LA NECESSITA’ DI UN EUROPA DELL’ENERGIA

Pompa_petroliferaL’incontro di questi giorni a Ginevra fra Ucraina, Russia, Usa e Unione europea rafforza l’idea, se mai ce ne fosse stata l’esigenza, della necessità di una Europa dell’energia.

La CECA, la CEE e l’attuale assetto europeo, che (non casualmente) non comprende la Norvegia, ricca di petrolio e Paese esportatore di energia, furono guidati in primo luogo dal fine comune di una maggior sicurezza dell’approvvigionamento energetico.

L’energia, quindi, può essere considerata, non a torto, una tematica cruciale che unisce i 28 Paesi membri e su cui poggia l’attuale Unione Europea.

Ma chi è oggi la voce che rappresenta la volontà dei cittadini europei in tale campo?

Il Commissario europeo per l’energia è responsabile della politica energetica, ma chi detta questa politica e da chi è legittimata? Altri punti fermi che sicuramente incidono sul coordinamento delle attività nell’attuale assetto, ovviamente, sono il Presidente della Commissione Europea, il Presidente del Consiglio Europeo e l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, frutto del lavoro svolto in Convenzione Europea ormai più di dieci anni fa che ha portato al Trattato di Lisbona. E infine, i soggetti democraticamente eletti nei singoli stati membri, vale a dire i ministri che si occupano di energia, si riuniscono nel Consiglio dell’Unione Europea.

E’ sicuramente corretta la definizione di un’Europa come “unità nella diversità”, ma è altrettanto doveroso poter attribuire responsabilità alle scelte politiche.

E quindi perchè non creare un Alto rappresentante per la politica di sicurezza dell’approvvigionamento energetico e infrastrutture dell’Unione europea, che presieda il Consiglio dell’Unione Europea in merito alle tematiche che attualmente raggruppano trasporti, telecomunicazioni ed energia.

Come per gli esteri, l’istituzione del ministro dell’energia europeo potrebbe peraltro unire sotto lo stesso capello le figure che si occupano di energia in Commissione e in Consiglio. E chissà che a tendere, si riuniscano anche il presidente della Commissione Europea con il presidente del Consiglio d’Europa.

Parallelamente, non si può dimenticare i fattori benefici che la terzietà, indipendenza e autonomia che le Autorità nazionali dell’energia hanno garantito negli anni e che, giustamente il “Terzo Pacchetto Energia” ha confermato nel 2009, sull’esempio del modello che l’Italia aveva saggiamente adottato già nel lontano 1995.

Con il medesimo “Terzo pacchetto energia” del 2009 sono peraltro stati fatti passi avanti verso un’armonizzazione delle regole comuni, con l’istituzione dell’Agenzia europea per la cooperazione fra i Regolatori Nazionali dell’Energia (ACER), che ha il compito di assistere e coordinare le Autorità nazionali nell’esercizio, a livello europeo, dei loro compiti di regolamentazione. Un agenzia che già sta svolgendo compiti europei di cooperazione fra i gestori delle reti europee, monitoraggio dei mercati del gas e dell’elettricità e valutazione delle infrastrutture energetiche transeuropee.

Risulta ovvio, infatti, che la condivisione di infrastrutture europee come il trasporto gas, gli stoccaggi, i rigassificatori, o la rete di trasmissione dell’energia elettrica, già oggi stanno chiamando regolamentazione condivisa come avviene in Banca Centrale Europea per affrontare il governo della moneta. Una regolazione omogenea delle reti energetiche, quindi, che garantisca l’accesso a tutti gli operatori alle infrastrutture e ai mercati in modo non discriminatorio.

Il rischio è di un ritorno, su temi strategici come l’energia, di azioni individuali poco efficienti, anche per la sovrapposizione fra funzioni di policy e leve regolatorie, proprio adesso che le problematiche geopolitiche incalzano sugli approvvigionamenti energetici.

Quanto sopra dovrebbe portare a qualche riflessione, che induca maggiori sforzi verso una Autorità di regolazione dell’energia indipendente e autonoma a livello europeo, reticolare a livello di stato membro attraverso il corretto rafforzamento di ACER e delle Autorità nazionali indipendenti e guidata da scelte politiche coerenti e chiare, grazie al rafforzamento democratico e razionalizzazione della voce politica.

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