GIOVANNI MALAGODI VINATTIERE

Ogni qual volta, in corso una campagna elettorale o in vista di un congresso nazionale del PLI (Partito Liberale Italiano, per giovani che non ne avessero contezza), in tutti gli anni Sessanta e nei primi Settanta Giovanni Malagodi veniva a Varese, portati a buon fine gli impegni giornalieri, con il segretario provinciale Piero Chiara e con il sottoscritto, all’epoca segretario cittadino del capoluogo, cenava al mitico ‘Lago Maggiore’.

Era, l’or ora citato ‘Lago Maggiore’, un ristorante del pieno centro varesino di vasta e meritata notorietà di proprietà di Luigi Lotto che lo gestiva con garbo e stile impeccabili.

Ogni volta, verso la fine del desinare, Malagodi, approfittando del fatto che il buon Lotto, per sapere come erano andate le cose e per ricevere i dovuti complimenti, si avvicinava al nostro tavolo, cominciava ad illustrare e a lodare la bontà del vino di sua produzione, la squisitezza del suo vinsanto, la purezza del suo olio.

Aveva, difatti, Malagodi, una notevole tenuta in Toscana e in quella terra amata produceva per l’appunto vino, vinsanto e olio.

Confesso che quel suo manovrare di allora mi procurava un qualche disagio, ragione per la quale, dal momento in cui il Nostro e il ristoratore davano inizio alle successive contrattazioni, con una scusa qualsiasi, lasciavo il tavolo.

Ero un paio di giorni orsono a cena con Luigi e le visite di Malagodi all’oramai sparito locale ci sono tornate alla mente.

“Ottimi davvero e il vino e il vinsanto dell’onorevole”, mi ha detto, in qualche modo sollevandomi da quelle antiche ambasce, il Lotto “e buono anche l’olio”.

Meno male, ho pensato.

Dopo tutto, se i prodotti toscani del segretario del PLI erano comme il faut potevo finalmente togliermi dallo stomaco un peso: quello di essere stato partecipe di una imposizione.

Difficile all’epoca, infatti, sfuggire al fascino di Malagodi e impossibile dirgli di no, della qual cosa, anche contando sull’amicizia che legava Chiara e il sottoscritto al Lotto mi sembrava approfittasse.

E quindi, al vinattiere di quegli anni lontani, anche da questo punto di vista particolare, chapeau!

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