LE RIMPASTO’ C’EST BIENTOT: VALLS, “IL MINISTRO INFATICABILE”, CHE PUNTA DRITTO A MANTIGNON

Valls Toulouse 2012 - Wikipedia Creative Commons

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Parigi. A spadroneggiare, da più di una settimana, sulle pagine dei quotidiani d’oltralpe, è la polemica sulle vacanze dei membri dell’esecutivo. Venerdì scorso, c’è stato l’ultimo Consiglio dei Ministri prima della “rentrée”, fissata per il 19 agosto, a ridosso della tradizionale università estiva del Partito Socialista a La Rochelle. Due settimane di ferie per riprendere fiato, rigorosamente in patria, nel caso in cui un’urgenza interna, o un brutto scherzo dei mercati, obbligasse tutti a un rientro anticipato a Parigi. Senza deroghe, e con i dossier di lavoro imperativamete sottobraccio.

“Non possiamo permetterci di stare in completo riposo”, ha affermato il capo dello Stato. Niente più “vacances du pouvoir”, insomma. Niente più tramonti kenioti (Giscard d’Estaing), tintarelle alle Mauritius (Chirac), o canoate nel New Hampshire con foto-ritocchi per limare la pancetta di troppo (Sarkozy). Quest’estate, le vacanze targate Hollande, saranno francesi, minimaliste, e morigerate, perché i tempi lo richiedono, e agli elettori va dato il buon esempio (messaggio, a quanto pare, non pervenuto alla sua compagna, Valérie Trierweiler, beata, con prole al seguito, in un hotel cinque stelle a Thermisia, nel Peloponneso). Ma non tutti i ministri hanno gradito le consegne agostane di Monsieur le Président. Il premier Ayrault in primis: “Siamo degli esseri umani, abbiamo bisogno di riposarci e di mantenerci in salute”, ha dichiarato al Parisien, suscitando le reazioni stizzite di alcuni esponenti dell’Ump. “È triste e surreale vedere questi servitori dello Stato lamentarsi per la fatica dopo appena un anno dalla loro investitura”, ha denunciato l’ex ministro dell’Economia François Baroin. Al quale ha fatto eco la sempreverde Nadine Morano: “Se non fanno altro che lamentarsi, perché non si dimettono? Un ministro, per definizione, non ha vacanze.

È responsabile del suo ruolo 24 ore su 24, 365 giorni l’anno”. Côté PS, il solo, e non è un caso, a tentare di archiviare la polemica alimentata da Ayrault, è stato il ministro dell’Interno, Manuel Valls: “Un ministro non è mai stanco. È un onore ricoprire questa carica”. Un’uscita delle sue, perentoria, da uomo di polso, e membro di un governo, mencio e avvizzito, di cui sa di essere l’unica figura di peso (assieme a Christiane Taubira, che però, da quando ha smesso di arringare l’Assemblée nationale citando Cher e Damas, non riesce più ad ammaliare i francesi con la stessa efficacia). Che non cela le proprie ambizioni dietro false modestie e acrobazie retoriche, che non le manda a dire quando c’è da criticare la fiacchezza di alcuni suoi colleghi (appartenenti a quella gauche, che lui stesso, qualche mese fa, ha definito “ploum ploum”, cioè loffia, sconclusionata, troppo idealista e troppo romantica: vero Montebourg?), che crede saldamente nell’ordine e nei valori repubblicani, e che proprio per questo, piace tanto a sinistra quanto a destra. Secondo l’ultimo sondaggio effettuato dall’istituto Ifop per il Journal du Dimanche, il 47% dei francesi (due punti percentuali in più rispetto al mese scorso) lo vedrebbe bene nei panni di Primo ministro, il 72% lo giudica dinamico, il 66% coraggioso, il 64% autoritario, e il 67% competente come ministro dell’Interno. Valls, è la figura più forte e più pop dell’esecutivo, e Hollande ne è ben consapevole. Il presidente non ha mai apprezzato i suoi frequenti protagonismi, le sue fregole da primo della classe, ed è stato più volte costretto a richiamarlo all’ordine (come quando, durante una seduta all’Assemblée nationale, accusò la destra di essere responsabile del ritorno del terrorismo in Francia, o come quando si permise, in diretta tv, di “consigliare” al premier di cacciare Montebourg), ma è a lui che pensa, per il prossimo (o imminente?) cambio di guardia all’Hôtel de Matignon, di cui si vocifera insistentemente da alcuni mesi. Ayrault, al momento di comporre la squadra di governo, fu scelto per la sua germanofilia, perché ritenuta cruciale nella gestione dei rapporti con la Merkel. Hollande era convinto fosse l’uomo giusto, carismatico, che sa farsi rispettare tanto in casa propria quanto nei salotti delle diplomazie europee. E invece, dopo solo un anno, si è dovuto ricredere (e milioni di francesi con lui), e constatare che è floscio assai, rassicurante men che meno, e ha il carisma di un amministratore di condominio. Chissà se avrà il coraggio di allontanarlo prima delle elezioni amministrative della primavera 2014.

Sarebbe un unicuum nella storia della Cinquième République, un fallimento dichiarato in mondovisione. Intanto Valls scalpita, e si mostra attivo su tutti i fronti. Visita la comunità mussulmana, scioglie i grupusculi estremisti, rilascia interviste dicendo che “la sicurezza non è né di destra né di sinistra”, e che la Francia sta vivendo “una crisi d’autorità” trasversale. Moltiplica gli spostamenti (l’ultimo, significativo, nella Camargue, con arie da sceriffo, in camicia bianca e jeans, a marchiare tori a fuoco, e a fare comizi elogiando l’hollandisme) e le iniziative (ha annunciato, per il 18 agosto, un raduno nazionale con i suoi pasdaran, lo stesso giorno della Fête de la rose, organizzata annualmente da Montebourg per promuovere il made in France). Sa sedurre anche l’elettorato di destra, con quella sua ambiguità ideologica spesso volutamente esibita (che fu anche la carta vincente di Sarkozy nel 2007), ed è per questo che all’Ump vorrebbero farlo fuori. “È l’ultima illusione del socialismo”, per Natalie Kosciusko-Morizet, “un Sarkozy formato Leader Price”, cioè a basso costo, per un ex ministro sarkozysta che ha preferito mantenere l’anonimato. Fatto sta che da Place Beauvau, Valls, traslocherebbe anche domani, per accomodarsi a Matignon. Consapevole che il ministero dell’Interno è stato il trampolino di molte carriere presidenziali, Mitterand, Chirac, Sarkozy, e che una chiamata dall’Eliseo non tarderà a arrivare. Le rimpastò c’est bientôt.

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