IL GENIO DI COASE DALLA TAV AL CAFFE’ VERSATO

Alla veneranda età di 102 anni il premio Nobel per l’Economia Ronald Coase è morto ieri come tutti i professori dell’Università Chicago sognano di morire: lavorando al suo ultimo articolo. Sebbene sia pressoché sconosciuto al largo pubblico Coase è stato uno dei più importanti economisti del XX secolo, che ha cambiato come pochi il modo di pensare non solo degli economisti, ma anche dei giuristi (insegnava a giurisprudenza), e dei policy maker.

Eppure all’inizio della carriera Coase non sembrava così promettente. Non brillante in matematica si laureò alla London School of Economics con specializzazione in business, allora considerata meno prestigiosa. Invece di specializzarsi come tutti allora nell’economia teorica, si dedicò a spiegare un problema pratico: perché l’integrazione verticale delle imprese andava aumentando. Fino ad allora il focus dell’economia ero lo studio del funzionamento dei mercati, studio che assumeva ma non spiegava l’esistenza delle imprese. Coase invece cercò di capire perché le imprese esistono e perché hanno un diverso grado di integrazione verticale. In altri termini, perché in anni recenti General Motors impiegava 750.000 persone per fare 8 milioni di automobili, mentre Toyota ne faceva 4.5 milioni con solo 65.000 dipendenti. E’ la famosa scelta make vs. buy (produrre internamente o comprare da altri) .

L’intuizione di Coase fu capire che al loro interno le imprese sopprimono i meccanismi di mercato. Anche alla business school dell’Università di Chicago, dove i corsi sono messi all’asta, gli stipendi dei professori non sono determinati rigidamente dal risultato di quest’asta. Ad un sistema di mercato, le imprese sostituiscono il principio di autorità: sono delle piccole economie centralizzate che operano all’interno di un sistema di mercato.

Ma se le imprese scelgono volontariamente di sopprimere il mercato al loro interno – continua Coase – significa che esistono dei costi nell’utilizzare il mercato, ovvero un eccesso di decentralizzazione nell’allocazione delle risorse può essere inefficiente. D’altra parte il fatto che non tutte le imprese siano verticalmente integrate dimostra che esistono inefficienze anche in un’economia pianificata. Pertanto, i confini di un’impresa sono determinati dal trade-off tra i costi di operare sul mercato e i costi della centralizzazione delle decisioni. Coase non riuscì mai ad identificare perfettamente la natura di questi costi, ma non ci sono riusciti neppure tutti gli economisti che nei 75 anni successivi ci hanno provato. Dopo tre quarti di secolo il suo contributo rimane lettura obbligatoria per ogni economista.

Il capolavoro di Coase, però, fu scritto molti anni dopo, analizzando un altro problema pratico: quello dell’inquinamento. L’analisi economica tradizionale vedeva l’inquinamento come un fallimento del mercato. Coase lo vide come un problema di assenza di un mercato. Per capire l’idea riadattiamo uno dei suoi esempi alle vicende nostrane. Consideriamo il problema della costruzione del treno ad alta velocità tra Torino e Lione. Gli abitanti della Val di Susa sono in rivolta perché le gallerie potrebbero causare dissesti idrici nelle zone limitrofe. È giusto quindi bloccare la TAV? Coase osserva che in assenza di costi di transazione il modo più efficiente per risolvere la questione è definire un nuovo diritto (il diritto a bloccare il progetto) e poi delegare la risoluzione del problema alla libera contrattazione delle parti. Se gli abitanti della Val Susa possedessero il diritto a bloccare il progetto, acconsentirebbero di far passare la ferrovia solo in cambio di un compenso. Se il beneficio della TAV è più elevato del costo dei potenziali dissesti idrici, la società costruttrice sarà in grado di compensare gli abitanti della Val di Susa e la tratta sarà costruita. Se invece il beneficio della TAV è inferiore al potenziale costo dei dissesti idrici, la società costruttrice preferira’ non costruire la tratta che compensare gli abitanti della Val di Susa. Ma questo è il risultato efficiente perché i costi sono superiori ai benefici.

da ILSOLE24ORE.IT

L’aspetto sorprendente è che allo stesso risultato si arriva se il diritto viene dato alla società costruttrice. Se il costo è superiore al beneficio saranno gli abitanti della Val Susa che sono in grado di pagare la società ferroviaria perché la tratta non venga costruita, mentre se i costi sono inferiori ai benefici, non avranno sufficienti risorse per farlo.
Una conseguenza del ragionamento di Coase è che in assenza di costi di transazione il libero mercato arriva sempre alla soluzione efficiente, anche in presenza di esternalità come l’inquinamento. Fu questo risultato che George Stigler (un altro premio Nobel in economia dell’Università di Chicago) chiamò il teorema di Coase. Stigler, però, pone l’enfasi sull’efficienza del mercato, mentre Coase sui costi di transazione. È molto difficile fare una negoziazione tra tutti gli abitanti della Val Susa e la società costruttrice. Se tutti gli abitanti delegano un rappresentante comune, c’è il rischio che questo rappresentante venga corrotto (anche con metodi legali come promesse di lavoro futuro) a spese degli abitanti. Se invece si da ad ogni abitante il diritto di veto, ciascuno è in grado di bloccare l’accordo pretendendo un compenso astronomico.

La sentenza McDonald’s
È proprio questa enfasi sui costi di transazione che fa concludere a Coase che la legge deve dirimere queste controversie guardando non a chi ha ragione o torto, ma quale regola massimizza l’efficienza economica, dati i costi di transazione esistenti. Se il principale costo di transazione, per esempio, è che ciascuno può bloccare l’accordo con delle stime fantasiose dei potenziali danni, dare il potere decisionale ad un delegato degli abitanti sembra il metodo migliore. Se invece è maggiore il rischio che il delegato sia corrotto, è meglio dare il diritto dei veto direttamente agli abitanti.

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