WILLIAM JENNINGS BRYAN

William Jennings Bryan

William Jennings Bryan

Tre volte in corsa, tre volte sconfitto

Al termine della convention democratica di Chicago del 1896, la maggioranza dei delegati, ripudiata la politica di Grover Cleveland e dei suoi sostenitori, candidò alla presidenza William Jennings Bryan.

Trentaseienne e per ciò stesso il più giovane aspirante alla Casa Bianca mai prescelto dai due maggiori partiti (la Costituzione prescrive che si debbano avere almeno trentacinque anni compiuti), Bryan era arcinoto in tutto il Paese come un magnifico e torrenziale oratore e un integerrimo sostenitore dei valori della tradizione.

La scelta democratica spiazzò il partito populista – all’epoca, particolarmente attivo e seguito – che si trovò obbligato a sostenerlo pur proponendo un proprio diverso candidato alla vice presidenza. (Per inciso, straordinario il caso di un pretendente a White House affiancato da due differenti possibili vice.)

Bryan percorse l’intera nazione in lungo e in largo, totalizzando trentamila chilometri in treno, in diligenza e a cavallo e tenendo seimila comizi mentre il repubblicano McKinley preferiva servirsi quasi esclusivamente dell’apparato del proprio partito ampiamente foraggiato dagli industriali e dai banchieri di maggior peso che temevano fortemente le riforme, in larga parte populistiche, proposte dal democratico.

Alla fine, malgrado Bryan si fosse affermato in tutto il Sud e nel West, la vittoria arrise a McKinley.

Non domo, il Nostro si ripropose quattro anni dopo contro lo stesso avversario, purtroppo con il medesimo esito.

Sconfitto anche alla convenzione del 1904 dal conservatore Alton Parker (nel successivo novembre, travolto con l’intero partito dell’asino da Theodore Roosevelt), nel 1908 Bryan ebbe la sua ultima chance ma, pur riportando a galla i democratici, ebbe la peggio e presidente divenne il delfino del primo Roosevelt, William Taft.

Segretario di Stato con Woodrow Wilson – che aveva sostenuto nella campagna elettorale del 1912 contro lo stesso Taft e il redivivo Theodore Roosevelt – dal 1913, contrario ad un intervento americano nella Prima Guerra Mondiale, si dimise nel giugno del 1915.

Dieci anni dopo, ancora popolarissimo, partecipò in veste di esperto della Bibbia al celeberrimo ‘processo della scimmia’ (il primo seguito alla radio in tutti gli Stati Uniti), tenutosi a Dayton, nel Tennessee, laddove una legge locale proibiva l’insegnamento di qualsiasi teoria evoluzionista nelle scuole pubbliche.

Un giovane docente di biologia – John T. Scopes – aveva violato il divieto e, conseguentemente, era stato arrestato e sottoposto a giudizio.

Il processo vide in aula un drammatico confronto tra Bryan – che, ovviamente, difendeva il fondamentalismo biblico – e Clarence Darrow, agnostico dichiarato ed uno dei migliori avvocati del Paese.

Scopes fu condannato simbolicamente ad una piccola ammenda e William Jennings Bryan, umiliato dall’esito dello scontro dialettico che lo aveva visto soccombere anche per le astuzie procedurali messe in atto da Darrow per impedirgli la replica finale sull’efficacia della quale il Nostro molto contava, morì poco dopo per un colpo apoplettico.

 

Ecco quanto a proposito del processo ho scritto anni orsono:

“All’incirca ottanta anni fà, a Dayton, Tennessee, nel ‘profondo Sud’ americano, sulla scorta di una legge approvata pochissimo tempo prima, ecco aprirsi un processo per qualche verso di poco conto (l’imputato finirà per essere condannato al pagamento di una multa di cento dollari!) nei cui confronti, però, si appunta, sollecitata dal famoso giornalista Henry Louis Mencken, l’attenzione dell’intera nazione. 

Alla sbarra, John T. Scopes, giovane insegnante di biologia presso il locale liceo, accusato di aver violato (lo aveva fatto volontariamente per sollecitare l’attenzione dei media sulla nuova disposizione) la legge che, come detto da pochi mesi, proibisce anche solo di accennare a scuola alle teorie evoluzionistiche darwiniane.

In sua difesa, appositamente arrivato dalla metropoli, nientemeno che il grande penalista Clarence Darrow, celebre in tutto il Paese, al quale l’accusa contrappone un ‘esperto’ della Bibbia di primissimo piano, William Jennings Bryan, già segretario di Stato con Woodrow Wilson dal 1912 al 1915 e, per parte sua, in precedenza, tre volte invano candidato alla Casa Bianca. 

‘Esperto della Bibbia’ ho detto, ed è questo il punto. 

In Tennessee, come in molti altri Stati dell’Unione (e non solo fra quanti appartenenti alla cosiddetta ‘Bilble belt’) è quel libro sacro il fondamento incontrovertibile, anche e soprattutto riguardo alla creazione dell’uomo. 

Tutti, in quelle e nelle vicine terre, rifiutando assolutamente l’evoluzionismo che “va contro il dettato divino”, sono ‘creazionisti’!

Assalto dei media (il processo sarà il primo seguito via radio in tutto il Paese), grandi emozioni, contrasti insanabili di educazione, di stile e di carattere tra Darrow e Bryan che peraltro si conoscevano benissimo ed erano in qualche modo amici. 

Memorabile, l’interrogatorio del primo al secondo: 

“Crede che il sole sia stato creato il quarto giorno?” 

“Si”. 

“E c’erano già il mattino e la sera?”… 

Come si è detto, vittoria dell’accusa, del tutto effimera visto che il verdetto verrà annullato in sede di Corte Suprema.

Infine, morte per infarto, pochissimi giorni dopo e probabilmente in conseguenza dell’aspra contesa verbale, di William Jennings Bryan, in qualche modo personalmente sconfitto considerato che di fronte all’intera nazione, alla radio, ne erano state svelate le posizioni oscurantiste.

L’appassionante vicenda verrà rappresentata a teatro con grande successo (‘Inherit the Wind’, autori, Jerome Lawrence e Robert E. Lee) e quindi trasposta cinematograficamente due volte. 

Da Stanley Kramer nel 1960 – ‘…e l’uomo creò Satana’ – con Spencer Tracy e Fredric March sul grande schermo, e molti anni dopo, in un film tv (‘1925, il processo della scimmia’), con Kirk Douglas e Jason Robards.

Sono trascorsi quasi ottant’anni, ma ancora pochi giorni orsono la stampa, con grande clamore, riportava l’esito di un sondaggio condotto negli USA secondo il quale oltre la metà degli americani al riguardo si dichiara ‘creazionista’ e si rifiuta di credere a Darwin o a chiunque altro parli di evoluzionismo. 

Nulla di nuovo sotto il sole?!”

da: www.dissensiediscordanze.it

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *