L’ATTENTATO DI TUNISI. QUALI CONSEGUENZE SONO IPOTIZZABILI ?

341c9106-c0c4-4128-8068-792b3f8d3f6a-1030x658La Tunisia sembrava rappresentare fino al 18 marzo del corrente anno quasi un’isola semi-felice nel panorama dei paesi arabi caratterizzato da regimi più o meno dittatoriali o dal marasma politico (v. Siria, Iraq Libia).

La c.d. “primavera araba” iniziò, infatti, proprio a Tunisi e provocò la fine del regime di Ben Alì. Negli altri paesi dell’Africa del Nord non ebbe però successo (come “modestamente e facilmente “ temavamo e scrivemmo, v. “Cartalibera” del 26-10-2011;ibidem del 13- 12-2011). In Tunisia, sia pure con non poche difficoltà, la democrazia sembrava consolidarsi. Il partito d’ispirazione islamica (“Ennahada “= rinascita) aveva, infatti, preferito farsi da parte dopo aver perso le elezioni nell’ ‘ottobre scorso vinte dal partito anti-islamista, “Nidaa Tounes “il cui fondatore, Beji Caid Essebsi, a dicembre è diventato capo dello Stato.

La situazione interna non era peraltro del tutto rassicurante giacché permaneva una guerriglia sul monte Chambi al confine algerino e molti sono i Tunisini che sono andati a combattere in Siria ed Iraq, molti dei quali sono rientrati in patria e stanno facendo proseliti facilitati dalla non florida situazione economica tunisina.

Il P.I.L. “pro capite “previsto per il 2015 era di 9.722 dollari; il tasso di disoccupazione nel 2014 si aggirava sul 15,2% toccando il 30% tra i giovani ed il 21 % tra le donne e non si prevedeva, secondo il Fondo Monetario Internazionale (v. Relazione del dicembre 2014 relativa alla 5-a revisione dell’Accordo Stand-by di 1,7 miliardi di dollari di durata 24 mesi) un incremento del P.I.L. nel 2015 tale da consentire la creazione di posti di lavoro.

Lo stesso F.M.I. segnalava, tra l’altro, le elevate tensioni sociali e i problemi di sicurezza, il disavanzo fiscale e nei conti con l’estero, la ragguardevole fragilità del sistema bancario che renderebbe necessaria una ricapitalizzazione degli istituti a capitale pubblico.

Tenuto conto di questi dati è, purtroppo, facile prevedere che l’attentato avrà conseguenze molto negative sul paese.

Si assisterà, infatti, ad una drastica –se non drammatica- riduzione del turismo che fino ad ora contribuiva a creare circa il 50% del P.I.L. anche se negli ultimi anni era già scemato a motivo della crisi economica europea

Donde un aumento della disoccupazione e, per conseguenza, una diminuzione del livello di vita.

Il malcontento delle classi meno abbienti e degli intellettuali disoccupati, per conseguenza, crescerà favorendo, in tale eventualità, il proselitismo da parte degli integralisti islamici.

Qualora il Governo di Tunisi non adottasse misure adeguate sotto il profilo economico, sociale e dell’ordine pubblico (= contrasto efficace ai gruppi armati) e non ricevesse un sostegno sostanzioso da parte dei paesi occidentali la Tunisia.

Potrebbe diventare  un’altra Libia ed il nostro paese sarebbe, inevitabilmente, il primo a soffrirne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *