IL COMPLESSO DI DIO

I responsabili della Morte di Dio.1I] I mediocri filosofi che vorrebbero fare della filosofia una scienza rigorosa, su basi esclusivamente logico matematiche, non sanno che farsene dell’idealismo filosofico. Dal loro punto di vista, l’idealismo dovrebbe essere considerato e valutato nei limiti della problematica gnoseologica; ossia sarebbe stato un tentativo, sostanzialmente erroneo anche se storicamente ricorrente, di affrontare il problema della conoscenza.

 

II] A ben vedere, da Platone ad Hegel, l’idealismo filosofico è stato molto di più, configurandosi come concezione generale del mondo e della storia. Si tratta di una spiegazione complessiva che, in quanto tale, presuppone un’adesione di tipo religioso. Nei confronti delle fedi religiose tradizionali, la filosofia idealista è benevola: conterrebbero un nucleo di verità e sarebbero utili per governare le passioni degli esseri umani, altrimenti condannati a finire preda della loro componente animale e ferina. Il rapporto tra pensiero filosofico e pensiero religioso, tuttavia, sarebbe lo stesso che intercorre tra una consapevolezza razionale, faticosamente raggiunta dopo tanto studio ed esperienze di vita vissuta, ed una visione mitica e poetica, basata sul prevalere dell’elemento sentimentale.

Nel cosiddetto neo-idealismo italiano e segnatamente nel pensiero di Benedetto Croce si ritrova perfettamente la concezione di una filosofia che è essa stessa una religione. Va oltre le rivelazioni religiose, ma non ha la pretesa di sostituirle ed anzi le rispetta: perché non si può pretendere che milioni, anzi miliardi, di esseri umani comincino improvvisamente a comportarsi come maturi filosofi.

 

III] In una società come la nostra che tende a relegare la filosofia tra le cose inutili (inutile come la storia, inutile come il sapere umanistico, inutile come la stessa lingua italiana), tanti non hanno i minimi strumenti conoscitivi per accorgersi di una banale evidenza: i nostri processi decisionali sono il più delle volte dominati da una mentalità idealistica, che però non ha coscienza di sé.

Governanti, politici di professione e scrittori di cose politiche, economisti, scienziati, insegnanti, imprenditori, danno per scontate le affermazioni che di seguito si riportano e che sono sintetiche enunciazioni dei singoli passaggi mentali attraverso cui si costruisce compiutamente l’idealismo filosofico.

— 1) Il pensiero conosce e interpreta la realtà.

— 2) Il pensiero domina e trasforma la realtà.

— 3) La realtà dipende al pensiero.

— 4) Pensiero e realtà coincidono, nel senso che la seconda è ciò che il primo vuole sia.

— 5) L’idealismo è dunque una concezione che esalta la forza della volontà umana, forza insieme distruttiva e creatrice. Incessantemente distruttiva ed incessantemente creatrice.

 

IV] I nostri idealisti, come Croce, o Guido De Ruggiero, o Adolfo Omodeo, erano persone perbene, educate ai valori dell’umanesimo, animate da ideali liberali, abituate a collocare il pensiero nella sua dimensione storica: nella storia gli apporti individuali, pur significativi, si ridimensionano ed emergono i grandi processi, determinati dall’intrecciarsi e dal confliggere delle forze umane, con esiti mai scontati in partenza. Anche Hegel, nonostante i pregiudizi propri di certa pubblicistica, veniva da un’educazione umanistica e cristiana ed aveva uno sviluppatissimo senso storico.

Inoltre, Croce, De Ruggiero, Omodeo, Hegel, credevano tutti nello Spirito, di cui in altro momento sarebbe opportuno spiegare il significato e l’importanza.

Dio ci protegga, invece, dai troppi idealisti inconsapevoli, i quali presumono che la realtà naturale e la medesima realtà umana siano come cera, che il decisore di turno può plasmare come ritiene.

Piccoli apprendisti stregoni, con il complesso di Dio, nel senso che, al posto della Divinità in cui non credono, collocano sé stessi.

 

V] Tutti avremmo oggi bisogno di riscoprire il concetto di “limite”, che deve diventare anche rifiuto di una certa idea dello sviluppo economico, fondato sulla crescita quantitativa.

Serve rispetto della natura, la quale ha i suoi equilibri e non può essere violentata oltre misura, senza che gli effetti negativi ricadano sugli esseri umani (si pensi a fenomeni come le mutazioni climatiche, o alle devastazioni che le piogge possono produrre in territori fortemente interessati da dissesto idro-geologico).

Serve rispetto del Creato, laddove, negli equilibri naturali, non soltanto tutto funziona, ma tutto appare armonico, regalandoci continuamente e gratuitamente esempi di bellezza.

Serve, infine, rispetto nei confronti delle generazioni future. Alle quali forse non siamo in grado di lasciare un mondo migliore di quello che noi stessi abbiamo conosciuto, ma alle quali dobbiamo evitare di lasciare un deserto.

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