GIUSTIZIA IN CRISI. CHE FARE?

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUno Stato dove la giustizia non funzioni è destinato, prima o poi,alla decadenza o ad essere dominato da una dittatura.
L’amministrazione della giustizia incide, infatti, profondamente su tutti i settori della vita di un paese e costituisce uno dei baluardi della democrazia.
E’ sotto gli occhi di tutti che l’amministrazione giudiziaria italiana fa acqua da tutte le parti.Le cause di ciò sono molteplici:

– un “corpus” legislativo eccessivo e, sovente, confuso che, per conseguenza, si presta al cavillo ed ai ricorsi ergo ai ritardi abnormi nel corso dell’iter processuale;

  • una propensione del popolo italiano alla litigiosità, che viene alimentata, probabilmente “non disinteressatamente”, dal numero sterminato di avvocati che – giova ricordarlo -, potendo fruire dell’ausilio dei numerosi colleghi che siedono in Parlamento, non ha, verosimilmente, interesse a promuovere la semplificazione normativa;
  • un ordine giudiziario che nel corso dei anni è diventato una casta auto – regolamentatasi e non del tutto insensibile, sovente, alle seduzioni della politica e, talora, purtroppo, del danaro e che non considera la funzione di cui e investito – come dovrebbe essere – un sacerdozio laico.

 

Il Governo dovrebbe iniziare proprio da quest’ultimo problema l’indispensabile anche se molto ardua opera di risanamento del sistema facendo approvare dal Parlamento “in primis” alcune norme che prevedano:

  • il divieto per i magistrati (come avveniva in passato) di esercitare nelle regioni di origine e questo onde evitare i cosi’ detti ed ovvi “condizionamenti ambientali” ( = amicizie, legami di parentela etc. );
  • l’ineleggibilità per gli stessi, inclusi quelli appartenenti alle magistrature superiori ( che sono attualmente esonerati da tale divieto ex art. 8 del T.U. delle leggi elettorali, D.P.R 30 – 3 – 1957 N°361 e successive modifiche) nelle circoscrizioni sottoposte, in tutto o in parte, alla giurisdizione degli uffici ai quali si sono trovati assegnati o presso i quali hanno esercitato le loro funzioni in un periodo compreso entro i 12 mesi antecedenti la data di accettazione della candidatura e “ non “ solo, come previsto dal già citato articolo 8, nei sei mesi antecedenti la data di accettazione e questo in quanto che l’esercizio delle funzioni giurisdizionali non può essere condizionato dalla prospettiva di una candidatura. Ci sembrerebbe, invece, opportuno non modificare il già menzionato testo legislativo laddove prevede l’ineleggibilità dei magistrati che all’atto della accettazione della candidatura non si trovino in aspettativa nonchè il divieto, per quelli non eletti, di esercitare per un quinquennio le loro funzioni nelle circoscrizioni nel cui ambito si sono svolte le elezioni;
  • ripristinare il sistema di promozione dei magistrati in vigore fino agli anni ‘60 basato sulla valutazione da parte di Commissioni formate da alti magistrati (ovviamente non sempre gli stessi) delle sentenze redatte dai candidati in un periodo “eguale per tutti” e scelto di volta in volta e non, come, salvo errore, avviene attualmente, per anzianità esclusione fatta per i vertici;
  • intervenire “sollecitamente” ad opera del Consiglio Superiore della Magistratura in casi di plateali contenziosi tra magistrati di uno stesso ufficio (v., ad es. Procura di Milano) chè i cittadini devono non subire “turbamenti” a ragione di eventuali diatribe tra magistrati.

Ci piace terminare con due frasi nella lingua dell’antica Roma.

-“Bonus atque fidus judex honestum praetulit utile.” (= Buono e sicuro è il giudice che antepone l’onesta ad ogni utile personale; Orazio,“Odi,”4,9,11);

– “Fondamentum perpetuae commendationis et famae est justitia sine qua nihil potest esse laudative” (= Fondamento perpetuo di elogio e di fama è la giustizia senza la quale nulla può esserci di lodevole;Cicerone,”De Officiis, 9, 20,71).

 

1 comment for “GIUSTIZIA IN CRISI. CHE FARE?

  1. 19 febbraio 2016 at 11:36

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