Mese: giugno 2013

L’ELEZIONE DI ROUHANI NON E’ UNA RIVOLUZIONE. FORSE, PERO’, POCO CI MANCA

Non è proprio una rivoluzione, ma viene festeggiata come se la fosse: l’elezione in Iran del presidente Hassan Rouhani è stata salutata positivamente, con manifestazioni pubbliche, da tutti i riformisti.
Caduti nella disperazione dopo la fine della Rivoluzione Verde del 2009, colpiti con l’arresto di Moussavi e Karroubi, i due leader più vicini al movimento, frustrati dall’esclusione preventiva (da queste ultime elezioni) di Alì Akhbar Hashemi Rafsanjani, il più potente politico del fronte riformatore, i modernizzatori iraniani hanno avuto una rivincita inaspettata con la vittoria di Rouhani.

SARTORI NON E’ “OMOLOGATO”

Nel suo articolo sulla prima pagina del Coriere della Sera del 17 giugno 2013 Giovanni Sartori ha avuto il raro coraggio di dire la verità su un tema dove impera il polically correct.

Senza peli sulla lingua il “non omologato” Sartori scrive a proposito del ministro per l’integrazione Kyenge Kashetu: “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”

10/6/13, MILANO: E NON C’E’ NEPPURE UN GIAPPONESE!

10 giugno, Milano centro, cinque/sei del pomeriggio: via della Spiga, Montenapoleone, via del Gesù’…
Quattro gatti.
E non c’è neppure un giapponese!
Saracinesche abbassate.
Una strana luce e un’aria incredibilmente pulita.
Davanti ai non molti negozi aperti, per strada, commessi e commesse, involontariamente sfaccendati, prendono il sole, discutono di calcio, spettegolano, guardano in giro…

ESTHER WILLIAMS CHI?

Non piu’ di un paio di mesi orsono.
Lemme lemme me ne scendo verso il negozio del barbiere, quando mi pare di riconoscere una giovinetta.
“Come va, Katia?”, mi avventuro.
“Si sbaglia”, risponde garbatamente la signorina. “Mi chiamo Esther”.
“Come Esther Williams”, mi vien fatto istintivamente di dire.
Mi guarda basita.

ADOLFO DE LA HUERTA, OVVERO SE UN UOMO POLITICO SA CANTARE…

Nei primi mesi del 1924, Alvaro Obregon, presidente del Messico da quasi quattro anni e prossimo alla scadenza del mandato, si trovò a un bivio.

I due più autorevoli candidati alla successione (Plutarco Elia Calles e Adolfo de la Huerta), infatti, erano suoi amici, facevano parte del suo governo ed avevano combattuto fianco a fianco con lui nel corso della Rivoluzione.

THE END OF THE AMERICAN DREAM

Arrivi in America ed ecco che ti trovi davanti immense e inusitate possibilità.
Hai lasciato la terra d’Europa per molte differenti ragioni ma, soprattutto, perché hai bisogno di libertà.
Con i tuoi amici, con i tuoi correligionari, con i tuoi simili sei stato colà perseguitato.
Ti sei voluto liberare dalle catene, reali o ideologiche che fossero, ed eccoti qua.