini alle CCIAA Milano,dove vedono come fumo negli occhi la mia RSC,anzi uno dei loro certo Biraghi mi ha bloccato il progetto.Ora in Assolombarda c’è Rocca e non mi piace la sua idea condivisa con Gozzi di Federacciai,oggi in galera per tangenti,di ritardare lobbisticamente la decarbonizzazione-per non spendere- nell’acciaio pulito, muovendo molte pedine tra cui Saglia che rappresenta l’acciaio bresciano e assonime soddisfatta per aver fatto levare via Amato la carbon tax.Spero che il Governo all’Ilva di Taranto faccia il contrario,decarbonizzi Ilva e forse si legga i miei piani su Taranto che coinvolgono anche la Ministra Pinotti come Difesa Nazionale e Nato.Un paese deve avre una fabbrica di biofuel non fossile per resilienza.Persino Israele puo’ far andare navi,aerei,carriarmati con biofuels da alghe indigeno e noi non abbiamo uno straccio di fabbrica di biofuel.Ho detto di metterla a Taranto,Sicilia e Sardegna.Dopo Rocca ha un sogno irrealizzabile.La Silicon valley,che Lui mette a modello.Ora la silicon valley si regge su 20 miliardi annui di fondi e 10 labs straordinari che ogni giorno io devo consultare per lavoro.Ora se Vago vi dice che ha questi labs e cito solo MIT,Stanford.PolytechCA,Argonne,Nrel,Sandia,Arpa-E sono possibili a Milano,vi racconta delle storie. VAGO ha solo messo in piedi un esamificio con buoni ingegneri che possono formarsi in labs esteri al Politecnico a cui farei fare la progettazione ed i test che mi servono ma chi comanda non è Vago ma un board resiliente.La mia idea di futuro in energia non coincide con quelle di Eni o Enel.Eni compra costose ricerche solari al MIT.Avete mai visto un biosolar fuels Eni? Vedete dei blends con poco etanolo che sono la peggiore tecnologia che poteva inventarsi l’Italia dato che non è conveniente.Che poi si faccia,da base etanolo cellulosico, un biofuel 100% rinnovabile è una altra tecnologia che non interessa l’Eni attuale volta a coltivare i suoi pozzi in Congo e speriamo che non sia con il sistema Gozzi.Per chi non ha capito la Resilience Smart Community, allego il documento DOE US e il mio progetto Milano.
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    12.Produzione di nuova generazione è tutto un sistema di produzione in grado di pensare per se stessi, proprio come le automobili auto-guida …

    Ti ricordi come ti sei sentito quando hai sentito parlare di auto auto-guida di Google? Se siete come noi le vostre reazioni probabilmente evoluti da: “Interessante,” a “Be ‘, se qualcuno può farlo, è Google,” a “Questo è davvero per accadere, e probabilmente nella mia vita.”

    La società, che è meglio conosciuto per un prodotto che non ha nulla a che fare con le automobili, ha trasformato il pensiero collettivo di automobili e il loro potenziale. Google sta cercando di avere un effetto simile sugli altri settori, come il networking e la medicina. Google permette ai suoi dipendenti di lavorare su progetti “audaci”, che sembrano essere un elemento fondamentale della filosofia aziendale.

    In Italia manca una Siemens che è altrettanto innovativa in termini di visione audace della produzione di nuova generazione. Stanno facendo investimenti significativi nelle capacità di produzione energia – software di produzione digitale , apparecchiature per l’automazione, e protocolli di comunicazione – per imparare a produrre meglio e portare i clienti nel futuro della produzione.

    Infine, in un futuro non troppo lontano vediamo questo: un produttore riceve un modello digitale di un nuovo prodotto, e sulla base delle informazioni nel modello, l’ambiente di produzione si configura per produrre tale prodotto.

    Successivo Manufacturing GenerationAlcuni si riferiscono a questo scenario come “i processi di auto-organizzazione di produzione per i prodotti altamente personalizzabili.” Rappresenta una ripresa globale dell’industria manifatturiera, ed è guidata da fondi governativi, forze di mercato e tendenze fondamentali della tecnologia. In Germania questo sforzo si chiama Industrie 4.0 . C’è anche la smart Manufacturing Leadership Coalition negli Stati Uniti.In Italia c’è poco e la RSC di Milano ne deve diventare il perno guida che ovviamente si farà con le migliori Università e Labs mondiali ,ma non si farà mai con il vecchio concetto di biblioteca digitale proposto da Vago.

    13.Verso la digitalizzazione della manifattura industriale italiana.

    Perché le industrie hanno bisogno di questo? E perché i governi sponsor esso? Dal punto di vista dell’industria, la produzione di nuova generazione offre un modo per soddisfare le richieste dei clienti per i nuovi, le offerte di alta qualità personalizzati a intervalli di tempo sempre più brevi. Essa ha anche il potenziale per ridurre l’utilizzo delle risorse, che aiuterà i produttori ad affrontare crescenti pressioni sui costi.

    Dal punto di vista del governo, un fattore di guida è il fatto che le genti nei mercati emergenti hanno ancora bisogno di molte cose. Un recente articolo di tempo, GE fa una grande scommessa su Manufacturing , chiamato questo un megatrend e descritto in questo modo: “. . . economie dei mercati emergenti stanno entrando in una fase molto simile al periodo della seconda guerra post-mondiale negli Stati Uniti. I paesi devono case, ponti, strade, aeroporti, e tutti i tipi di beni di consumo in quantità senza precedenti. ”

    Paesi come Stati Uniti e Germania vorrebbero avere i prodotti fabbricati all’interno dei loro confini, in modo che i lavoratori e le loro economie beneficiano di una parte del 20.000 miliardi dollari all’anno che le stime McKinsey Global Institute saranno spesi in questo modo entro il 2025. Fabbriche capaci di produzione autonoma sarà in grado di adattarsi rapidamente i prodotti alla vasta gamma di preferenze dei consumatori si trovano nelle nazioni emergenti del mercato.

    14.L’Internet delle cose o internet everything (ioE)

    In questo articolo, ci riferiamo al passaggio verso processi di produzione di auto-organizzazione più semplicemente come “produzione autonoma.” Un megatrend tecnologia chiave alla produzione autonoma è l’ Internet of Things (IoT).

    Nel linguaggio popolare, l’internet degli oggetti si riferisce alle “cose” – come termostati tipo Nest, dispositivi di monitoraggio del glucosio, le auto con sensori di rilevamento di collisione, anche gli animali domestici con microchip – che informazioni relè di se stessi via Internet a qualcuno, o più precisamente, a qualche computer che utilizza le informazioni in modo intelligente.

    La IoT può cambiare radicalmente lo status quo. Le persone con diabete, per esempio, sono molto meno probabilità di andare in coma se possono ricevere una notifica sul proprio smartphone che la loro glicemia è bassa. Perdere un animale domestico non significa più stampa e distribuzione volantini e sperando per il meglio. Si può vedere immediatamente la posizione dell’animale sullo smartphone.

    L’internet degli oggetti non è limitata ai prodotti di consumo. Il settore del trasporto aereo, per esempio, sta subendo una rivoluzione basata su degli oggetti sfruttando informazioni generate dai sensori del motore. Motore produce ora hanno accesso a enormi quantità di dati sui motori in volo, che stanno usando per trovare modi per ridurre il consumo di carburante e venire a conoscenza di anomalie durante un volo è in corso, piuttosto che dopo il fatto. Questo sta cambiando interi modelli di business, con la Rolls Royce e GE ora contrarre per le ore di funzionamento, non di vendita di motori.

    15.Implicazioni di degli oggetti per la produzione autonoma

    La IoT è stato reso possibile da massicce innovazioni tecnologiche al potere, miniaturizzazione dei sensori wireless, reti ad alta capacità, e grandi analisi dei dati di calcolo. Un altro elemento importante è il fatto che ciascuna di queste tecnologie è sceso finora nel prezzo, soprattutto con la disponibilità di cloud computing, che il suo uso può diffondersi ampiamente.

    Tutte queste tecnologie – potenza di calcolo, sensori wireless miniaturizzati, reti ad alta capacità, e grandi analisi dei dati – sono già in uso in una certa misura nella produzione. Quindi ha senso che stiamo cominciando a vedere una applicazione industriale degli oggetti. In realtà, c’è ora un termine per esso – Internet Industriale di cose (IIoT).

    Il dispiegamento della IIoT in impianti di produzione sta rendendo possibile estrarre molto più informazioni sul processo di produzione di quanto non sia stato possibile in precedenza, anche se i produttori hanno già raccogliendo una grande quantità di dati di produzione. Il più ampio insieme di dati reso possibile dalla IIoT alla fine ci sposta verso la produzione autonoma rendendo possibile aggiornare rapidamente un modello di produzione di adattarsi alle mutevoli condizioni, come un ordine personalizzato.

    Confrontare ciò con la prassi attuale, in cui un sistema di produzione è progettato e ottimizzato per eseguire esattamente lo stesso processo più e più volte. In uno scenario di produzione autonoma, sistemi di produzione avranno la flessibilità necessaria per regolare e ottimizzare per ogni esecuzione del compito.

    Usiamo operazioni robotiche come esempio. Oggi i robot sono programmati per svolgere compiti specifici. Finché siano soddisfatte determinate condizioni, che circondano predefiniti il ??robot sarà sempre eseguire il compito in modo identico.In un futuro con produzione autonoma, i robot riceveranno un compito e dovranno determinare come eseguire in modo più ottimale. Teoricamente, per ogni esecuzione del compito, il lavoro può essere fatto in modo diverso.

    17.Kineo: Autonomous Robot Navigation

    Questo sarà anche valere per un sistema completo. Ad esempio, nella stazione di intelaiatura di un impianto di assemblaggio automobilistico, dove parti principali si uniscono per formare il corpo completo, ciascun componente principale sarà misurato e il sistema si regola per rendere l’accoppiamento tra le componenti ottimale. Oppure ogni apertura anta viene misurata e la migliore pannello corrispondente sarà selezionato al corpo specifico (vs il metodo corrente just in sequenza).

    18.Dove deve essere RSC MILAN o il POST EXPO?

    Anche con la crescente proliferazione di IIoT, non siamo al punto in cui la produzione autonoma è diffusa o di routine, anche se ci sono molti impianti di attuazione alcuni elementi di esso oggi. Ciò che è già diffusa e di routine, tuttavia, è la base solida per la produzione autonoma, che può essere visto in pratica in molte piante che hanno adottato fabbricazione digitale.

    Soluzioni di produzione digitali offrono ai costruttori con ampie funzionalità per la progettazione e la valutazione dei processi virtualmente. In un ambiente di produzione digitale come la nostra azienda di soluzioni di pianificazione e gestione della produzione , il mondo fisico viene replicato in una banca dati model-driven. Strumenti e metodi digitali vengono utilizzati per progettare il sistema di produzione fisica, compresi i suoi comandi logici.

    Il risultato è un modello virtuale globale del processo di fabbricazione che attraversa diverse discipline ingegneristiche quali attrezzature, processo, logistica, qualità e di prodotto. Strumenti di simulazione digitale permettono di convalidare e ottimizzare i processi, gli strumenti e gli algoritmi di controllo, e le interazioni tra di loro, il tutto in un ambiente virtuale prima messa in servizio del sistema in officina.

    Al di là di produzione digitale è la fabbrica digitale, che è composto di ulteriori strati tecnologici. Una fabbrica digitale richiede un’infrastruttura per collegare i dispositivi, la capacità di individuare dove la connettività aggiunge legittimamente valore e non è solo invadente, e piattaforme software che sbloccheranno il torrente di dati.

    Il mondo sta fornendo grandi parti di questi concetti oggi con il Digital Factory portafoglio. Le soluzioni incluse qui – hardware perfettamente integrati, software e servizi – sono già potenziando la flessibilità e l’efficienza dei processi di produzione molti aziendali.

    Per mettere la Digital Factory nel suo giusto posto sulla strada di produzione autonoma, diamo un’occhiata prima a come può migliorare la flessibilità di produzione, dal momento che è un elemento critico di produzione autonoma.Produzione tradizionale utilizza un flusso di processo sequenziale tra moduli di produzione (una linea in movimento), dove ogni modulo ha un compito dedicato per eseguire in una data sequenza.

    Un flusso di processo flessibile tra i moduli di produzione, resa possibile da soluzioni Digital Factory, consente diversi moduli di essere configurati per ogni istanza di produzione. Tale sistema di produzione è più resistente ai cambiamenti, e consente una maggiore variazione di scenari di produzione (mix di produzione, il volume di produzione) e la gamma di prodotti.

    Diamo anche un’occhiata a come le soluzioni Siemens Digital Factory migliorare l’efficienza. Le soluzioni Digital Factory ottimizzare l’utilizzo delle risorse di produzione costantemente monitorare, controllare e analizzare l’ecosistema di produzione e prendere decisioni in linea. Possono farlo per attività fisiche, come macchine, inventario o il consumo di energia, nonché per le attività più amorfi, come il tempo di completamento.

    19.Sono già stati adottati I prossimi passi con IoE e la sicurezza digitale richiesta a Verizon e Cisco.

    Tecnologie aggiuntive sono ancora necessari prima di produzione autonoma è una realtà, ma sono in arrivo su base regolare. Ad esempio, Siemens PLM Software e il partner, Bentley Systems , ha recentemente introdotto una nuova tecnologia nuvola di punti che permette di catturare la posizione esatta della produzione e delle attività logistiche in una officina, fornendo in quasi tempo reale le condizioni reali di officina.

    I dati di scansione di attrezzature fabbrica reale
    I dati di scansione di attrezzature fabbrica reale, in punto di forma nuvola, è integrato con i dati virtuali in ambiente di simulazione per l’analisi più accurate e tempestive.
    In questo passato, questo compito sono volute settimane, con molti ingegneri necessari per eseguire la scansione e misurare l’impianto di produzione. Eliminando questo passo, la nuova tecnologia permetterà modifiche veloci, un requisito fondamentale per la produzione autonoma.

    Allo stesso modo event-driven di simulazione, (noto anche come simulazione ad eventi discreti ), che è già disponibile, svolgerà un ruolo maggiore come strumento fondamentale per consentire la produzione autonoma. Questo perché dietro la flessibilità e l’autonomia di questo tipo di scenario di produzione, ci sono delle regole molto rigide che il sistema deve aderire. Il veicolo auto-guida è un buon esempio – senza regole rigide, queste auto potrebbero devastare. La sfida è quella di passare dalla pianificazione nominale alla pianificazione variabili, dove il risultato è guidato dalle diverse condizioni circostanti dell’ecosistema.

    Sappiamo già che la produzione è un fattore chiave per la crescita economica, attrarre investimenti, stimolando l’innovazione e creare posti di lavoro ad alto valore. Tutta la svolta e gli sviluppi che stanno accadendo oggi – i blocchi di costruzione per la produzione autonoma – stanno già aggiungendo valore economico. Immaginare cosa accadrà quando la produzione autonoma è di routine.

    Non solo è probabile che sia la rinascita che molti prevedono per l’industria manifatturiera. Vediamo anche la produzione autonoma come un modo per affrontare numerose sfide globali, come una crescente e l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento climatico e la scarsità di risorse.

    E ‘un momento emozionante davvero e la progettata RSC Milan o Post Expo è orgogliosa di essere una forza trainante di guida innovazioni tecnologiche per rendere la produzione autonoma italiana una realtà. Continuate a guardare la rivoluzione digitale e le Comunita Resilienti che ne sono le artefici spesso contro la burocrazia e politici pigri o lenti noi forniremo i risultati dei nostri progetti “audaci” negli anni a venire.Cordiali saluti.

    dr.Pier Luigi Caffese Presidente Associazione Economisti e Managers Indipendenti Energia e Progettista Post Expo Resilience Smart Community Milan+ 19 RSC Regionali.Richiesta ufficiale a BEI-Fondi Juncker di 1,5 miliardi per Milano e 20 miliardi in totale per 20 Progetti Regionali.Bando Eu Smart Communities.
    pcaffese@gmail.com milan april 24 2015.
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    Kineo: Autonomous Robot Navigation

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