IL TRAMONTO DELL’EUROPA E IL DECLINO DELL’ITALIA

Italia_che_affonda-1Lo si può trovare eccessivo e particolarmente pessimista, ma meditato, anche dopo l’ascolto, non involontario, di una conversazione in un locale milanese tra sette distinti signori. L’origliare ha fatto toccare con mano l’abissale distanza tra gli addetti alla politica e all’informazione e i ragionamenti quotidiani. Altro che preoccupazione per l’elezione del Presidente della Repubblica o per la riforma del Senato, per la fine dell’affidamento ai servizi sociali di un politico o per la ripresa dei consensi dello stesso personaggio.
Ed allora, ragioniamo concretamente anche noi.
Una banale vulgata politica vuole che il Paese stia cambiando, una variante, meno sprovveduta, vuole che presto cambierà. Certo, prima o poi, cambieranno le condizioni economiche, crisi e recessione, per loro stessa natura e definizione, sono destinate ad esaurirsi. Ma la nostra quotidianità muterà per questo? Crediamo di no.
Il Paese cambierà solo quando gli uomini e le donne con le loro libertà individuali saranno al centro del “fare politica” al posto dei Governi, delle Istituzioni e dello Stato. Cambierà quando avremo ospedali e carceri, tribunali e scuole, trasporti ed informazione concepiti per le persone e non per perpetuare se stessi tanto per assicurare posti di lavoro. Il Paese cambierà quando gravi malattie e problematiche vecchiaie, handicap e tossicodipendenze non saranno solo un problema per il nucleo familiare o demandate a volontariati veri o presunti. Cambierà quando il sistema fiscale, oltre che per il suo livello di tassazione, ma anche per le sue modalità d’intervento, non sarà più cosa lontana e distinta dal cittadino e un direttore dell’Agenzia delle Entrate non potrà più dichiarare “non faremo prigionieri”, considerando i contribuenti nemici da abbattere. Cambierà quando la libertà individuale e la libertà d’impresa saranno sottratte alla cappa del crimine organizzato e della corruzione. Quando il risparmio sarà considerato reddito finanziario e non rendita da spolpare e il crollo del valore delle abitazioni un fallimento della politica economica. Cambierà quando la politica, tralasciando retorica e semplificazioni, riconoscerà apertamente lo stato del Paese stretto da mancanza di lavoro, paralizzato dalla sfiducia nel futuro e da una diffusa infelicità.
Se inoltre consideriamo la negatività di tutti gli indicatori economici, primo fra tutti l’ammontare del debito pubblico in costante aumento, quando in nome e per conto della sua riduzione si sono formati e disfatti governi, forse non risulterà eccessivo parlare di declino.
L’Unione Europea poi, per chi vuol vederla, intravede un malinconico tramonto. Non può reggere un’unità continentale di un’entità politica senz’anima, cioè senza una visione condivisa del futuro, le giuste preoccupazioni sui debiti pubblici nazionali, in mancanza di un’unitaria politica economica, fiscale e commerciale perpetueranno fino allo sfinimento le diatribe di tipo condominiale. Crescita, sviluppo, innovazione, in mancanza di strumenti unitari, resteranno appelli alla buona volontà e sfortunati saranno quei paesi incapaci di risolvere in proprio le loro condizioni.
La totale assenza di una comune politica estera, condizione principe per dare identità a qualsivoglia unità politica, mina alle fondamenta il futuro dell’Europa, che allegramente ignora o retoricamente sottovaluta fondamentali scadenze, non ultima il referendum del 2017 in Gran Bretagna in cui gli inglesi, quasi sicuramente, sanciranno la loro uscita dall’Unione Europea, e quello sarà l’inizio del tramonto.

da: www.societalibera.org

3 comments for “IL TRAMONTO DELL’EUROPA E IL DECLINO DELL’ITALIA

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