GIOVANNI BORGHI

Lungimirante quanto pochissimi altri e capace di coniugare al meglio la passione per lo sport con gli affari, Giovanni Borghi è ancor oggi studiato nelle Business Schools di tutto il mondo quale ‘inventore’ della sponsorizzazione appunto sportiva.
Già prima della metà degli anni Cinquanta del trascorso Novecento, infatti, aveva intuito che, con l’affermarsi della televisione e con il proliferare delle riprese dirette dei principali e più seguiti avvenimenti agonistici, la battaglia per il dominio del mercato – in assenza di altri tipi di pubblicità tv quali gli spot, all’epoca inimmaginabili – nel suo come negli altri rami dell’industria, sarebbe stata immancabilmente vinta da chi fosse stato maggiormente presente sul piccolo schermo proprio in quelle occasioni.

Amava il calcio e divenne presidente del Varese che portò rapidamente in serie A anche se mai gli riuscì di aggiungere sulle maglie biancorosse la scritta Ignis.

243px-Giovanni_BorghiGli piaceva il basket e creò quasi dal nulla la mitica e invincibile Ignis Varese che spopolò per anni ed anni sui parquet di tutta Europa, e  non solo, raggiungendo traguardi impensabili e record sicuramente imbattibili (si pensi solo al fatto che il team di Borghi è arrivato alla finale di Coppa dei Campioni ben dieci volte di fila e che nessuna squadra, in nessun altro sport può vantare simili risultati).

Adorava il pugilato, e quasi tutti i migliori boxeur italiani, in pochissimo tempo, entrarono a far parte della sua ‘scuderia’.

Sapeva quanto gli italiani amassero il ciclismo e convinse molti dei grandi assi del mondo delle due ruote ad entrare a far parte della Ignis.

Per decenni, non ci fu praticamente avvenimento sportivo di un qualche rilievo che non lo vedesse protagonista, capace com’era di occupare con la sua larga e simpatica faccia, accompagnata dall’inconfondibile vocione, ogni volta che un ‘suo’ uomo o una ‘sua’ squadra si faceva onore, lo schermo in bianco e nero.

Giovanni Borghi

Per decenni, Varese e provincia dovettero a lui, arrivato a Comerio dalla natia Milano con padre e fratelli nel 1943 a guerra mondiale ancora in corso, alla sua intraprendenza, ai grandi successi nell’industria che seppe conseguire (i frigoriferi Ignis erano conosciuti e venduti dovunque), notorietà a livello internazionale e rispetto.

Infiniti gli aneddoti, veri e inventati, che lo vedevano protagonista.

Probabilmente, il più famoso è quello relativo al colloquio che ebbe con i dirigenti de L’Equipe, il celeberrimo quotidiano sportivo parigino  che organizza il Tour de France. Intendeva convincerli ad abbandonare il tradizionale assetto della Grande Boucle alla quale, praticamente da sempre, erano ammesse solo le squadre cosiddette ‘nazionali’: la Francia, la Spagna, l’Italia, e così via. Vuole, il ‘cumenda’, che allo start si possa schierare anche la Ignis visto che il mercato francese gli interessa. Perché ciò avvenga, la corsa va aperta alla squadre di ‘marca’.

Una vera rivoluzione!

Gli dicono di no e, allora, infastidito, rivolto ai suoi accompagnatori, in dialetto, chiede: “S’el custa L’Equipe?”

Non si tratta di una battuta. È davvero disposto a comprare il giornale e poi a fare come dice lui!

Il tempo, come sempre, gli darà ragione e il Tour, poco dopo, aprirà alle squadre di marca che ancora oggi ne sono protagoniste.

A quest’uomo, rude all’aspetto ma generoso, al quale tanto deve, Varese ha dedicato un monumento posizionato nello spazio antistante lo stadio Franco Ossola di Masnago. Inaugurato l’11 novembre del 2001, è opera del nostro Vittore Frattini. Alla cerimonia ha fatto seguito una,
per qualche verso, malinconica commemorazione, giustamente ospitata dal vicino palazzetto dello sport tante volte teatro delle gesta della mitica Pallacanestro Ignis. Centinaia gli intervenuti e moltissimi i campioni dello sport. Tutti, al di là di ogni retorica, ne hanno ricordato l’umanità.

Un anno dopo, alla presentazione del bel libro di Gianni Spartà ‘Mister Ignis’, che, ovviamente, lo vede protagonista, mi è capitato di ascoltare le parole che volle pronunciare Arnaldo Pambianco – assai significative perché, non me ne voglia l’antica maglia rosa, uscite
dalla bocca di un onesto pedalatore e non di un campionissimo – capace di sconfiggere nientemeno che Jacques Anquetil nel Giro d’Italia del 1961 indossando la casacca di una delle squadre ciclistiche del patron: “È stato un padre per me. Mi ha dato fiducia. Dopo i miei genitori, sarà la prima persona che saluterò in Paradiso quando il momento verrà”.

2 comments for “GIOVANNI BORGHI

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