IL (QUASI) SILENZIO E’ D’ORO (PER ALCUNI)

Chart showing bad thingsQuesto detto popolare – integrato con alcune parole poste tra parentesi da chi scrive – si attaglia alla perfezione, a nostro avviso, agli scandali di enormi proporzioni che negli ultimi anni hanno contrassegnato l’attività di grandi banche statunitensi, britanniche, di alcuni istituti di credito elvetici, tedeschi e giapponesi e di cui la stampa non specializzata, pur non avendo potuto ignorarli, non ha dato (stranamente) il dovuto risalto.

In altri termini l’opinione pubblica, a nostro parere, non è stato “adeguatamente” informata e ciò a vantaggio – ci sembra – del sistema.

A sostegno di questa affermazione è necessario, tuttavia, ricapitolare, molto sommariamente perché la materia è complessa, i fatti e le cifre.

Di recente la Bank of America è stata multata dalle competenti autorità statunitensi per la “modesta” cifra di 16,65 miliardi di dollari (diconsi “miliardi”) a causa della poca chiarezza delle indicazioni fornite agli investitori ed allo stesso Governo di oltre atlantico circa le vendite per miliardi (si: “miliardi”) di R.M.B.S. (= Residential Mortgage Backed Security) ovvero – in sintesi – titoli che rappresentano rendimenti in contanti che vengono pagati agli investitori e che sono garantiti da pagamenti in contanti da parte di proprietari di immobili che pagano gli interessi e la quota capitale relativi a mutui ottenuti in base alle condizioni concordate con i loro mutuatari.

Si tratta di mutui ipotecari.

Tali mutui, a loro volta, venivano talora garantiti da prestiti della cui qualità e livello di rischio la Bank of America non aveva fornito, come sopra detto, chiare indicazioni.

Nel 2013 la J.P. Morgan, grande banca statunitense, fu obbligata a pagare a titolo di sanzione per i c.d. mutui “sub prime” 13 miliardi di dollari.

Analogamente fu sanzionato il Citigroup (per 7 miliardi di dollari).

In totale in un biennio le multe furono di 36,65 miliardi di dollari.

Altro enorme scandalo è stato quello relativo al “Libor” scoperto nel 2012.

Questa sigla indica il “London Inter Bank Offered Rate” ovvero il tasso di riferimento per i prestiti fissato quotidianamente sulla base della media dei tassi che le principali banche della piazza londinese dichiarano essere pronte a praticare.

Si è scoperto che detti istituti si accordavano tra loro per fare lievitare o abbassare il Libor percependo, in tal modo, enormi guadagni.

Secondo un operatore del settore la manipolazione di tale indice andava avanti – niente meno – dal 1991 (v. “Financial Times” del 27.07.2012).

Dato che il Libor viene utilizzato anche nel mercato statunitense dei c.d. derivati la manipolazione ha influenzato anche tale comparto che rappresenta ben 350 miliardi c.a. di dollari.

Nel giugno del 2012 la Barclays Bank, in relazione a detta manipolazione, è stata multata dalle autorità statunitensi per 360 milioni di dollari.

Nel dicembre dello stesso anno l’U.B.S. (= Union des Banques Suisses) venne ancor più duramente condannata per tale comportamento dalle autorità di controllo statunitensi, britanniche ed anche svizzere: per 1,5 miliardi di dollari!

In seguito ad analoghe accuse la britannica “Financial Conduct Authority) ha inflitto sanzioni per 1,7 miliardi dollari a: la Royal Bank of Scotland (R.B.S.), la Citibanck, la Hong Kong Shang’hai Bank, la J.P. Morgan.

Sotto inchiesta, in seguito a ricorso della statunitense “Federal Deposit Insurance Corporation”, (che assicura i depositi bancari), di fronte al Tribunale di Manhattan, sempre per la manipolazione del Libor, sedici grandi banche nord-americane, europee e giapponesi.

Allo scandalo del Libor ha fatto seguito nel dicembre 2013 quello dell’Euribor, l’equivalente del Libor, cioè l'”Interbank Offered Rate”, il tasso di riferimento per la zona Euro fissato giornalmente dagli istituti di credito organizzati nella Federazione Bancaria Europea.

E’ un indice di fondamentale importanza per la fissazione del prezzo di mutui, dei prestiti e dei derivati ed altri strumenti finanziari.

La Commissione dell’Unione Europea ha comminato qualche tempo fa una sanzione di 1,7 miliardi a vari gruppi bancari: Barclay’s, Deutsche Bank, Crédit Agricole, Société Générale, Hong Kong and Shanghai Banking Corporation, J.P. Morgan, l’UBS per aver partecipato “a cartelli illegali” volti alla manipolazione dell’Euribor.

L’UBS e la Barclay’s non hanno però subito alcuna sanzione dato che hanno rivelato l’esistenza dei cartelli e quindi beneficiato dell’immunità.

Insomma essendo rei confessi “nulla quaestio”!?

Occorre notare che non figurano fino ad ora istituti italiani nelle varie operazioni fraudolente sopra ricordate e di questo non possiamo che rallegrarci.

Quel che sembra emergere da tutto ciò è che i controlli “preventivi” sono stati del tutto carenti.

Inoltre appare ancora molto difficile mettere a punto, a livello internazionale (che è essenziale), intese che vincolino i regolatori di tutti i paesi a norme comuni (v. tra gli altri: I. Visco, Governatore della Banca d’Italia, nel suo articolo “The Aftermark of the crisis: Regulation, supervision and the role of the Central Banks” pubblicato dal “Centre for Economic Policy Research” in “Policy Insight n. 68).

Da cinque anni, infatti, ad es., per quanto riguarda il settore dei derivati il “Financial Stability Forum” (F.S.B.), l’organismo internazionale che raggruppa i regolatori di tutti i principali paesi, non è riuscito ancora a concordare una disciplina comune (v. S. Rossi: “Processo alla finanza”, pag. 43, ed. Laterza – giugno 2013).

Altri sforzi verso una disciplina comune vengono esercitati, onde evitare altre crisi, nell’ambito del “Basel Committee on Banking Supervision” (B.C.B.S.) introducendo, ad es., standard internazionali circa la liquidità delle banche e la raccolta fondi.

In questo ambito l’Unione Bancaria Europea ha fatto di recente un importante passo prevedendo un meccanismo di supervisione (S.S.M.), un solo organismo di “risoluzione” ed un sistema armonizzato di assicurazione sui depositi bancari.

E’ di questi giorni la notizia che la Banca Centrale Europea sta preparando il programma d’ispezioni sulle 130 banche (tra le quali 13 italiane) da compiere nel 2015.

La strada intrapresa è ancora lunga ed ardua ma è indispensabile percorrerla fino in fondo e quanto più celermente possibile, prevedendo anche severe sanzioni penali per i responsabili ad alto livello (finora usciti indenni) al fine di scongiurare altre crisi che, stante la globalizzazione dei mercati, avrebbero, ancora una volta, drammatiche ripercussioni su tutti i paesi e soprattutto sui ceti meno abbienti della popolazione.

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73059_De Mauro0904 sovracc.qxdSu questo argomento, segnalo il premio di letteratura economica concesso quest’anno dal Club Canova,un importante circolo economico-finanziario di Roma con una succursale a Milano, é stato assegnato a Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, per il suo libro “Processo alla finanza” (ediz. Laterza, 2013).

In appresso  una sintesi  con alcuni  commenti.

Il 26 nov.u.s. il Club Canova, un circolo economico -finanziario dell’Urbe assai noto, ha assegnato all’autore di questo studio, Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, il proprio premio annuale di letteratura economico-finanziaria.

Il riconoscimento è stato del tutto meritato.In tale saggio, infatti, l’autore procede ad una disamina approfondita di un problema di grande attualità: la finanza, percepita, in seguito alla gravissima crisi mondiale non ancora del tutto superata, come l’unica responsabile del disastro.

La tecnica utilizzata é quella del processo ovvero si figura di dare la parola all’accusa e alla difesa, sforzandosi quindi di abbozzare un verdetto.

Il testo di sole 110 pagine è di piacevole lettura giacchè illustra la non facile materia in maniera estremamente chiara e sintetica rendendola perciò accessibile al profano.

E ciò è, in genere, la dote di chi, dominando u n tema, ne scrive talchè risulta, ancora una volta, veritiero il detto “Parvo pondere multa vehis ” (=Molte cose porti in un piccolo peso).

Altro pregio del volume è che la trattazione non ci sembra sia stata influenzata dalla carica ricoperta dall’autore.

I vari capi d’accusa (la finanza è destabilizzante, è avulsa dall’economia reale è opaca, i derivati, le agenzie di rating e così via )ed i meccanismi finanziari e le possibili tesi difensive sono illustrati in agili capitoli.

Nel capitolo finale( “Riflessioni per un verdetto”) l’autore ricorda, conclusivamente, tra l’altro, che “la finanza è una modalità di organizzazione dell’agire economico che per sua natura produce periodicamente instabilità” donde “il problema di identificare e prevenire le sue disastrose degenerazioni. La soluzione è una sola :la finanza va assoggettata a una istanza superiore pubblica “.

Non si può che convenire in toto con questa affermazione ed augurarci che vengano quanto più celermente possibile creati o rafforzati, laddove già esistano, meccanismi pubblici internazionali di regolamentazione del mercato non privi di poteri sanzionatori.

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