OVVIETA’ ECONOMICA INASCOLTATA

320px-Palazzo_della_banca_d'italia_(firenze)_03Il 27 aprile 2012 questo foglio ospitò un mio breve scritto intitolato: “Un incomprensibile ritardo del Governo Monti” in cui stigmatizzavo il ritardo (dopo oltre 4 mesi dall’insediamento di quell’ Esecutivo) per le difficoltà che incontrava il Ministro Giarda, a procedere alla revisione della spesa pubblica revisione che giudicavo essenziale per cercare di ridurre l’enorme disavanzo pubblico. A distanza di due anni detta revisione (detta, per renderla più alla moda, “spending review”), dopo ben due Governi, sembra ancora in alto mare. Nel frattempo il nostro debito si è accresciuto a dismisura. L’economia di un paese è, semplificando, soggetta alle stesse regole che sovraintendono all’economia di una famiglia.

Se un nucleo famigliare dispone, ad es., di 2000 euro di entrate mensili e spende mensilmente 4.000 euro, dopo qualche mese sarà costretto ad indebitarsi e se continuerà a spendere somme superiori ai propri introiti non sarà in grado di onorare i propri debiti e, per conseguenza, non troverà più chi gli farà credito e dovrà, se ne dispone ancora, vendere i propri beni, mobili ed immobili. La revisione della spesa pubblica appare perciò ineludibile per il nostro Paese. “Tertium non datur” Non vorremmo che il Primo Ministro Renzi non intervenendo con estrema decisione e sollecitamente in questa materia si trovi nella situazione di Riccardo III, ultimo dei Plantageneti, alla battaglia di Bosworth Field del 1485 contro Enrico Tudor, quando, disarcionato, andava gridando (secondo W. Shakespeare v.Riccardo III, Atto V, scena IV): “Un cavallo, un cavallo per il mio regno”. Nel caso del nostro Fiorentino l’implorazione potrebbe essere: “La revisione della spesa, la revisione della spesa (subito) per il mio Governo”.

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