DROITOPHOBIE : CHI SONO I NUOVI REAZIONARI CHE FANNO PAURA ALLA GAUCHE

Parigi. Un mese orsono, Le Nouvel Observateur, settimanale gauchiste fondato dal noto giornalista e scrittore Jean Daniel, li ha sbattuti impunemente in prima pagina bollandoli come “néo-fachos”, nuovi fascisti. Non un partito, non una formazione organizzata, secondo le parole di Renaud Dély. “Una nebulosa, piuttosto, un’associazione oscura, specchio dei tempi che corrono”. Dei pericolosi e ferventi sostenitori di una Francia “bianca e cristiana”, e anche un po’ razzista, insomma, per l’editorialista del Nouvel Obs. Un articolo che, secondo il grande reporter e critico letterario Christian Miliau, “avrebbe potuto essere cofirmato da Mikhaïl Souslov, responsabile dell’ideologia ai tempi del Politburo”, tanta è la dose di risentimento e disprezzo ideologico.
In realtà, questi malpensanti e presunti “néo-fachos”, che fanno paura alla sinistra, sono ascrivibili alla galassia dei “néo-réac”, dei nuovi reazionari di Francia. Non cattolici, non bigotti della prima ora, ma ebrei, laici. Il più conosciuto è Éric Zemmour, intéllettuale di origine ebreo-algerina, giornalista del Figaro, caustico polemista e autore, nel 2006, dello scorrettissimo “Le Premier Sexe” (tradotto in Italia con il titolo “L’uomo maschio” per le Edizioni Piemme), nel quale spiegava con esempi calzanti il passaggio inevitabile da una società patriarcale, fondata sui valori tradizionali e sulla famiglia, a una società devirilizzata, femminizzata, in cui l’uomo è sempre più donna, e le differenze sono abolite. A conferma di ciò, dice Zemmour, “è arrivata la legge Taubira (Guardiasigilli del governo Hollande) sui matrimoni omosessuali, terza tappa di un lungo processo di disgregazione dell’ordine patriarcale, avviatosi con l’affermazione del matrimonio come mero patto d’amore, e proseguito con il divorzio di massa”.
Quella di Zemmour è una vera e propria crociata contro il pensiero dominante di una certa Francia, e di una certa sinistra (perché ora, come sostiene indefessamente da un anno a questa parte, è il Front National di Marine Le Pen ad intercettare il voto operaio, e di coloro che, dell’immigrazione scriteriata in nome del politicamente corretto, ne hanno le tasche piene). Quella chiccosa e droitdelhommiste dei Bernard-Henri Lévy e quella moralista e bacchettona delle Clémentine Autain, femminista che nel 2006, durante la trasmissione “On n’est pas couché”, aveva dato a Zemmour del “fabbricatore di opinioni pericolose” e del “conservatore”, incassando un secco: “Un reazionario semmai, i conservatori siete voi”.
Gli altri nuovi reazionari sono Robert Ménard, giornalista pied-noir e fondatore di Reporters sans frontières (organizzazione non governativa internazionale che dal 1985 agisce in difesa della liberà di stampa), Ivan Rioufol, collega di Zemmour al Figaro, Éric Brunet, presentatore televisivo, saggista e autore del celebre “Dans la tête d’un réac”, e Elisabeth Lévy, intellettuale ultralaica e direttrice del mensile Causeur.
Tutti con un passato a gauche. Una gauche che hanno abbandonato negli anni ottanta, dopo l’elezione di Mitterand all’Eliseo, quando, abdicando di fronte alle forze liberali, ha cominciato a porre al centro del proprio programma il femminismo, l’ideologia gay e l’antirazzismo di maniera, e che oggi demonizza l’avversario, rifiutando il dibattito democratico.

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