PIU’ EUROPA SPENDENDO (…MOLTO) MENO!

governance-economicaRicollegandoci a quanto scritto su questo sito nell’articolo “Ripensare l’Europa o la morte” da C. Ocone, riteniamo che si debba ormai ripensare se sia utile e opportuno che la UE continui a spendere la maggior parte dei fondi a sua disposizione su tematiche che i singoli paesi potrebbero gestire meglio da soli. Sono davvero necessari i circa 140 miliardi di euro versati ogni anno dagli stati all’UE (tra cui circa 17 pagati dall’Italia, di cui si parla poco, ma ben evidenti dalla lettura del bilancio europeo)?

A nostro parere, tagliando tutti i sussidi improduttivi e distorsivi, ne basterebbero meno di un decimo. In parallelo bisognerebbe ridisegnare la missione delle istituzioni europee, da un lato tornando allo spirito originale della costruzione europea, rivolto alla libertà di concorrenza e all’integrazione dei mercati, dall’altro proseguendo il processo di unificazione delle regole e rafforzando l’integrazione culturale.

A questo proposito le tematiche più importanti su cui accelerare, tutte a costo zero, consisterebbero nell’insegnamento adeguato di una lingua comune, leggi sul lavoro e per l’impresa, giustizia, sicurezza e difesa. Il fatto che pochissimi concittadini sappiano quanto costa la macchina europea (e quanti soldi i singoli stati mandano in Europa, per che cosa vengono spesi e quanti di essi tornano nei paesi da cui sono partiti) è prova dello scarso interesse che i cittadini provano nei confronti del tipo di integrazione finora perseguita.

Quasi nessuno sa, infatti, che dei circa 140 miliardi di € all’anno di fondi a sua disposizione, la UE spende per l’agricoltura circa il 40% mentre per gli interventi per la “crescita sostenibile” circa il 48% (in entrambi i casi, tra l’altro, con effetti spesso distorsivi del mercato) mentre, solo per l’amministrazione, ben 8 miliardi all’anno (pari a circa il 6%).

Anche per gli europeisti più convinti è paradossale che l’UE utilizzi circa l’88% dei suoi fondi per finanziare progetti che i singoli stati, ripetiamo, potrebbero spesso gestirsi meglio da soli mentre non insiste sull’armonizzazione dei temi di cui sopra dove, attraverso l’integrazione, si riuscirebbe addirittura ad ottenere non maggiori spese ma risparmi consistenti.

Tra l’altro, se gli stati dell’UE avessero reso omogenee le leggi a favore dell’impresa ciò avrebbe aumentato dappertutto gli investimenti non domestici determinando un risultato probabilmente superiore a quello raggiunto spendendo (in modo spesso inefficiente) i circa 70 miliardi annui per la “crescita sostenibile” (dove il termine “sostenibile” è spesso utilizzato a sproposito).

Una riduzione e diversa finalizzazione dei fondi europei metterebbe probabilmente d’accordo sia i veri europeisti che gli euroscettici. Il nostro governo dovrebbe approfittare del semestre di presidenza italiana dell’UE per affrontare questo tema.

Da: Huffingtonpost.it

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