SUI MARINAI ITALIANI, SULLA GIURISDIZIONE E SUGLI INGANNI INDIANI

La costante nel sentimento degli esponenti del “political correct” è rappresentato in genere dal non voler sembrare italiani nazionalisti incapaci di comprendere le ragioni altrui. Ciò fino al punto di darsi sempre torto come nel caso della vicenda dei due esponenti del nucleo antipirateria della Marina Italiana (in genere, chissà perché, chiamati “Marò).

Ricordiamo i fatti:

1.    I marinai italiano hanno agito in un operazione di difesa , riconosciuta a livello internazionale, rispetto ad atti di pirateria.

2.    Se hanno colpito non pirati ciò è avvenuto per errore, o a tutto concedere, colpa.

3.    Il fatto non è avvenuto in territorio o in area compresa nella giurisdizione indiana.

4.    In ogni caso, anche ove il punto di cui sopra fosse opinabile, è pacifico che la guardia costiera indiana ha attirato, dopo il fatto, la nave  italiana nel porto di Kochi con l’inganno.

5.    I due militari, secondo la legge (legge?) indiana rischiano la pena di morte per un’azione svolta nell’adempimento del proprio dovere, e sulla base di un indagine casuale (le navi sul luogo del fatto erano quattro e gli italiani sono stati – ingenuamente – gli unici a rispondere alle richieste di chiarimento indiane).

L’India, dunque, ha arrestato i due militari italiani con l’inganno, tende alla giustizia sommaria (confondendo le fattispecie giuridiche colpose con quelle dolose), rifiuta qualsiasi soluzione concordata, viola l’immunità diplomatica e se mai l’Italia tutelando i propri militari  avesse commesso qualche errore, ciò non giustifica la grave ed incivile protervia indiana.

Quanto a quegli italiani dediti alla protesta contro la pena di morte, contro il militarismo (l’India è tra i tre più importati stati dediti al riarmo) e per il rispetto del diritto internazionale (pacificamente violato dall’India), ritengo sia il caso essi riflettano sull’opportunità di un arbitrato internazionale e, comunque, sulla priorità di preservare la vita di due cittadini italiani nonché l’integrità del diritto rispetto all’inganno ora anche duplice, dopo il sequestro dell’ambasciatore italiano, perpetrato dall’India.

Sul punto ogni difesa che non sia ritorsiva o bellica, è doverosa mentre ove l’India non si fermasse, non vi sarebbe alternativa, rispetto a reazioni ragionevoli, ma proporzionate, da parte dell’Italia.

5 comments for “SUI MARINAI ITALIANI, SULLA GIURISDIZIONE E SUGLI INGANNI INDIANI

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    Condivido pienamente questa impostazione di Giammarco.
    Finalmente uno stop al dare contro alle nostre posizioni e al farci male da soli.
    Il nostro sentimento nazionale é così flebile, che non perdiamo mai l’ occasione per dare ragione all’ avversario.
    La cosa incomprensibile e grave é perché l’ Europa non ci aiuti in questa penosa vicenda.
    Anzi ho il forte dubbio che i servizi francesi ne abbiano approfittato per sfilarci il contratto degli elicotteri di Finmeccanica.
    Per chi conosce però un poco l’ India, non é difficile immaginare la confusione e
    l’irrazionalità, che avranno caratterizzato questa trattativa “diplomatica”.
    Certo non si può buttare a mare gli interessi dell’ Italia, ma neppure rinunciare a difendere fino in fondo la vita e i diritti di nostri militari e la nostra dignità nazionale.
    Sono convinto che, in questa fase di conflitto, l’opinione pubblica italiana, debba essere solidale con il proprio Ambasciatore, con il proprio Ministro, con il proprio Governo, sicuro che abbiano operato e stiano operando al massimo in una situazione di grande difficoltà e dando per scontato che anche la presa di posizione assunta e poi corretta, sia stata una mossa necessaria ed utile.
    “Good or bad is our Country”.

  4. Michele Rinaldi
    23 marzo 2013 at 14:29

    Walter Monici ha ragione.Ormai su questo ministro degli Esteri, adornato d’un nome inutilmente lunghissimo, e sul suo principale Mario Monti, è meglio stendere un velo pietoso, lungo e largo almeno quanto le speranzose aspettative codesti Geni della politica suscitarono negli italiani ( e in Europa) nel novembre 2011.

  5. walter monici
    23 marzo 2013 at 12:51

    Caro Gianmarco, quello che dici è tutto giusto ma non conta nulla.
    Nel momento in cui un capitano di marina italiano, di cui vorremmo sapere il nome tanto per metterlo assieme a quello di schettino, da all’avversario il coltello in mano, abbiamo già perso e dobbiamo giocare al loro gioco.
    Se poi dichiari che non li fai tornare e poi dopo dieci giorni li rispedisci in india perchè hai fatto la figura del classico italiano furbetto voltagabbana, di cui abbiamo la storia piena, vedi cocciolone, la frittata e bella e servita.
    cornuti, mazziati e pure fessi.
    Ma i capitani italiani dove li prendono,

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