NEI C.D. “STRESS TESTS” SUGLI ISTITUTI DI CREDITO EUROPEI SONO STATI UTILIZZATI PARAMETRI UNIFORMI?

banche-stress-test--258x258Il 26 ottobre u.s. sono stati resi noti i c.d. “stress tests” (rectius il “Comprehensive Assessment”) ovvero le valutazioni degli attivi delle banche dell’Unione Europea dette anche “asset quality review ” e le prove di resistenza delle stesse nell’eventualità di situazioni anomale dell’economia reale

.Dette prove sono state realizzate nell’ottobre del 2013 dalla Banca Centrale Europea e dall’E.B.A. (l’ Autorità Bancaria Europea) in previsione del passaggio alla Vigilanza Unica sul settore presso la Banca Centrale Europea che avrà luogo nel Novembre dell’anno corrente.

Si é trattato di un’analisi difficile e per ciò stesso molto apprezzabile anche perché non era mai stata effettuata in precedenza.

Ciò non di meno non si può non rilevare che tale esame era concentrato sugli attivi creditizi che, nel caso degli istituti di credito del nostro paese, erano stati, a fine 2013, particolarmente colpiti da tre anni di una forte recessione, ” e non ” sugli attivi di mercato come i c.d. e famigerati “derivati” di cui alcune banche non italiane sono particolarmente oberate.

In altri termini si é guardato con la lente d’ingrandimento il credito alle imprese rispetto alla finanza speculativa anche se, come ha rilevato il prof. Andrea Resti, docente di Economia degli Intermediari Finanziari alla Bocconi, era indubbiamente difficile valutare tecnicamente in maniera omogenea le minusvalenze potenziali dei titoli strutturati come, ad es., i c.d. “collateralized debt obligations” (c.d.o.) ovvero debiti garantiti da altri debiti

.Gli esaminatori europei hanno pertanto fatto affidamento,, in questa fattispecie alle stime delle singole banche coinvolte che usano i modelli interni

“E’ -ci si perdoni il paragone un po’ plebeo –

forse, come chiedere all’oste se il suo vino è di buona qualità.

Inoltre qualora si fossero applicate le regole contabili così dette di “Basilea 3” a pieno regime come avverrà nel 2019 gli istituti che non avrebbero superato l’esame non sarebbero stati 25 di cui 9 italiani bensì 36 di cui 5 tedeschi.

L’aspetto, a nostro modesto parere, più sconcertante di tale esercizio è però l’esclusione dall’esame delle c.d. “Landesbanken” ovvero le banche del territorio (Casse di Risparmio, Banche Popolari, Cooperative) e questo in seguito a pressante richiesta del Governo tedesco.

Il motivo è semplice : tali istituti, molto diffusi ed importanti, intrattengono stretti rapporti con la politica regionale nei vari Laender e presentano un’ elevata criticità quanto ai loro affidamenti (v.ad es. quelli ai cantieri navali tedeschi).

.Inoltre giova anche ricordare che nel 2008 quando detti istituti erano pieni di titoli collegati ai c.d. mutui “subprime” statunitensi il Governo di Berlino fu costretto a stanziare vari miliardi di Euro per salvarli.

In un nostro scritto apparso su “Cartalibera” dell’11 novembre 2011 (“Germania, qualche puntino sulle” i “forse non guasta”) sollevammo, inter alia, questo aspetto negativo del sistema bancari germanico

In questo panorama gli istituti italiani, tranne due, CARIGE e, purtroppo, il glorioso Monte dei Paschi di Siena, che non hanno passato l’esame, se la sono cavata.

S è tentati di concludere dicendo che da questo prima disamina del sistema bancario europeo emerge, come scriverebbe G. Orwell (v. “La fattoria degli animali”), che “Alcuni sono più eguali degli altri”.

Ci auguriamo che in futuro le autorità di Francoforte siano più “super partes ” e che i nostri rappresentanti in quegli emicicli non facciano (come sovente, ahinoi! Accade) finta di non accorgersi!

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