Mese: novembre 2014

THOMAS JEFFERSON

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Saggista di grandissimo rilievo.
Padre della Dichiarazione d’Indipendenza.
Assente durante la Rivoluzione perché dedito alla sua Virginia della quale fu governatore dal 1779 al 1781.
Fondatore nel 1783 del partito repubblicano democratico ed estensore del programma del movimento nato in alternativa e in contrapposizione al federalismo.

USA: L’AFFLUENZA ALLE URNE

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In premessa e per capirci:
Ogni quattro anni, in coincidenza col bisestile, nel primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre, negli Stati Uniti si vota per il presidente, per il totale rinnovo della camera e per un terzo dei membri del senato.
Due anni dopo, sempre nel primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre, si svolgono le ‘mid term elections’ – di ‘medio termine’ perché collocate a metà del quadriennio presidenziale – che vedono il totale rinnovo della camera (il mandato dei suoi membri è dunque biennale) e di un altro terzo dei senatori la cui permanenza in carica è di sei anni.

M4: TUTTE LE RAGIONI PER FARLA

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È un dibattito male impostato quello che domina in questi giorni sui media in relazione all’opportunità di realizzare la quarta linea della metropolitana di Milano. La tesi che in modo più o meno palese aleggia è che poiché l’amministrazione Pisapia ha ereditato progetti e piani finanziari dalle amministrazioni precedenti, si troverebbe ora a dover portare avanti un’opera pubblica di costo eccessivo e scarsa utilità e quindi farebbe bene a cancellarla.
Per fornire elementi di comprensione e valutazione ai lettori, è bene inquadrare il tema dello sviluppo delle infrastrutture per la mobilità milanese, mettendone in evidenza le tappe fondamentali.

ELEZIONI REGIONALI, SE ANCHE L’EMILIA ROMAGNA NON CREDE PIÙ NELLA POLITICA

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La diserzione delle urne era nell’aria ma nessuno avrebbe mai potuto pensare che in una Regione come l’Emilia Romagna si sarebbero presentati al voto solo il 37,67% degli aventi diritto al voto. Un flop incredibile che mette in secondo piano la vittoria di Stefano Bonaccini (Pd) che, con il 49% dei consensi, ha superato Alan Fabbri (leghista candidato del centrodestra), fermo poco sopra il 30%. In Emilia, la più rossa delle Regioni, la patria delle feste dell’Unità e dell’associazionismo, ha vinto l’astensionismo e il Pd ha perso oltre mezzo milione di voti rispetto alle elezioni europee. Non ne sembra essere preoccupato il premier che su Twitter scrive: “Vittoria netta, bravissimi @sbonaccini e @Oliverio_MarioG Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l’Italia” e poi ribadisce ai giornali: “Affluenza? Fatto secondario”.

USA: CATTOLICESIMO E VOTO CATTOLICO FINO AL 1960

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Tredici, come noto, le ex colonie che hanno dato vita agli Stati Uniti d’America (e, per inciso, tredici, a ricordarle e celebrarle, le strisce orizzontali nella bandiera USA).
Ebbene, tra queste, solo il Rhode Island, il Maryland e la Pennsylvania non proibivano all’epoca l’esercizio della religione cattolica!
E si pensi che ancora a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento alcuni estremisti sostenevano che i vescovi avrebbero dovuto essere iscritti negli elenchi dell’Attorney General (in buona sostanza, il Dipartimento di Giustizia) come ‘foreign agents’ in quanto dipendenti da una potenza straniera quale doveva essere ritenuta la Santa Sede.

JOBS ACT, ARTICOLO 18 E SCIOPERO: TANTO RUMORE PER NULLA

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La Cgil annuncia sciopero nazionale per il 5 dicembre e si trascina dietro uno stuolo di polemiche per la scelta della data. Sono gli stessi lavoratori, oltre a politici e osservatori a criticare la scelta del venerdì prima del ponte dell’Immacolata. Su Twitter lo sciopero nazionale diventa #scioperoponte perché consentirebbe a molti di usufruire di un lungo ponte festivo, con ben quattro giorni “di vacanza”. Gli utenti sui social si scatenano, e non è certo la prima volta che gli scioperi coincidono con il fine settimana: “Proclamare uno sciopero di venerdì, prima del ponte dell’8 dicembre… è un grande segno di cambiamento…!”, scrive Paola.