USA: CATTOLICESIMO E VOTO CATTOLICO FINO AL 1960

JFKTredici, come noto, le ex colonie che hanno dato vita agli Stati Uniti d’America (e, per inciso, tredici, a ricordarle e celebrarle, le strisce orizzontali nella bandiera USA).

Ebbene, tra queste, solo il Rhode Island, il Maryland e la Pennsylvania non proibivano all’epoca l’esercizio della religione cattolica!

E si pensi che ancora a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento alcuni estremisti sostenevano che i vescovi avrebbero dovuto essere iscritti negli elenchi dell’Attorney General (in buona sostanza, il Dipartimento di Giustizia) come ‘foreign agents’ in quanto dipendenti da una potenza straniera quale doveva essere ritenuta la Santa Sede.

I dati di cui disponiamo ci dicono che i cattolici erano meno di trentamila nel 1790 e che i preti erano solo venticinque.

Nel successivo 1818, l’arcivescovo Ambrose Marshall informava Roma del fatto che in tutti gli USA i fedeli erano centomila circa e i sacerdoti cinquantadue.

Fu però solo nella seconda metà dell’Ottocento che con l’arrivo di folle di immigrati irlandesi, tedeschi, franco canadesi, italiani, polacchi, lituani, ungheresi e messicani il numero dei cattolici si moltiplicò.

I nuovi venuti erano in larghissima parte dei poveri diavoli che quando andava bene balbettavano un inglese pessimo.

Offrendo, pur di guadagnare un tozzo di pane, le braccia al ribasso, svalutavano le paghe la qual cosa non gli faceva guadagnare il favore degli altri.

Ci volle tempo, molto tempo, perché le cose, socialmente parlando, cambiassero.

Dal punto di vista numerico, l’incremento fu tale che nel 1928, allorquando per la prima volta un cattolico – un ‘papista’, secondo i suoi denigratori e gli avversari – il democratico Alfred Smith ottenne la nomination per poi essere sconfitto a novembre dal repubblicano Herbert Hoover, ben il sedici e mezzo degli americani, cioè poco meno di venti milioni, erano fedeli del papa romano.

Trent’anni dopo, il loro numero fu ufficialmente fissato a 39.505.475 e la loro percentuale salì a quasi il trenta per cento.

Nel momento in cui John Fitzgerald Kennedy, provenendo dal Massachusetts, Stato da sempre assolutamente protestante, cominciava a farsi largo sostenuto dalla immensa fortuna economica, peraltro di origini assai sospette, del padre, l’arcidiocesi di Chicago poteva contare su oltre due milioni di fedeli, quelle di Boston e di New York su all’incirca un milione e mezzo.

In tutti gli Stati Uniti, trentatre arcivescovi, centoottantasette vescovi, cinquantaduemila preti.

Favorito anche dalla decisione presa in quel 1960 da Richard Nixon e dai repubblicani di non usare la religione a scopi elettorali, Kennedy volle sgombrare da subito il campo dichiarando di non voler essere affatto identificato come ‘il candidato cattolico’.

Come già detto altrove, il vecchio ex presidente Harry Truman, con una battuta diventata subito celebre, su questo crinale, gli diede in sede di convention a Los Angeles una grossa mano dicendo che quel che lo preoccupava non era l’influenza che avrebbe potuto avere il Papa sul futuro presidente quanto quella che avrebbe potuto esercitare il di lui padre (“It’s not the Pope I’m worried abaut, It’s the Pop”).

Passeranno quarantaquattro anni prima che nel 2004 un altro cattolico riesca a ottenere, sempre tra i democratici, la nomination.

Si tratterà di John Kerry – oggi, segretario di Stato nella seconda amministrazione Obama.

Vincerà le primarie ma sarà dipoi nettamente sconfitto da un George Walker Bush alla ricerca di un secondo mandato.

Da: www.dissensiediscordanze.it

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1 comment for “USA: CATTOLICESIMO E VOTO CATTOLICO FINO AL 1960

  1. 20 febbraio 2016 at 02:11

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