MAI PIU SCIOPERI NEI SERVIZI PUBBLICI

imagesHo il massimo rispetto per i pubblici dipendenti che lavorano, anche perché devono spesso fare anche la parte dei loro colleghi assenteisti o scansafatiche. È grazie a loro – e certo non ai loro capi – se qualcosa nei nostri servizi pubblici ancora funziona.

Sono però stanco dei loro sindacati la cui controparte siamo noi cittadini. Non è possibile che lo sciopero dei mezzi pubblici sia diventato così puntuale che si potrebbe stampare negli orari di bus e treni.

Nel privato le dinamiche contrattuali sono regolate dal mercato. L’andamento del settore economico delle imprese determina la dialettica che avviene tra i datori di lavoro e i loro dipendenti. Se c’è boom è ragionevole chiedere e ottenere aumenti, con la crisi anche no. Il settore pubblico non conosce però gli stessi andamenti e ha due controparti; i cittadini e i politici.

I cittadini pagano due volte, la prima in quanto contribuenti e la seconda come utenti. I politici, che ogni volta che hanno potuto hanno concesso il concepibile (vi ricordate la pensione dopo 14 anni sei mesi e un giorno di lavoro?), spendono i soldi degli altri in cambio del voto dei beneficiati. E non mi sembra di averne mai visto uno aspettare il bus al freddo…

È ora di dire basta anche perché è evidente che i dipendenti pubblici già godono di numerosi vantaggi rispetto a quelli del settore privato. Non possono essere licenziati, il tasso di assenteismo è più elevato, gli orari inferiori e la retribuzione superiore a parità di ruolo. E nonostante il “blocco” deciso nel 2010,  aumentano quasi del doppio rispetto a quelli del settore privato (Qui per chi vuole approfondire ).

Allora caro Matteo Renzi, visto che ha avuto il coraggio (nella forma più che nella sostanza) di toccare il tabù dell’articolo 18 senza guardare in faccia a una parte della tradizionale “constituency” del suo partito faccia altrettanto con quella del pubblico impiego. Stabilisca per legge che retribuzioni e altri oneri nel settore pubblico non possano aumentare più (e neanche meno) della media di quanto avviene nel settore privato. Alla scadenza di ogni contratto si misurerà quanto la dinamica contrattuale del settore privato è riuscita a ottenere e la si riprodurrà nel settore pubblico. Gli Italiani hanno bisogno di lavoro non di scioperi.

Da: Huffingtonpost.it

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