IL GLORIOSO ESERCITO AMERICANO

 

GenUSGrantPer un attimo o poco più, nel corso della seconda settimana di combattimenti nella Guerra contro l’Iraq, da parte di molti osservatori, visto il forte rallentamento (se non il blocco) delle armate americane lanciate verso Bagdad, si è temuto (e, in qualche caso, sperato) che il conflitto potesse trasformarsi in una logorante guerra di posizione e si è paventato che il comandante della spedizione, generale Tommy Franks, avesse sbagliato alla grande calcoli, tattica e strategia.

 

Così non è stato, ma i dubbi in merito avevano una qualche ragione d’essere quando si pensi alla poca capacità assai spesso dimostrata dagli strateghi americani nei trascorsi conflitti (ultimo, quello del Vietnam).

 

Per inciso, ancora oggi, nelle principali Accademie militari americane, si studia l’andamento della celebre battaglia di Little Big Horn (25 giugno 1876), laddove Cavallo Pazzo, a capo dei Sioux Lakota, diede una memorabile lezione a George Armstrong Custer e al suo Settimo Cavalleria.

 

A ben guardare, perfino il Padre della Patria George Washington – vittorioso, alla fine, sugli inglesi nella Guerra di Indipendenza – dal punto di vista tattico non si dimostrò certamente un’aquila.

Il massimo (o il minimo), però, si ebbe all’epoca della Guerra di Secessione, allorché, per oltre un anno, i due eserciti contrapposti (ovviamente, quello nordista e quello sudista) si scontrarono senza che l’uno o l’altro riuscisse davvero a prevalere.

Fatto è che alla guida degli schieramenti in campo erano ufficiali superiori tutti provenienti dalla celebre Accademia di West Point e tutti allievi del medesimo maestro: Dennis Hart Mahan.

Questi, fervente ammiratore dello storico e stratega di origini svizzere (anche se la sua carriera militare ai più alti livelli si svolse dapprima in Francia e poi in Russia) barone Henri Jomini, alle sue teorie si ispirava e solo quelle insegnava.

Jomini sottolineava in combattimento l’importanza della conquista del territorio e la necessità della presa della capitale del nemico. Aveva il barone delineato una situazione di battaglia nella quale i due eserciti erano schierati su linee opposte, una difensiva e l’altra offensiva, e aveva predisposto una serie di dodici diagrammi che illustravano i possibili ordini da impartire ai combattenti.

Visto che in ben cinquantacinque dei sessanta maggiori scontri armati di tutta quella guerra i generali di entrambi gli eserciti erano stati allievi da Hart Mahan, si comprende come l’uno avesse sempre in mente cosa intendesse fare l’altro e riuscisse facilmente a contrastarlo.

Da quella situazione si uscì solamente dopo la battaglia di Antietam – 17 settembre 1862 – quando finalmente si comprese che era necessario un differente metodo di conduzione della guerra.

Le armate del Nord, affidate di li a poco al futuro presidente Ulisse Grant, presero il sopravvento e, malgrado la strenua ed eroica resistenza, il Sud secessionista, a corto soprattutto di uomini e di armi, fu alla fine sconfitto.

 

2 comments for “IL GLORIOSO ESERCITO AMERICANO

  1. 26 luglio 2014 at 01:55

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  2. 6 luglio 2014 at 20:17

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