YOUTH GUARANTEE: SCELGA IL CITTADINO

In questi giorni si sente parlare di un prossimo piano di garanzia per l’occupazione dei giovani che dovrebbe partire dall’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal programma Youth Guarantee dell’Unione Europea. Si tratta di circa 1,5 mld di euro che l’Ue mette a disposizione per politiche per l’occupazione dei Giovani.

Ancora è da stabilire con esattezza la ripartizione dei fondi tra incentivi alle imprese e servizi all’impiego, ma una dotazione così importante non può che indurre a riflettere più in generale sul problema del lavoro e dell’occupazione in Italia. Sarebbe quindi auspicabile un utilizzo esteso dello strumento per far germogliare un vero sistema di politiche attive del lavoro con operatori specializzati rivolto almeno alla platea degli under 35.

Trattandosi di Giovani emerge subito il tema della dualità del mercato, tra una generazione con forti garanzie e quella dei più giovani (e non solo), spesso costretti a lavorare in condizioni di basso reddito e scarse tutele. Negli anni si è quindi creato giustamente un filone alternativo di ragionamento che ha portato a discutere di politiche “attive” di sostegno all’occupazione, in altre parole della costruzione di servizi di formazione, sostegno e supporto all’impiego e alla mobilità del lavoratore, in modo che la persona, giovane o meno, non debba pesare a lungo sul welfare aziendale o sulla fiscalità generale e possa agevolmente impiegarsi.

Quest’approccio è pero rimasto largamente minoritario rispetto alle misure “passive”, sia per la difficoltà di costruire un’offerta di servizi credibile e sostenibile, sia per la resistenza dei destinatari, spesso Adulti, a cambiare mentalità, e ancora a causa dell’ammontare squilibrato di fondi disponibili per le misure passive. Chi deciderebbe di seguire un percorso di ricollocazione se potesse ottenere 7 anni di stipendio garantito come nel caso di Alitalia, solo per citare il caso più emblematico ? Se nessuno cambia lavoro come possono crearsi opportunità per chi le cerca?

Questo cattivo funzionamento del mercato del lavoro caratterizzato da una forte staticità e da percorsi lavorativi basati non su competenze e merito, ma solo sull’accumulo di diritti garantiti per legge, alla lunga, ha comportato una perdita netta di produttività del nostro lavoro rispetto ai nostri “competitors” internazionali, sia per il continuo crescere degli oneri sociali , in una sorta di spirale perversa, sia per la mancanza di un focus sullo sviluppo delle competenze dell’individuo, che parte dalla Scuola, e quindi sulle sue performance professionali e sulla sua creatività.

Proteggere i diritti e tutelare il reddito sono mestieri molto diversi rispetto a sviluppare le competenze, incoraggiare il merito, attirare le eccellenze e incrociare domanda e offerta di lavoro. Si è finito quindi per creare un mix di mercato in cui l’assistenzialismo e le politiche attive si sono mescolati, rendendo poco chiaro e trasparente dove finiscono i primi e devo iniziano i secondi. Dall’altro lato la presenza di fondi in eccesso ha consentito di creare strutture inefficienti e non in grado di dare servizi effettivi a chi cerca lavoro.

Un caso rappresentativo in tal senso è costituito dai centri per l’impiego. Sopravvissuti alla fine del monopolio del collocamento statale si sono moltiplicati in ambito provinciale, svolgendo servizi senza aver ben chiara la mission per la quale sono stati istituiti. Da un lato si sono messi in concorrenza con gli operatori privati sul mercato facendo intermediazione, formazione e ricollocazione in modo generalista, dall’altro hanno assunto personale direttamente, in modo spesso poco chiaro, com’è successo in molte delle società partecipate dagli enti pubblici. E’ emblematico che gli ultimi ministri del lavoro abbiano ragionato “ a porte chiuse” su come sbarazzarsi del loro personale ( circa 9000 dipendenti). Stesso discorso si potrebbe fare per i precari di Italia Lavoro e per molti altri dipendenti pubblici.

I dipendenti dei centri per l’impiego e delle altre strutture pubbliche che si occupano di Occupazione sono quindi dei professionisti che possono accompagnare i Giovani nella ricerca di un lavoro o sono essi stessi dei lavoratori che hanno bisogno di essere ricollocati? Un centro per l’impiego pubblico deve dare supporto a chiunque perde il lavoro o solo a quelle categorie sociali particolarmente svantaggiate?

Queste domande sono particolarmente importanti ora che bisogna decidere come gestire i fondi dello Youth Guarantee. Da un lato la Politica, vari enti del settore Pubblico (Ministeri, Regioni…), i Sindacati e le Associazioni di Categoria vedono nella disponibilità di fondi europei l’ultima spiaggia per mantenere strutture stremate dai vincoli di finanza pubblica.

Dall’altro lato gli operatori privati, le Agenzie per il Lavoro in larga misura, anch’esse acciaccate per un lungo periodo in cui hanno dovuto offrire servizi percepiti come di scarso livello, in un contesto normativo incerto e con la concorrenza più o meno diretta del settore pubblico e delle misure di sostegno al reddito , vedono la possibilità di lanciare una volta per tutte i loro servizi, sviluppando quella visione di mercato del lavoro flessibile (in senso buono) che migliori la competitività delle aziende e la competenza dei lavoratori.

Come decidere quali soggetti far operare su questi fondi? Premesso che è raccomandabile una forma di attività focalizzata sul risultato d’Impiego effettivo della persone con criteri misurabili e standardizzabili di performance, l’unica via accettabile è quella del Merito. Togliamo quindi ogni forma d’intermediazione pubblica o privata nella gestione dei fondi, lasciando una piccolissima struttura d’informazione, controllo e di monitoraggio a livello nazionale. Lasciamo che i fondi vengano spesi direttamente dal Cittadino!!! Lasciamo che siano i cittadini a scegliere quale tipo di politiche attive utilizzare ( formazione, bilancio delle competenze, coaching, supporto alla ricollocazione, mentoring ) o a che operatore affidarsi ( Agenzie per il lavoro, Università, Sindacati, Centri per l’impiego ,Regioni, Italia Lavoro..). Lasciamo che a distanza di 5 anni sopravvivano solo gli operatori che sanno dare un servizio effettivo ed utile al cittadino e chiudiamo gli altri.

Permettere a tutta una schiera di soggetti più o meno pubblici o politici di gestire i fondi dello Youth Guarantee significa condannarci a vedere ”asciugate” le risorse ben prima che raggiungano i destinatari e a mantenere una serie di organizzazioni e di persone che presto o tardi dovranno fare i conti con una competenza e professionalità che hanno saputo o meno costruirsi in passato. Non possiamo pensare che chi ha gestito misure di politiche “passive” possa mettersi a fornire servizi di politiche attive come se niente fosse.

Separiamo nettamente l’ambito del Lavoro da quello del Welfare in modo che l’uno e l’altro si sviluppino correttamente e consentiamo alla spesa pubblica di arrivare liberamente al cittadino e a chi ne ha più bisogno evitando che diventi una trappola da cui le persone non siano più libere di uscire.

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