LA CORRUZIONE COSTITUISCE UN ILLECITO PENALE ED UN DANNO PER IL SISTEMA ECONOMICO

Schurz_CorruptionTale affermazione si ritiene non necessiti di dimostrazione: tanto che pressoché tutti i Governi che si sono avvicendati negli ultimi trenta anni hanno posto la lotta alla corruzione in cima ai programmi di governo. E talvolta hanno adottato misure di contrasto, che però, almeno allo stato, si sono rivelate  né incisive nè risolutive. Talune non sono state certo inutili, si badi (tale non è, certamente, quella relativa alla neo istituita Autorità): ma non certo risolutive.

La ragione di ciò  è tanto semplice e variegata  quanto la causa a monte risulta mai decisivamente rimossa.

Esemplificativamente, in Italia si continua a corrompere ad a farsi corrompere e si è tutti d’accordo nel ritenere che il fenomeno sia largamente più diffuso rispetto a quello che periodicamente emerge in quanto:

a)la condotta del Pubblico Ufficiale che si “vende” per compiere un atto contrario ai propri doveri d’Ufficio  o che pretende un compenso di varia natura per compiere l’atto del suo ufficio è tanto diffusa quanto difficile da reprimere nella flagranza;

b) le condotte corruttive sono spesso accompagnate e/o precedute da comportamenti pre-tipici (manifestare difficoltà insormontabili e/o create ad arte per ritardare l’evasione della pratica; ventilare futuri dinieghi o futuri vantaggi ulteriori, etc) che sfuggono ad una percezione pre-penale nell’ambiente di lavoro, etc (per questo nessuno denuncia nulla “prima” che una indagine si avvii, e quelle avviate spesso risentono di fortunate coincidenze);

c)i fatti di micro-corruzione non emergono quasi mai.

Il danno è enorme. Se anche – si badi, per mera comodità espositiva – si volesse ritenere che si tratti sempre di corruzione per atto “conforme” ai doveri d’ufficio  e, quindi, in virtù di pratiche corruttive il danno per l’amministrazione e la collettività complessivamente intesa sia “minor” (in fondo, potrebbe dirsi, sarebbe stato adottato l’atto “giusto”, sebbene in cambio di un pagamento indebito) l’impatto, non solo etico, ma economico (rallentamento attività, farraginosità dell’azione amministrativa, incertezza sulla spettanza finale del bene, etc) è incalcolabile

In tempo di crisi economica un costo insopportabile.

Si parla tanto di burocrazia che rallenta; di tempi lunghi per la decisione delle cause; di farraginosità delle leggi, quali elementi di incertezza per gli operatori economici.

Tutte considerazioni giuste, per carità: ma che dire di un sistema in cui ogni appalto, licenza, abilitazione etc rischia di incagliarsi in richieste corruttive?

Il cuore (mai affrontato) del problema, riposa in una constatazione: oggi farsi corrompere è un rischio che il pubblico ufficiale corre, perchè è quasi sicuro della impunità.

E lo è, perché nessuno, fuori dal corruttore, percepisce i reali contorni della condotta del pubblico ufficiale medesimo ed il “corruttore” (il privato, cioè, che indebitamente ricava una utilità dalla indebita dazione di denaro od altra utilità al pubblico funzionario) non è assolutamente interessato a denunciare, né potrebbe farlo, perchè sarebbe soggetto alle stesse pene del pubblico funzionario infedele.

Così infatti stabilisce l’art. 321 cp: le pene del delitto di corruzione si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità.

A questo punto occorre chiedersi: il sistema ha interesse oppure no a incentivare forme di omertà? Se la risposta è ‘ no’ , allora non rimane che aumentare le forme di incertezza nel corrotto, tali da indurlo a rinunciare a farsi corrompere.

E come fare per raggiungere questo risultato?

In un unico- risolutivo- modo: occorre eliminare la solidarietà che il sistema penale vigente finisce per creare fra corruttore e corrotto.

Modificare l’art. 321 cp, stabilendo che il corruttore non è punibile se, entro un certo termine temporale (es: entro tre anni dal fatto, ma ovviamente qualsiasi diversa meditata soluzione temporale può essere ben accetta) denunci l’avvenuta consumazione del reato  ovvero se, pur decorso detto termine, e prima che venga esercitata l’ azione penale nei suoi confronti, denunci il fatto fornendo decisivi elementi per la punizione del funzionario corrotto.

L’ insicurezza del pubblico ufficiale di non essere denunciato dal suo corruttore lo dissuaderebbe dal farsi mettere sotto potenziale ricatto da questi per un tempo consistente: chi si farebbe corrompere per un certo appalto, paventando che l’indomani il corruttore potrebbe denunciarlo senza sopportare conseguenze?

Si obietterà: ciò è immorale (così assicurando al privato l’esenzione da conseguenze penali che si merita, perchè la condotta di chi aspira ad un bene che non gli spetta corrompendo il pubblico funzionario è tanto odiosa quanto quella di quest’ultimo).

Si può ribattere: sono meno “immorali”, per caso, le altre forme di pentitismo contenute nella legislazione speciale (antiterrorismo, antimafia e via dicendo)? Eppure non hanno  esse fornito un contributo decisivo per la sconfitta od il contenimento di tali forme di criminalità?

Ulteriore obiezione possibile: questa modifica potrebbe dare un’ arma al privato disonesto che potrebbe ricattare il pubblico ufficiale (già da lui in passato corrotto) semplicemente minacciandolo: “o mi dai (anche stavolta)  l’appalto (e forse anche gratis)  o ti denuncio come corrotto in riferimento al passato appalto che mi hai dato”.

E’ vero. Il rischio c’è. Ma la finalità della norma che si auspica venga al più presto introdotta è proprio questa:  scoraggiare  il più possibile il funzionario pubblico dal farsi corrompere.

Questa idea non è né “nuova”, né rivoluzionaria: applica alla “politica” ed ai pubblici funzionari consolidati e radicati principi della legislazione premiale e pentitistica; fu in passato ipotizzata invano (art. articolo 8 del disegno  legge presentato dal deputato Azzaro nel 1984).

Da allora sono trascorsi trent’anni. Se si ritiene che la situazione complessiva sia migliorata, allora si bocci pure questa idea. Se invece si ritiene che il fenomeno ( a dispetto di Mani Pulite, tangentopoli, etc) non solo sia lungi dall’essere sconfitto, ma si sia addirittura dilatato, si adotti velocemente l’unica misura che può colpire tali condotte moralizzando “coattivamente”  vita politica ed azione amministrativa

2 comments for “LA CORRUZIONE COSTITUISCE UN ILLECITO PENALE ED UN DANNO PER IL SISTEMA ECONOMICO

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