LISTE BLOCCATE, PREMIO DI MAGGIORANZA E SOGLIE DI SBARRAMENTO, TUTTI I GUAI DELL’ITALICUM

185440667-49c845bb-cf6d-495a-8b90-7dea980476efDue ore di incontro a Palazzo Chigi e tra Renzi e Berlusconi la “profonda sintonia” sembra un ricordo lontano. Il patto del Nazareno, che ha dato vita all’accordo sull’Italicum, “scricchiola”, rischia di saltare. Il premier propone modifiche al testo e chiede ai suoi di non perdere tempo, vuole l’approvazione della legge elettorale in commissione Affari costituzionali del Senato entro dicembre. L’ex Cavaliere ha paura che, con una legge elettorale diversa dal proporzionale, Renzi decida di andare a elezioni anticipate. Intanto si fa strada l’ipotesi di un dialogo con il Movimento 5 Stelle, soluzione che metterebbe in minoranza Berlusconi. Lo stallo è totale. Il faccia a faccia di due ore a Palazzo Chigi è stato definito da fonti di Pd e Forza Italia un “incontro interlocutorio”, qualche passo avanti c’è stato ma la fumata bianca è ancora lontana.

E mentre i leader si accordano su come rendere la legge elettorale il più vicina possibile ai propri interessi, si rischia di far tornare gli italiani al voto con un sistema che ancora una volta favorisce il bipartitismo a discapito della rappresentatività e che non dà ai cittadini la possibilità di scegliere chi far sedere in Parlamento.

L’Italicum, un mostro a mille teste che mette insieme spezzoni di legislazioni vigenti in vari Paesi Europei con l’aggiunta di ulteriori singolarità, prevede capilista bloccati e liste di candidati da eleggere in base alle preferenze. In nome di una presunta governabilità vengono meno alcuni principi fondamentali di cui si dovrebbe dotare una legge elettorale, come la possibilità per l’elettore di conoscere chi si farà carico di rappresentarlo in Parlamento.

Ma ecco che cosa prevede il testo: secondo la prima bozza, sulla quale Renzi e Berlusconi proveranno a trovare un accordo, la coalizione che conquista al primo turno il 37% dei voti guadagna anche il premio di maggioranza, ottenendo ben il 55% dei seggi. Se nessuna delle coalizioni ottiene questo risultato, si va al secondo turno. Eventuali modifiche toglierebbero il premio di maggioranza alle coalizioni per trasferirlo alla singola lista; questa soluzione favorirebbe Renzi che, forte di una grande popolarità, potrebbe riuscire ad arrivare ad avere il 55% dei seggi e governare senza alleati.

Berlusconi sarebbe disposto a cedere sul premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, ma non vuole le preferenze, poiché punta su un 50% di nomine bloccate. Inoltre l’ex Cavaliere vorrebbe soglie di sbarramento alte per determinare il collasso dei piccoli partiti. In sostanza, seguendo la strada del bipolarismo, sarebbero massacrati tutti i partiti che non si allineano con le tendenze dominanti e che non possono godere del supporto dei poteri economici forti e dell’attenzione costante dei media.

E che dire delle famose liste bloccate? Bocciate dalla Consulta che aveva sostenuto che il sistema “ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”, spuntano nuovamente nell’Italicum. I parlamentari saranno ancora una volta nominati dai partiti, decisi da chi forma le liste elettorali e non scelti dai cittadini. La nuova legge prevede “liste brevi” con un minimo di tre candidati e un massimo di sei, ma il problema resta. Una parte consistente del Parlamento, il 20-30% dei deputati, potrebbe essere composta da persone nominate dalle segreterie dei partiti.

Ma non finisce qui. Approvata la legge elettorale rischieremmo di andare a votare per Camera e Senato con due sistemi differenti. L’Italicum, infatti, si applica solo per l’elezione dei deputati e non è valida per il Senato. Per l’elezione dei rappresentanti che siedono a Palazzo Madama, nell’attesa di una sua ipotetica rottamazione, resterebbe un proporzionale puro: il Consultellum. Nell’ipotesi di elezioni anticipate, che Renzi continua ad escludere ma che Berlusconi teme, andremmo dunque a votare con due opposti meccanismi che, paradossalmente, potrebbero portare maggioranze diverse nelle due Camere.

Dopo anni di discussioni e una legge bocciata dalla Corte Costituzionale, ora si vuole in tutta fretta consegnare al Paese una legge che dovrebbe, in teoria, favorire la governabilità. Ma quest’ultima può davvero essere garantita da una legge elettorale? Guardando alle divisioni interne ai tre principali schieramenti e considerando la popolarità sempre maggiore di Matteo Salvini e Maurizio Landini, la risposta non può che essere negativa.

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