THE END OF THE AMERICAN DREAM

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Arrivi in America ed ecco che ti trovi davanti immense e inusitate possibilità.

Hai lasciato la terra d’Europa per molte differenti ragioni ma, soprattutto, perché hai bisogno di libertà.

Con i tuoi amici, con i tuoi correligionari, con i tuoi simili sei stato colà perseguitato.

Ti sei voluto liberare dalle catene, reali o ideologiche che fossero, ed eccoti qua.

Una natura pressoché incontaminata, territori sterminati, terre da coltivare, animali da allevare, risorse naturali illimitate…

Un paradiso?

Forse no, ma pensi che in questa terra benedetta da Dio, per la prima volta nella storia, sarà possibile mettere in piedi una società di uguali dove la giustizia regni sovrana.

E’ un sogno?

Certo, è l’american dream, il ‘sogno americano’ e ci vorranno generazioni, delusioni e tradimenti perché tramonti.

E ci si può ancora oggi chiedere se davvero sia tramontato.

Mi rileggo e mi dico:

“Belle parole!

Ma dove lo vedi ai nostri giorni il ‘sogno’?

Forse negli occhi degli ispanici, di quanti traversano di nascosto e sfidando i pericoli la frontiera messicana?

No, il loro è un fine diverso, limitato.

Nessun impeto ideale o ideologico, nessuna ‘ricerca della felicità’.

Solo necessità concrete.

Assolutamente terrene.

Negli occhi dei neri delle immense e fatiscenti periferie urbane laddove si sopravvive di stenti, di sotterfugi, di ladrerie, di sopraffazioni?

Ma, i neri americani quando mai hanno potuto sognare?

Strappati alla terra d’Africa, sono arrivati in catene, tradotti a forza, a scudisciate, hanno servito come schiavi, hanno dovuto subire il segregazionismo, sono emarginati.

Nessun anelito, nessuna terra promessa.

Al contrario, una vita disperata dalla quale ben pochi sono stati e sono in grado di uscire.

Negli occhi diversi dei cinesi e degli altri ‘gialli’ d’America, usi da sempre a vivere da reclusi volontari nelle Chinatown, nei ghetti, mantenendo costumi diversi, parlando le loro lingue, evitando ogni integrazione?

E non si deve allora concludere che l’american dream sia stato esclusivo degli WASP (white, anglo-saxon, ptotestant) e che l’America non sia più quella di prima in ragione del fatto che appunto gli WASP sono oramai minoranza?

Come ebbe giustamente (e mal gliene incolse) a dire in campagna elettorale Mitt Romney, ora quasi il cinquanta per cento degli americani vive di sussidi e aiuti o comunque, per lavoro o per un qualsiasi verso, a carico dello Stato, alle dipendenze pubbliche.

Quale ‘sogno’ può mai nutrire questa gente?

Sopravvivere, tirare a campare non è vivere.

Non è da americani.

Ma c’è ancora l’America?”

1 comment for “THE END OF THE AMERICAN DREAM

  1. giorgio castriota santa maria bella
    3 giugno 2013 at 12:55

    Il sogno americano è stato, secondo me , sempre,una pia illusione o “melius “una forma di propaganda ad uso sia interno che internazionale. La storia degli Stati Uniti è disseminata ,infatti,di episodi di estrema violenza ed ingiustizia : in pratica la quasi estinzione dei poveri pellerossa, lo schiavismo, la guerra al Messico per strappargli il Texas,la guerra alla Spagna etc. Se si ha a che fare con Nord Americani si avverte poi la convinzione che essi nutrono di essere un popolo “Bello ,bravo e buono “. Il che non solo non è vero ma è anche irritante per chi conosce.. la storia.

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