ELEZIONI REGIONALI, SE ANCHE L’EMILIA ROMAGNA NON CREDE PIÙ NELLA POLITICA

elezioni-Basilicata-11La diserzione delle urne era nell’aria ma nessuno avrebbe mai potuto pensare che in una Regione come l’Emilia Romagna si sarebbero presentati al voto solo il  37,67% degli aventi diritto al voto. Un flop incredibile che mette in secondo piano la vittoria di Stefano Bonaccini (Pd) che, con il 49% dei consensi, ha superato Alan Fabbri (leghista candidato del centrodestra), fermo poco sopra il 30%. In Emilia, la più rossa delle Regioni, la patria delle feste dell’Unità e dell’associazionismo, ha vinto l’astensionismo e il Pd ha perso oltre mezzo milione di voti rispetto alle elezioni europee. Non ne sembra essere preoccupato il premier che su Twitter scrive: “Vittoria netta, bravissimi @sbonaccini e @Oliverio_MarioG Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l’Italia” e poi ribadisce ai giornali: “Affluenza? Fatto secondario”. E mentre il Pd si consola tra cinguettii e post su Facebook, Forza Italia tracolla e Matteo Salvini si candida ad essere nuovo leader del centrodestra.

Bonaccini, con la vittoria in tasca, si è trovato a combattere contro il disgusto della gente per la politica. E questa volta non sono state sufficienti le espulsioni dei 5 stelle o le promesse di Renzi. Gli emiliani e gli italiani semplicemente hanno smesso di interessarsi alla politica. E non c’è da stupirsi se si pensa ai continui scandali che hanno travolto il nostro Paese. Su venti Regioni, sedici sono alle prese con accertamenti, indagini o processi. In Emilia Romagna, in particolare, dal Pdl, al PD, passando per il M5S, sembrerebbe che praticamente tutti i consiglieri regionali approfittassero dei rimborsi. Ristoranti di lusso, viaggi, scontrini da un euro per i wc e persino un sexy toy sono indicati negli avvisi di fine indagine notificati pochi giorni fa ai componenti dell’assemblea dell’Emilia Romagna. E non mancano le comparsate televisive pagate con i soldi pubblici. Ma un’inchiesta come quella che coinvolge i 41 consiglieri regionali emiliani può bastare a giustificare la débâcle elettorale di domenica?

Nel Pd qualcuno già sostiene che gli elettori si siano stancati delle liti all’interno del centrosinistra e che la polemica sindacato-Renzi abbia influito sulla scarsissima affluenza. D’altra parte il leader della Fiom emiliana, Bruno Papignani, aveva chiesto ai suoi di boicottare il candidato del Pd.

Gli scandali che travolgono le Regioni da Nord a Sud sono solo la punta di un iceberg costituito da storie di corruzione e sprechi, che rendono la politica distante dai problemi della gente comune. In un Paese dove manca la meritocrazia, il principio di competizione, il senso dell’economia di mercato e l’ideale di una imprenditoria in grado di perseguire il pubblico interesse, la politica dovrebbe avere più coraggio. Ci si domanda se oltre all’abolizione delle Provincie, non si possa discutere anche di un ridimensionamento o di una riduzione delle Regioni. Si potrebbe, per esempio, pensare di ridurne il numero e di eliminare enti inutili e organismi superflui affidando al Governo un controllo stringente sul loro operato. Il risultato sarebbe la riduzione della spesa e una migliore efficienza. Solo con una politica che metta al centro onestà e trasparenza si può sperare di far tornare ai seggi tutti quegli elettori che hanno perso la speranza e che domenica hanno preferito restare a casa piuttosto che andare a votare.

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