ELEZIONI NEL REGNO UNITO: LA RIVINCITA DEGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI

3_fullsizeIl prossimo governo del Regno Unito potrebbe essere deciso dalla Scozia. Il 7 maggio, stando ai sondaggi, dietro a Conservatori e Laburisti si piazzerà lo Scottish National Party, il Partito che questo autunno ha fatto tremare Cameron con il referendum indipendentista. L’SNP, guidato da un’agguerrita Nicola Sturgeon, potrebbe essere l’ago della bilancia nel caso si formasse un governo di coalizione.

David Cameron e Ed Miliband lo hanno capito bene giovedì 2 Aprile durante il confronto TV tra i leader dei sette maggiori partiti britannici. In quella occasione Nicola ha stracciato gli avversari promettendo di abbassare le tasse per le famiglie e di diminuire l’iniquità del dibattito intergenerazionale. Forse a Londra la voteranno in pochi ma la performance televisiva, stando al giudizio degli analisti, consentirà allo Scottish National Party di fare il pieno di voti in Scozia. E questo darà al Partito indipendentista un potere enorme: il governo, senza il suo sostegno, non potrà essere formato.

Proprio per questo Sturgeon è corteggiata sia da destra che da sinistra anche se al momento la leader scozzese ha escluso di voler dare il suo sostegno ai Conservatori di Cameron, e ha minacciato di impedire la formazione di un governo qualora quest’ultimo non riuscisse a contare sulla maggioranza assoluta. L’SNP si troverebbe più a suo agio in un governo guidato dal laburista Miliband che ha promesso di tassare le case di valore superiore a 2 milioni di sterline e di abolire i benefici fiscali per i “non-doms”, i residenti in Gran Bretagna che scelgono di avere un domicilio all’estero per ragioni fiscali.

A un mese dalle elezioni il Regno Unito sta facendo i conti con l’idea che il voto non riesca a produrre alcuna maggioranza e che possa essere necessario un accordo tra più di due partiti. Il governo conservatore di David Cameron, appoggiato dai liberal-democratici di Nick Clegg, potrebbe non essere riconfermato nonostante i successi sul fronte dell’economia, con un Pil in crescita verso il 3% e la disoccupazione scesa al 5,6%. Stando ai sondaggi i lib-dem potrebbero comunque confermarsi in 28 seggi, ma il rischio è che a non essere eletto sia proprio il vicepremier Clegg.

L’incognita politica è più alta che mai e la prospettiva è difficile da accettare per gli inglesi che da sempre sono stati abituati a vedere un’alternanza tra le due forze politiche più forti: Conservatori e Laburisti. Il partito indipendentista scozzese, una volta conquistata una buona fetta di seggi in Parlamento – si pensa che non saranno meno di 50 – potrà tornare all’attacco pretendendo maggiore autonomia e l’attuazione delle riforme costituzionali promesse da Cameron lo scorzo autunno.

Ma i compromessi a cui cedere, in caso di governo di coalizione, sarebbero molti e non riguarderebbero soltanto i privilegi da concedere alla Scozia. Nel Regno Unito non ci sono mai stati tanti leader. Nel dibattito andato in onda su ITV, dopo la Sturgeon, il più apprezzato è stato il leader dello Ukip Nigel Farage. L’8 di maggio il partito nazionalista di Farage potrebbe allearsi proprio con i Conservatori o comunque fornire al Governo un appoggio esterno. Il timore allora, sarebbe quello che un partito nazionalista e antieuropeista possa avere grande peso nelle decisioni del governo inglese.

Al momento non parrebbe meglio che i voti premiassero lo Scottish National Party e la sua leader. Non bisogna dimenticare infatti che la Scozia indipendente propagandata dal SNP, è un Paese che vuole difendersi dalla globalizzazione e che guarda con sfavore la privatizzazione, a cui preferisce l’intervento pubblico soprattutto in settori come la sanità e la scuola.

L’anima del partito indipendentista scozzese, come era emerso chiaramente nel programma elettorale proposto da Alex Salmond in occasione del referendum, si pone in antitesi con qualsiasi principio liberale e anzi si identifica con lo spirito di un partito accentratore, che guarda di buon occhio l’intervento di uno Stato pervasivo e fa dell’allargamento del welfare e della lotta all’austerità i suoi cavalli di battaglia.

“Proteggeremo per sempre dalle privatizzazioni e dai tagli di Westminster il nostro sistema sanitario”, tuonava Salmond pochi mesi fa e continuava: “Daremo ai giovani scozzesi l’opportunità di rimanere in una Scozia indipendente con un’economia forte, una società giusta e una buona qualità della vita per tutti”. Si vedrà solo tra un mese come il programma del partito scozzese potrà trovare voce all’interno della coalizione. Di sicuro, se i pronostici si avvereranno, le prossime elezioni segneranno la fine del bipolarismo e il Paese si troverà lacerato da troppi compromessi.

3 comments for “ELEZIONI NEL REGNO UNITO: LA RIVINCITA DEGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI

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