PERCHE’ BISOGNA SPERARE CHE TSIPRAS RESTI A LUNGO SENZA CRAVATTA

I-PROMOTORI-DELLA-LISTA-TSIPRASNell’antica Grecia gli stoici usavano il termine paradosso per descrivere quelle tesi che apparivano contrastanti con l’esperienza comune. E dopo la vittoria alle elezioni greche del leader di Syriza non si può che constatare di vivere oggi in una situazione del tutto paradossale.

In Europa le stesse persone che una settimana fa esaltavano le virtù del Quantitative Easing voluto da Mario Draghi, oggi gioiscono per il trionfo di Tsipras. Mentre un partito di estrema sinistra prende il potere in Grecia, burocrati, accademici, governi e partiti politici europei lontanissimi dalle idee di Alexis Tsipras, ringraziano. Perfino il Financial Times vede di buon occhio la vittoria di Syriza, e anche l’economista francese Thomas Piketty afferma: “Con un governo di sinistra dalla Grecia può partire una rivoluzione democratica: aiuterà a rivedere l’austerity che soffoca l’Unione con meno risorse per pagare i debiti pubblici e più sviluppo”.

Al di là della situazione politica in Grecia e della questione della fondatezza o meno della richiesta di Syriza di ristrutturare il debito il punto è un altro. Dopo anni di crisi economica la maggioranza degli accademici e degli economisti hanno capito che la politica dell’austerity non porta da nessuna parte. La piccola Grecia, con tutti i suoi problemi (e responsabilità), è diventata il simbolo di una modifica possibile della politica economica europea. In questi anni Tsipras è stato il rappresentante delle critiche più severe alle politiche di austerità dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, mostrandosi però radicalmente diverso da Alba Dorata e agli altri movimenti anti-europei populisti e di destra. Ora ci si accorge che ci sono ragioni economiche valide per sforzarsi di trovare un accordo tra le richieste del nuovo governo greco, la Troika e il resto dei paesi europei.

Del resto le proposte di Syriza non sono poi molto diverse da quelle che erano già state considerate da funzionari dell’area euro nel 2012 e che sono più volte riemerse nella discussione successiva, cioè la cancellazione di parte del debito e un allungamento delle scadenze. Tsipras non pretende un default totale della Grecia a carico degli altri paesi europei e lo ha ribadito anche durante in suo primo consiglio dei ministri: “Non andremo ad una rottura distruttiva sul debito: il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito” greco.

Ma per il momento bisogna sperare che Tsipras resti a lungo senza cravatta. Il neo premier ha infatti detto che la indosserà solo quando il debito greco verrà cancellato, ipotesi catastrofica, anche per l’Italia. L’intera Eurozona vanta crediti verso Atene per circa 195 miliardi di euro, tra prestiti bilaterali, fondi elargiti attraverso Esm (meccanismo europeo di stabilità), Bce e Fmi. Secondo Bloomberg, l’Italia è esposta per circa 40 miliardi di euro, terza dopo la Germania (60 miliardi) e la Francia (46 miliardi). Seguono Spagna e Olanda. Il 62% del debito greco è dunque in mano ai governi europei, il 10% al Fondo monetario internazionale e l’8% alla Banca centrale europea, mentre il restante 3% è custodito dalla Banca centrale greca. Il default della Grecia creerebbe problemi a tutti i governi, e non solo alla Germania ma anche alla Spagna e all’Olanda. Un’eventuale ristrutturazione del debito, invece, avrebbe un effetto limitato sulle banche che erano le più esposte nel 2010, quando ad Atene è esplosa la crisi.

La conseguenza di un’eventuale revisione dell’enorme debito pubblico greco finirebbe per impattare sugli Stati e quindi sui contribuenti, coinvolgendo in primo luogo proprio il nostro Paese. E se nel 2010 il pericolo era per le banche, oggi a rischiare il fallimento sono gli Stati. In una situazione simile sembrerebbe meglio cominciare a discutere della condivisione del debito tra tutti i paesi dell’Eurozona e non aspettare che la situazione precipiti.

2 comments for “PERCHE’ BISOGNA SPERARE CHE TSIPRAS RESTI A LUNGO SENZA CRAVATTA

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