LA VITICULTURA HA ACCOMPAGNATO E FAVORITO LO SVILUPPO STORICO, CULTURALE, SOCIALE ED ECONOMICO DELLE POPOLAZIONI DEL BACINO DEL MEDITERRANEO, PRIMA, DELL’EUROPA OCCIDENTALE E DELLE AMERICHE SUCCESSIVAMENTE

vino egiziQuesto aspetto è in genere poco conosciuto ma riveste un’importanza rilevantissima nella storia dei popoli dell’Europa e delle Americhe.

Occorrerebbe un volume per cercare di descrivere l’influenza che nel corso dei millenni ha esercitato la viticultura sulla storia del mondo occidentale.

Ci limiteremo, pertanto, a brevi accenni che ci auguriamo riescano a fornire al lettore una prima idea della tematica.

* * *

La coltivazione della vite volta alla produzione di vino sarebbe iniziata nel 4.000 a.C se non nel 6.000 a.C. nelle regioni montagnose del Mar Nero e del Mar Caspio.

E’ probabile –ma è solo una congettura- che all’inizio qualcheduno abbia casualmente bevuto il succo fermentato dell’uva selvatica.

Quel che è certo é che le prime testimonianze sono fornite dalle tavolette, scoperte durante gli scavi di Lagash e Ur in Mesopotamia, che indicano come nella prima metà del 3° millennio i Sumeri coltivavano la vite in un certo numero di piccoli vigneti irrigati, spesso all’interno di complessi templari.

Vino veniva anche importato dalle montagne circostanti.

Altre testimonianze circa la coltivazione della vite durante il nuovo impero assiro si trovano nelle tavolette del l’ VIII ° secolo a.C. provenienti da Calah.

Tra la fine del IV° millennio e l’inizio del III° il vino compare come bevanda usata dai re e dai sacerdoti.

Gli Egiziani conservavano il vino in apposite giare di ceramica sigillate e questa circostanza ha fornito una messe straordinaria d’informazioni circa la provenienza di quei vini.

La maggior parte sembra venisse dalla parte settentrionale del delta del Nilo mentre altri dall’area di Memphis.

Verso la metà del III° millennio, però, una forte percentuale del vino consumato in Egitto proveniva dalla Siria e dalla Palestina.

In genere la coltivazione della vite in Egitto avveniva, come in Mesopotamia, entro appezzamenti di terreno irrigati circondati da mura. Lo si vede bene nelle pitture tombali.

Probabilmente dall’Egitto o, comunque, dall’Asia Minore, la coltivazione della vite arrivò a Creta con il fiorire della cultura minoica (1700 a.C.) .

Da Creta la coltivazione della vite fu portata in Grecia.

Sembra che nell’VIII ° secolo a. C. (cioè ai tempi di Omero ed Esiodo) fosse diffusa in tutta l’Ellade colonie greche.

Dalle colonie greche dl Mediterraneo Occidentale il vino fu esportato in Francia già nel VI° secolo. Grazie ai coloni greci, che fondarono Cuma, Siracusa, Nasso, Messina, Sibari, Crotone, la viticultura arrivò anche in Sicilia e nell’Italia peninsulare.

Nel V° secolo scrittori greci come Erodoto denominavano l’Italia Meridionale “ENOTRIA “ ma la derivazione del vocabolo dalla produzione del vino è dubbia. Più probabile il collegamento con il paese abitato dagli Enotri, popolazione stanziata in Lucania.

Più a settentrione, in Etruria, l’ odierna Toscana, popolazioni venute probabilmente dal Medio Oriente, gli Etruschi, coltivavano la vite già nell’VIII °secolo a.C.

Non si sa se conoscessero tale coltivazione perché era già a loro nota nelle terre d’origine o perché l’avevano appresa dai coloni greci dell’Italia Centro-Meridionale.

La fondazione, nella Francia Meridionale, nel 600 a.C., di Massilia(Marsiglia) ad opera dei Focesi introdusse la viticultura in Francia, paese che è diventato nei secoli uno dei principali produttori di vino.

Esportazioni di vino greco venivano effettuate in Egitto e nel bacino danubiano già nel V° secolo a.C.

Con l’espansione del dominio di Roma la coltivazione della vite si diffuse nelle altre regioni italiane, in Spagna, nelle Gallie prima, e, successivamente anche nell’Europa più settentrionale laddove, ovviamente, le condizioni climatiche e la natura dei terreni lo consentivano.

Nel mondo romano la viticultura ebbe una grande importanza e formò oggetto di trattati divenuti famosi anche se il primo testo venne scritto in lingua punica da Magone poi tradotto in greco e latino.

Famosi furono i testi di Marco Porcio Catone (234-149 a.C) “De agricultura”, di Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C) “Res rusticae”, di Lucio Giunio Moderato Columella (c.a. 65 a.C.)”De re rustica “, che -soprattutto Columella -forniscono una notevole quantità d’informazioni sulle tecniche e sull’economia del settore in quel periodo.

La coltivazione della vite era effettuata, assieme a quella dei cereali, sia dai piccoli proprietari che, successivamente, prevalentemente dai grandi, nelle ville, dove ci si avvaleva del lavoro degli schiavi.

Nei d omini di Roma la viticultura fu molto diffusa e così i commerci di vino tra una regione e l’altra. Ad es. le esportazioni di vino italiano in Gallia (per lo meno nei primi due secoli a. C.) venivano pagate con la fornitura di schiavi.

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La-storia-del-vino

Si sono reperite fonti epigrafiche del 1° e 2° secolo a.C. testimonianti addirittura l’esistenza di una corporazione di mercanti del vino i “vinarii”, e di un “Forum vinarium”.

Funzionava nell’Urbe anche un “portus vinarius” e lungo le rive del Tevere c’erano magazzini ad hoc, le “cellae vinariae”. Periodicamente avvenivano aste di vini.

Anche in altre parti dell’impero esistevano nel II° secolo gruppi di mercanti di vino (ad es. a Lione).

Sotto il profilo simbolico-religioso giova segnalare che nell’area del Mediterraneo orientale e nell’Asia Sud-Occidentale una delle prime divinità affermatasi fu la “Madre-Terra”: “Gea” in Grecia, in Mesopotamia “La-Tun-Dug” a Ladash, “Bono” e “Innini”.

Successivamente compaiono varie divinità per così dire “specializzate” come quella assiso- babilonese della vite “Geshtin” e il dio della vite “Pa-Geshtin-Dug” che poi divenne “Nina”, dea dell’acqua, forse perché l’acqua in quelle regioni era importantissima.

Divinità specifiche della vite sono rintracciabili in Asia Sud-Occidentale.

L’Epopea di Gilgamesh, re di Ur, dei primi secoli del 2° millennio a.C., che partì alla ricerca del segreto della vita eterna, testimonia l’uso del vino nella società sumerica antica e l’associazione simbolica tra vino, vite e sessualità umana.

Nell’Antico Testamento si trovano le tracce della diffusione della pratica della viticultura in Egitto durante l’esilio degli Ebrei e nella terra di Canaan che sarebbe poi diventata Israele.

La benedizione rituale popolare nel bere il vino e l’uso del vino nei sacrifici sono prove dell’importanza assunta da questa bevanda tra gli Ebrei.

Così come l’esortazione-proibizione ad astenersi dal bere vino per chi entrava al servizio di Dio (v., ad es., Aronne) per gli effetti negativi che gli eccessi potevano provocare.

La religione ed i rituali dionisiaci furono introdotti in Grecia, probabilmente, prima dell’VIII secolo a.C., dalla Lidia e dalla Frigia.

Dioniso sarebbe stato figlio di Zeus e di Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe.

Sarebbe stato allevato dalle Muse.

Dioniso, diventato adulto, scoprì come ottenere il vino dall’uva.

Il più delle volte è rappresentato assieme ai Satiri, spiriti delle foreste e dei monti, e Pan, il dio pastore dei boschi e dei pascoli, metà uomo e metà capra, ed ai Centauri, mandriani selvaggi metà uomini e metà cavalli, a Priapo, dio dei campi, ed alle Ninfe, divinità giovani e belle delle montagne e delle foreste.

Dioniso, dio della vite e del vino, divenne presto anche la forza primaria della natura, la linfa vitale.

I suoi fedeli cercavano la comunione con il dio che li trasformava in “Bak-chos”. E questo avveniva mediante il bere vino ed il ballo frenetico (la “Oreibasia”) delle donne – le sole ammesse a questa danza – che imitavano quello delle Menadi.

L’acme della danza era lo smembramento di un animale la cui carne veniva poi mangiata dalle stesse alle quali conferiva la propria energia vitale.

Da potenza primaria della natura Dioniso passò ad essere associato anche con l’aldilà.

Divenne cioé la divinità che venne uccisa, scese nell’oltretomba e poi risorse.

Il simbolo cioè della morte e della resurrezione della vite.

Una serie di feste rurali celebravano Dioniso in concomitanza con le stagioni ed i lavori di quel settore (potatura, vendemmia, etc.).

A Roma era noto prima del II°sec.a.C. come “Bacco” identificabile quale il dio della fertilità dei campi.

I rituali dionisiaci furono proibiti dal Senato alla fine del 1° secolo a.C. perché considerati una minaccia per la pubblica sicurezza anche per il timore della costituzione di società segrete.

I riti dionisiaci furono tuttavia tollerati ma solo a titolo individuale.

Con la caduta dell’impero romano d’Occidente nel V secolo d.C. la viticultura sopravvisse soprattutto grazie al valore simbolico che il vino aveva nella religione cristiana. Il vino, secondo il Vangelo di Matteo, equivaleva, infatti, al sangue sacrificale di Cristo e Cristo nel Vangelo di Giovanni è indicato come la vera vite ed il padre é il vignaiuolo.

Durante le invasioni barbariche ed i secoli bui dell’alto Medioevo soprattutto i monaci riuscirono, per questo motivo, a conservare in Europa la viticultura e le sue tecniche.

Nell’impero bizantino la viticultura continuò, invece, indisturbata fino alle conquiste arabe del VII° secolo.

 Nelle regioni dominate dagli Arabi, invece, sulla base di tre versetti del Corano (Sura II, v. 219; Sura V, v. 90-91) il vino venne considerato peccaminoso perché impedisce, assieme al gioco, al fedele di concentrarsi nella preghiera.

Di qui la proibizione dei governanti islamici anche se nel Corano (Sura XLVII v. 15) nella visione del Paradiso sono promessi ai fedeli ruscelli in cui scorre il vino.

In Ispagna nel 756 d.C. venne istituito l’emirato di Cordoba che, però, non riuscì ad espandersi fino alle regioni nord-occidentali.

Le tradizioni cristiane rimasero perciò in tali regimi come dimostra la costruzione del santuario di Santiago di Compostela in Galizia e così continuò la coltivazione della vite.

D’altronde anche nelle regioni mussulmane di Spagna, in Persia, Medio Oriente e Africa Settentrionale la vite continuò ad essere coltivata soprattutto per produrre uva da tavola ma anche, probabilmente clandestinamente, quella da vino come dimostrano le opere di poeti persiani (v. ad es. Khayyam – 1048-1121 d.C.; Hafiz 1320-91), in cui si celebrano il vino e l’amore, e le miniature ed i manoscritti dell’epoca dell’imperatore Mogul, Akbar.

Sembra che la vite dalla Persia fosse arrivata in Cina già nel 128 a.C. ma non ebbe diffusione.

Nelle regioni europee non conquistate dagli Arabi la vite continuò, come sopra accennato, ad essere coltivata nel Medioevo con alterne vicende.

Lo fu a settentrione soprattutto lungo i fiumi Reno e Mosella, Senna, Yonne e Marna.

Il costo del trasporto per via fluviale era, infatti, inferiore a quello su strada.

Nel XII° secolo le grandi fiere di Champagne, Troyes, Provins, Bar-sur-Aube, e Lagny divennero il cuore degli scambi commerciali tra i mercanti italiani e quelli fiamminghi.

I vini dolci prodotti nel Mediterraneo Orientale giungevano, invero, via mare tramite i mercanti genovesi.

Anche dalla Spagna e dalla Francia Occidentale arrivavano vini nelle Fiandre ed in Inghilterra.

I vini del Reno assieme a quelli mediterranei venivano commerciati via mare o per via fluviale fino nell’Europa Settentrionale.

I vini dolci mediterranei arrivavano nei paesi ancor più settentrionali, quali la Polonia ed i paesi baltici, anche per un’altra via ovvero da Costantinopoli, Cracovia, Danzica, Lubecca.

Dalla fine del XIII° secolo mercanti genovesi, prima, veneziani poi, trasportavano prodotti di lusso del Mediterraneo nell’Europa Settentrionale fra cui il vino ed acquistavano lana.

In genere il porto cui attraccavano le navi italiane che trasportavano vino era Southampton.

Dalla fine del XIV ° secolo al XV° secolo il commercio del vino divenne per le flotte italiane la principale attività nei paesi del Nord Europa.

Gli avvenimenti bellici hanno influenzato, ovviamente, il commercio del vino nel Medioevo e non solo.

Tale fu ad es. la Guerra dei Cent’anni tra la Francia e l’Inghilterra nel XV° secolo che portò alla paralisi del commercio del vino tra la Guascogna e la Gran Bretagna.

Nell’età moderna si assiste ad un mutamento profondo delle strutture sociali e produttive e con le esplorazioni marittime (dal XV secolo) alla scoperta di nuove terre.

Si passò inoltre dal feudalesimo ad una struttura sociale più vicina a quella capitalistica.

 Dalla fine del XV° secolo e durante il XVI° secolo si ebbe inoltre un’espansione oltremare degli interessi europei dovuta anche all’incremento demografico.

Con il Trattato di Tordesillas del 1494 Spagna e Portogallo si spartirono le reciproche zone d’influenza talché il Brasile divenne portoghese e tutte le terre a ovest del meridiano che corre 370 leghe ad occidente delle isole di Capoverde, spagnuole.

In America Latina la coltivazione della vite iniziò in Messico tra il 1520 ed il 1530.

Dal Messico la viticultura si diffuse nell’America Latina con le conquiste spagnole dell’Impero degli Incas.

Sembra che la vite fosse coltivata già dalla prima metà del XVI° secolo in Cile.

Nel 1556 la vite venne introdotta da un Gesuita al di là delle Ande in quella che sarebbe poi diventata l’Argentina.

A promuovere la coltivazione della vite nelle Americhe furono la necessità – considerata dai Conquistadores di grande importanza – di disporre del vino necessario alla messa ed il desiderio dei capi dei conquistadores di ricreare oltre atlantico le abitudini patrie.

Nell’America Settentrionale, in Virginia, i coloni esperirono, nel XVII ° secolo vari tentativi per coltivare la vite e produrre vino ma fu un insuccesso.

Solo nel XIX secolo si riuscì a piantare vigneti sulla costa orientale cioé in California.

Furono, per contro, coronati da successo nel XVII secolo gli investimenti viticoli della Compagnia Olandese delle Indie Orientali nella Colonia del Capo in Africa.

Le prime viti furono piantate in Australia nel 1788 in base ad un programma volto ad iniziare un’attività agricola idonea a sostentare la prima colonia penale in quel paese.

Lentamente la produzione aumentò in quelle terre.

Sotto un profilo generale si deve segnalare che nel XIX ° secolo si verificarono ovunque crisi periodiche di sovra produzione di vino e di crollo dei prezzi.

La crisi più severa fu quella registrata in Francia nel 1900 dato che quell’anno la produzione segnò un 40% in più rispetto a quella dell’anno precedente.

Del pari anche in California sempre nel XIX° secolo si ebbero crisi ricorrenti per gli stessi motivi.

Onde evitare tali episodi ricorrenti di sovra produzione, che provocavano nel breve periodo la caduta dei prezzi del vino, si adottarono nel XX° secolo tre rimedi:

–      la demarcazione delle regioni vinicole al fine di denominazione di origine e la qualità del vino;

–      l’integrazione settoriale verticale della produzione e del commercio;

–      i progressi nella viticultura e nella vinificazione che hanno consentito di produrre vini dalle caratteristiche più costanti.

Per rendere operativi gli strumenti sopra elencati furono necessari, oltre che a cospicui investimenti, sforzi notevoli di regolamentazione, prima a livello nazionale (Francia, Germania, Italia) poi internazionale soprattutto grazie alla “Politica Agricola Comune” (P.A.C.) dell’Unione Europea, peraltro soggetta a frequenti modifiche.

* * *

Ci auguriamo che questo scritto sia servito al lettore ad acquisire una qualche idea supplementare circa il complesso fenomeno della viticultura.

Aspettandoci, però, molte critiche ci siamo ricordati – per darci forza – del verso di Ovidio: “Dant animos vina” (= I vini danno coraggio” – v. “Metamorfosi” 12, v. 242).

3 comments for “LA VITICULTURA HA ACCOMPAGNATO E FAVORITO LO SVILUPPO STORICO, CULTURALE, SOCIALE ED ECONOMICO DELLE POPOLAZIONI DEL BACINO DEL MEDITERRANEO, PRIMA, DELL’EUROPA OCCIDENTALE E DELLE AMERICHE SUCCESSIVAMENTE

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