Mese: aprile 2013

“EVERY MAN A KING, BUT NO ONE WEARS A CROWN” (OGNI UOMO E’ UN RE, MA NESSUNO HA SULLA TESTA UNA CORONA)

Mi chiedo: può darsi che Casaleggio e Grillo abbiano dato un’occhiata, trovandovi ispirazione, al programma politico di Huey Long o pretendo troppo da loro? Frase usata dal più volte (1896, 1900 e 1908) e invano candidato democratico e populista alla Casa Bianca William Jennings Bryan e successivamente, nel 1934, adottata dall’ex governatore della Louisiana e dipoi senatore Huey Long – nickname ‘The Kingfish’ – quale motto della sua ‘Share Our Wealth Society’ (Società ‘dividiamo la nostra ricchezza’).

Il Festival Internazionale del Giornalismo 2013: tra WikiLeaks e il Montefalco sagrantino

Perugia. Ci siamo trovati in tanti fuori dalla sala dei Notari, sulla scalinata dell’antico Palazzo dei Priori, oggi sede del municipio della città. Eravamo molti anche nella sala del Dottorato, a pochi passi da piazza IV Novembre, per seguire da vicino i lavori dei colleghi del Telegraph e del Guardian impegnati in una tavola rotonda sul ruolo del leaking e sul “caso Assange”. Eravamo stipati anche al bar Bellavista dell’Hotel Brufani, sul cucuzzolo della città vecchia, in attesa di quelle due “sagome” di Cruciani e Parenzo de La Zanzara, programma cult di R24 per l’occasione di li a poco in diretta live. Non da ultimo poi, al teatro Marlocchi, ci siamo addentrati con Roberto Saviano e il suo team, per la presentazione dell’ultimo libro dello scrittore napoletano.

Chi è Matthieu Pigasse, l’imprenditore amico di Hollande, banchiere d’affari e guru dei salotti del tout Paris

Lui, Matthieu Pigasse, classe ’68, è l’imprenditore più influente ed affermato del mondo dell’editoria francese. Uno che nei salotti della Parigi che conta è sempre accolto col tappeto rosso. Specialmente in quelli della riva sinistra della Senna. Nel 2010 ha fatto un dispettone a Sarkozy, in compagnia di Xavier Niel (fondatore di Free Mobile e dell’École 42) e Pierre Bergé (mecenate e storico compagno di Yves Saint-Laurent) “salvando” Le Monde, il giornale della gauche caviar, salottiera, sussiegosa, che pasteggia a Boulevard Saint-Germain e bazzica un giorno sì e l’altro pure al Théâtre de Chatelet (di cui Pigasse è divenuto amministratore, su indicazione del sindaco socialista Bertrand Delanoë). Sostiene economicamente il canale gay-lesbo Pink TV e il sito d’informazione Rue89. Nel 2005 ha organizzato la cessione del controllo di Libération a un altro uomo d’affari di peso come Édouard de Rothschild, e da un po’ di tempo fornisce consulenze a Murdoch per Eurosport.

NON TUTTI I MALI TALORA VENGONO PER NUOCERE

In occasione del Congresso tenutosi a Bad Godesberg nel 1959 il Partito Socialista Tedesco abbandonò formalmente il marxismo adottando il c.d. Godsberger Programm. Si trasformò cioé nel partito socialdemocratico rispettoso della libera iniziativa. Questa svolta ideologica fu altamente proficua per la Germania. Il Partito Socialdemocratico partecipò, infatti, al governo del paese in coalizioni con la Democrazia Cristiana e/o il Partito Liberale; lo scontro sociale fu ridotto al minimo poiché i sindacati parteciparono alla gestione delle imprese.

20 APRILE 2013: IL ‘SOCCORSO ROSSO’ DI GIORGIO NAPOLITANO

Certo, essere il primo inquilino del Quirinale al quale viene rinnovato il mandato è molto gratificante.
Certo, prendere saldamente in mano il pallino avendo a disposizione, non solo e di bel nuovo, l’arma dello scioglimento delle camere ma anche quella delle clamorose e dirompenti dimissioni nel caso in cui i partiti non si comportino come lui vuole e a questo punto impone è una goduria.

COREA

Cocincina. C’era una volta la Cocincina.
Avevo quattro, cinque anni e ascoltavo alla radio che in Cocincina un certo Bao Dai combatteva per il suo popolo contro i comunisti.
Per il vero, sentivo anche parlare dell’Indocina, dei francesi che colà impegnavano le loro truppe migliori, della mitica Legione Straniera.
Una qualche confusione alla quale posi rimedio anni dopo.

ALITALIA E LE FERROVIE, UN MATRIMONIO CHE “NON S’HA DA FARE”

Correva l’anno 1827 quando gli sgherri di Don Rodrigo, il signore locale della terra in una Milano primo seicentesca, sussurravano all’orecchio del timido don Abbondio, in procinto di maritare i promessi sposi: “Or bene, questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. Sono trascorsi “appena” 180 anni da quel momento di alta cultura italiana ma la parabola del curato milanese, di Renzo e della bella Lucia torna di moda nell’Italia contemporanea della crisi istituzionale, della trazione a targa Cassa Depositi e Prestiti e del ritorno dello Stato sulla finanza privata e sulle macerie dei prodotti sub-prime.