COME IL GOVERNO LETTA (NON) RIUSCIRA’ A TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA –

Il Presidente Giorgio Napolitano con il Presidente del Consiglio Enrico Letta e i Ministri componenti il nuovo Governo nel giorno del giuramento.

Il Presidente Giorgio Napolitano con il Presidente del Consiglio Enrico Letta e i Ministri componenti il nuovo Governo nel giorno del giuramento. - Wikipedia Creative Commons

A meno di due settimane dall’insediamento del governo si iniziano ad udire, dalle parti di palazzo Chigi, i primi (invero prevedibili) scricchiolii.

É certamente prematuro tirare delle somme, ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, pare lungimirante  l’opinione di quella metà circa di nostri lettori che, nel sondaggio proposto qui su Cartalibera, durante il voto di fiducia, espresse un giudizio sostanzialmente negativo sulla compagine guidata da Enrico Letta.

Magari non si tratterà di un “compromesso storico” tout court. Certamente, però, rincorrere il movimento 5 stelle sul terreno della riduzione degli emolumenti e dei costi di rappresentanza non é sintomo di una lucida organizzazione delle priorità.

Priorità che, mancando meno di due mesi al previsto aumento dell’iva, non potrebbero essere altro che dei ragionati tagli di spesa.

Il giornaliero traccheggiare sul reperimento delle risorse per sostenere la sospensione dell’imu non fa altro che confermare, invece, la profezia di Luigi Einaudi quando affermava che : «In Italia nessuno crede, nemmanco a scuoiarlo vivo, che le imposte possano in futuro diminuire. Aumentare si, diminuire mai»

Se all’accrocchio di veti incrociati che, nel nostro Paese, un governo di grande coalizione normalmente porta con se andiamo ad aggiungere i 180.000 posti di lavoro (fonte osservatorio CISL) che andranno persi entro la fine dell’anno e il poderoso aumento delle ore di cassaintegrazione mensile, la pur flebile speranza che si poteva nutrire nella direzione di una qualche riforma liberale sparisce senza lasciare traccia.

In un quadro così fosco speriamo nell’obiettivo minimo: ovvero una legge elettorale capace di superare l’instabile porcellum.

Se sul piano dell’avvicinamento a una auspicabile e vera economia di mercato non avremo altro che inevitabili delusioni che ci diano, almeno, un sistema elettorale portatore di stabilità e governabilità.

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