Jean-Luc Mélenchon: il Vendola francese che minaccia la vacillante solidità della gauche hollandiana

Nel marzo dello scorso anno, con i suoi proclami e le sue invettive rigorosamente anticapitalistiche, Jean-Luc Mélenchon ebbe il merito di radunare a Place de la Bastille una folla oceanica di giovani e sessantottini nostalgici all’insegna del  “Vive le communisme“.
La rivitalizzazione della letargica sinistra marxista francese, la resurrezione del PCF, la rivoluzione neo-giacobina, la seconda presa della Bastiglia, scrissero allora i giornali, enfatizzando l’iniziativa di un partito, il Front de Gauche, che al momento del verdetto delle presidenziali, racimolò con fatica l’11%. La metà di ciò che il tribuno Mélenchon, il quale piace assai alle élite parigine, auspicava di ottenere, sorpassato di sei punti percentuali dal FN di Marine Le Pen.
Un risultato che comunque doveva far riflettere Hollande, e che lo ha spinto giocoforza a virare il suo programma di governo molto più a sinistra di quanto il suo spirito riformista e socialdemocratico non gli imponesse di fare. Basti ricordare la folle idea di applicare una supertassa del 75% sui redditi eccedenti il milione di euro, una spacconata demagogica in piena regola, bollata infatti dal Consiglio Costituzionale come “confiscatoria”.
Un harakiri politico che, assieme ad una marcata arrendevolezza verso i diktat della Germania, è costato al presidente in carica una rovinosa caduta nei sondaggi (secondo Ifop solo il 37% dei francesi si dice soddisfatto delle misure attuate dal leader socialista fino ad oggi).
A favore dell’antieuropeismo estremista della Le Pen e di Mélenchon, per l’appunto, quotidianamente impegnato a minare con accuse al vetriolo la già flebile sicurezza di facciata del Parti Socialiste.
Il 23 gennaio, intervistato dal quotidiano Metro, si è espresso in questi termini, in merito alle attuali operazioni militari in Mali: “Il governo farebbe meglio a dire la verità piuttosto che raccontarci favole”. Riferendosi al fatto che il buon Hollande si è imbarcato in una guerra che non ha certo come primo obiettivo la tanto decantata “lotta al terrorismo”. Bensì l’estrazione dell’uranio, affinché l’approvvigionamento delle centrali nucleari francesi non venga messo in pericolo. Una dichiarazione tranchant, l’unica proveniente da una sinistra concorde all’unanimità nel voler riaffermare il ruolo della Francia come paladina della democrazia mondiale. Guai a parlare di Françafrique o di neocolonialismo, come più volte sottolineato dal vanesio Bernard-Henry Lévy, ipocritamente convinto che il paese natio faccia solo guerre giuste (in Libia ce ne stiamo accorgendo tutti di quanto sia “giusta” la fase di ricostruzione).
Supportato dall’amico e filosofo Alain Badiou, Mélenchon è l’unico ad opporsi apertamente ad un conflitto che, a detta di Hollande, sarebbe durato solo qualche giorno. Figura scomoda e guastafeste di una sinistra sulla quale già incombe l’ombra minacciosa della fallimentare majorité plurielle di origine jospiniana.

2 comments for “Jean-Luc Mélenchon: il Vendola francese che minaccia la vacillante solidità della gauche hollandiana

  1. Kin
    21 luglio 2014 at 18:29

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