L’ANNOSA QUESTIONE DELLO IUS SOLI SPACCA L’UMP: COPE’ VUOLE RIFORMARLO, I FRANCESI PURE

Meeting François Hollande 22 September 2011

Parigi. È ritornato al centro del dibattito politico in seguito all’affaire Leonarda (la bambina kosovara espulsa dalla Francia il 9 ottobre scorso, dopo essere stata prelevata con le maniere forti mentre era in gita scolastica), che ha monopolizzato le pagine dei giornali d’Oltralpe negli ultimi quindici giorni, indignato i benpensanti, scatenato il solito teatrino mediatico a gauche come a droite, e messo per l’ennesima volta in discussione la stabilità dell’esecutivo socialista e la leadership di François Hollande.

Lo ius soli è un tema caldo in Francia, fin dalla seconda metà degli anni ’80, ovvero fin da quando ci fu il primo, veemente tentativo di riforma avanzato dall’allora ministro dell’interno del governo Chirac (1986-1988), Charles Pasqua. Il progetto di legge che portava il nome di quest’ultimo, faceva parte del pacchetto di misure che UDF (Unione per la Democrazia Francese) e RPR (Raggruppamento per la Repubblica) firmarono congiuntamente e che accompagnarono la salita al potere di Chirac. Fu il primo, dicevamo, ma non riuscì a trasformarsi in legge per le barricate furibonde della sinistra mitterandiana e dell’ultrasinistra, e fino ai primi anni ’90 non se ne parlò più. Nel giugno del 1990, Pasqua rilanciò la questione, palesando la sua inquietudine in merito alla crisi dell’identità nazionale francese, fragilizzata dall’immigrazione scriteriata e dallo smarrimento dei valori repubblicani.
È il settembre 1991 quando le posizioni di Chirac e Giscard d’Estaing sullo ius soli collimano e indignano la gauche, che li accusa di razzismo, e l’estrema destra, che grida al plagio di idee. “Si è francesi se si nasce da un padre e una madre francese”, disse Giscard d’Estaing. Due anni dopo, il governo Balladur, riformò il “code de la nationalité” e restrinse lo ius soli, introducendo l’obbligatorietà, per i giovani dai 16 ai 21 anni nati da genitori stranieri, di formulare una richiesta esplicita che affermasse la volontà di essere francesi. Era la cosiddetta “manifestation de volonté”, sopressa nel 1998 dal governo Jospin, che reintrodusse a furor di popolo l’acquisizione automatica della nazionalità francese per tutti i maggiorenni nati e residenti in Francia da almento cinque anni.
Il 2005 fu l’anno del celebre scontro tra François Baroin, allora ministro per i Territori d’oltremare, e Sarkozy, allora agli interni. Baroin, chirachiano di ferro, sostenne la necessità per la Francia di riformare al più presto lo ius soli, per limitare l’esplosione sociale, contenere i flussi immigratori. Sarkozy, elegantemente, gli rispose che “essere francese non è un dono di sangue, ma un dono di sè”. Completando il suo pensiero qualche anno dopo, durante la campagna presidenziale: “Le droit du sol, c’est la France”.
Nel 2012 la riforma dello ius soli fu il cavallo di battaglia della Droite populaire di Thierry Mariani e Lionel Luca. Oggi, è quello di Jean-François Copé, presidente in carica dell’UMP, che ha annunciato una proposta di legge per riformare il “droit du sol” entro la fine dell’anno, creando, de facto, l’ennesima frattura all’interno del suo partito. Dalla sua parte, si sono schierati l’ex braccio destro di Sarkozy, Brice Hortefeux, Christian Jacob, capogruppo dei deputati UMP all’Assemblea nazionale, e per una volta perfino il “nemico” François Fillon, che ha pure inserito la riforma tra i punti nodali del suo programma presidenziale, in vista delle elezioni del 2017. Contrari, oltre alla gauche in blocco, i sarkozysti duri e puri, a partire da Henri Guaino, ex consigliere di Sarko (era quello che gli scriveva i discorsi), fermamente opposto alla messa in discussione del “droit du sol”, Patrick Devedjian, presidente del consiglio generale del dipartimento degli Hauts-de-Seine, e Luc Chatel, vice-presidente dell’UMP, contrario alla proposta di legge di Copé, che avvicinerebbe le posizioni del suo partito a quelle del FN, per il quale, l’abolizione dello ius soli, è un totem politico dalla notte dei tempi.
Chissà se Copé, entro la fine dell’anno, avrà la forza e il coraggio di presentare la proposta di legge, andando contro una buona parte del suo partito, sempre più indebolito dalle ripetute lotte intestine. Nel frattempo, la maggioranza dei francesi, si è già espressa a favore. Secondo un sondaggio dell’istituto BVA per il Parisien, infatti, sette su dieci ha risposto “oui” alla riforma del “droit du sol”. Un segnale importante, per il presidente dell’UMP, anche in vista delle prossime elezioni municipali, in programma a marzo 2014.

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