“SIAMO TUTTI CHARLIE” E PER I POLITICI LA SATIRA NON È PIÙ DIFFAMAZIONE

charlie-4 “La satira è l’esame di coscienza dell’intera società; è una reazione del principio del bene contro il principio del male; è talora la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso; è un sale che impedisce la corruzione”. Così diceva Carlo Cattaneo con un aforisma che, dopo i 12 morti alla redazione di Charlie Hebdo, appare di stretta attualità.

Non solo a Parigi ma in tutta Europa migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare la propria solidarietà nei confronti degli uccisi e lo slogan “Je suis Charlie” è diventato un simbolo utilizzato in immagini, post, status e tweet. Ma il dibattito è andato oltre. In molti hanno definito Charlie Hebdo come un giornale anti-Islam, dimenticando che il settimanale prendeva in giro ogni estremismo e fanatismo fosse politico o religioso con provocazioni molto forti e a volte sgradevoli.

A dimostrazione del fatto che il giornale criticava tutti e suscitava indignazione c’è anche la vignetta che ritrae Cristo e Dio uniti in un rapporto sessuale. In quell’occasione fu il mondo cattolico a indignarsi. Un gruppo di associazioni chiese alla Santa Sede di intervenire impedendo la pubblicazione di vignette blasfeme definite “una vergogna”.

Non solo, i vignettisti di Charlie non dimenticavano di attaccare il governo francese. Il settimanale aveva preso di mira anche i soldati francesi in Mali ritraendo un rapporto anale tra un militare francese e una capra nel deserto africano. Tutto questo mentre il presidente Francois Hollande elogiava l’impegno militare francese nel paese africano.

Vittima delle vignette è stata anche Marie Le Pen che ora invoca la pena di morte per gli assassini: dopo la strage di Lampedusa, nell’ottobre 2013, Charlie Hebdo titolava “Applicato il programma del Front National” e mostrava in una vignetta Marine Le Pen ridere di fronte ai cadaveri dei migranti nel canale di Sicilia.

Di quella vignetta, e delle altre che prendevano di mira la religione cattolica, ora non si parla più. In televisione e sui giornali vengono mostrate solo quelle che irridono il Corano e l’Islam.

Anche in Italia, nel giro di poche ore, tutti i politici sono diventati estimatori di un giornale che prima non esitavano a definire “scorretto”, e molti hanno colto l’occasione per fare propaganda politica. Matteo Salvini ha subito twittato: “Ormai abbiamo il nemico in casa” e ha suggerito un paio di semplici contromosse, tra cui “bloccare l’invasione clandestina in corso”.

A Brescia la Lega Nord ha distribuito copie della rivista francese in segno di “protesta contro chi con la violenza vorrebbe schiacciare la nostra storia”. Il sindaco di Padova Massimo Bitonci ha dichiaratoche non concederà mai più luoghi di culto ai musulmani della città.  E non ci si stupisce molto del fatto che gli stessi politici che criticavano aspramente lo stesso diritto di satira, oggi siano diventati paladini della libertà d’espressione.

Maurizio Lupi, ad esempio, su Twitter ha parlato di “attentato alla libertà di stampa e alla libertà di tutti” ma nel 2009 aveva definito e “spazzatura” un fumetto satirico disegnato da Alessio Spataro che prendeva di mira Giorgia Meloni. D’altra parte in quel caso la solidarietà nei verso la Meloni era stata bipartisan e parole di conforto erano arrivate anche da Rosy Bindi che aveva detto: “Al ministro Meloni va la mia solidarietà di donna e di vicepresidente della Camera. La satira diverte, morde e può anche far male. Ma in questo caso si tratta solo di volgare maschilismo che offende tutte le donne”.

Roberto Formigoni twitta usando l’hashtag #JeSuisCharlie eppure l’anno scorso si era scagliato contro un’imitazione fatta da Maurizio Crozza, dicendo che la sua satira “trascende nell’insulto e nella diffamazione”.

Anche il senatore PDL Maurizio Gasparri, che nel 2001 se la prendeva con Simona Ventura in diretta tv dicendo: “Sono anche favorevole alla satira, visto che ci sono imitatori che hanno fatto carriera con la mia faccia, ma la rifiuto quando è offensiva” ora scrive: “Non possiamo rinunciare alla democrazia e alla libertà di espressione come di satira”.

Insomma, se è indubbio che la violenza è stata compiuta da una cultura fanatica e intollerante contro una civiltà democratica e la sua stampa, è forse anche vero che nei dibattiti passati in televisione è mancata un po’ di coerenza da parte di chi più volte ha messo in dubbio la libertà di criticare attraverso la risata.

2 comments for ““SIAMO TUTTI CHARLIE” E PER I POLITICI LA SATIRA NON È PIÙ DIFFAMAZIONE

  1. 20 febbraio 2016 at 05:13

    This is my first time pay a visit at here and i am genuinely pleassant to read all at
    one place.

  2. 19 febbraio 2016 at 07:13

    It’s awesome to pay a visit this site and reading the views of all friends about
    this piece of writing, while I am also eager of getting know-how.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *