IL GUAZZABUGLIO ITALIANO E L’EUROPA

Bruxelles – L’attuale situazione tutta italiana di immobilismo, si realizza in un momento particolarmente delicato per Bruxelles e per l’Europa. Dopo anni di politiche economiche a guida tedesca e dunque austere (nel senso di austerity), ora il vento sembra soffiare in una diversa direzione. Alcune aperture verso una gestione più morbida dei conti pubblici sono arrivate, qualche settimana fa, dalla Commissione; la svolta è stata la lettera resa nota il 13 febbraio, scritta dal Commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn, nella quale si preannunciava che ai paesi con deficit eccessivo, se la crescita si deteriorasse in modo inaspettato, la Commissione potrebbe concedere più tempo per correggerlo, purché si compiano «gli sforzi di risanamento richiesti».

L’apertura da parte della Commissione non avviene in un momento casuale, ma, nello specifico, quando le piazze del sud Europa brulicano di anti-europeismo, risultati elettorali e nuove formazioni partitiche da tutta Europa, fanno pendere la bussola verso un insofferenza all’austerità e di rimando alle varie cessioni di sovranità, alla burocrazia europea, all’euro, infuocando sempre più sentimenti che si autoalimentano con i loro stessi effetti ovvero mancanza di crescita e disoccupazione.

La situazione europea si sta facendo molto complicata, ma la Merkel sembra non voler cedere nel perseguire una politica di rigore e di controllo dei bilanci pubblici, neanche quando sono proprio i paesi del nord, suoi storici alleati nella crociata del rigore, a lasciarla sola davanti alla sua politica economica. Dunque le bizzarre elezioni italiane si inseriscono tra piazze infervorate contro l’euro al grido “la Troika si fotta”, nuovi partiti anti Europa che spuntano come funghi e paesi ormai stanchi e provati da anni di sacrifici.

Il risultato delle urne italiote avrà un riflesso naturalmente, sul nostro ruolo a Bruxelles. Proprio ora che si sta aprendo una breccia nel rigore e che forse la Germania è isolata a difendere l’austerità, L’Italia dovrebbe appoggiare quei paesi che sono a favore di politiche che guardano anche alla crescita economica e non soltanto all’austerità e dare loro man forte affinché una politica di crescita sia davvero al centro dell’agenda europea. Purtroppo però non potrà essere così. Verosimilmente fino alla fine dell’anno andremo avanti e indietro da Bruxelles con un governo, nella migliore delle ipotesi, provvisorio che, con le mani legate dall’ordinaria amministrazione e da un’agenda limitata a pochi punti, prenderà parte ai Vertici da spettatore.

Il pericolo più grosso è forse quello che si possa rovinare quella credibilità, che tanto piace ai mercati, faticosamente riconquistata durante lo scorso anno. Intanto i capi di Stato e di governo dell’Ue, si preparano giovedì e venerdì prossimi a salutare l’ultimo Vertice di Mario Monti, che, salvo governi tecnici dell’ultimo minuto, arriverà per l’ultima volta da Presidente del Consiglio a Justus Lipsum e li si comincerà a parlare di crescita e sviluppo per il futuro dell’Europa. Si spera che l’Italia nonostante l’attuale situazione interna riesca in un modo o nell’altro a rimanere protagonista della scena europea.

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1 comment for “IL GUAZZABUGLIO ITALIANO E L’EUROPA

  1. 17 maggio 2013 at 00:02

    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

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