CASO I.L.V.A. DI TARANTO: QUALCHE DOMANDA DI UN CITTADINO QUALUNQUE

Cinque o sei anni fa mi recai a Taranto per visitare un’interessantissima mostra di gioielli della Magna Grecia.

Durante tale breve soggiorno mi accorsi dell’inquinamento dell’ atmosfera e del suolo presente anche al centro della città. Chiedendo l’origine del fenomeno a cittadini tarantini ebbi la conferma di quel sospettavo (non era ,peraltro, difficile!). La causa erano i fumi delle ciminiere dello stabilimento siderurgico.
Solo nell’ultimo anno il problema è tuttavia e stranamente emerso in tutta la sua drammaticità per i risvolti sociali ed economici che presenta.
A tale proposito al cittadino qualunque quale io sono sorgono spontanee alcune ingenue domande e cioé: in tutti questi anni cosa hanno fatto i vari organismi locali ,preposti “istituzionalmente” alla tutela della salute e dell’ambiente, per eliminare o ,per lo meno, cercare di far ridurre il fenomeno?

E questo vale per i sindacati? E’ infine verosimile che la locale magistratura non abbia mai ricevuto negli anni passati un esposto?
Da ultimo : quale significato ha il divieto posto -se ho ben compreso quanto riferisce la stampa -dalla magistratura alla vendita dei prodotti siderurgici che giacciono nei magazzini dello stabilimento e non sembrano essere inquinanti?

Forse si vuole aiutare la concorrenza estera? O é solo un episodio di un braccio di ferro tra poteri?
A questo punto credo di poter concluder dicendo che, ponendo siffatte domande, trova, forse, applicazione l’amara frase di Plauto (v. Poenulus  ,332): “Oleam et operam perdidi” ovvero “Persi l’olio (N.D.R. usato dagli atleti antichi per ungersi prima della gara) e la fatica “o, piu’ prosaicamente, “A lavar la testa all’asino si perde ranno e sapone”.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *