L’IMPRESENTABILITA’ DEI PROGRAMMI ELETTORALI

Tempo di elezioni. Tempo di scelte. Tempo di confronti tra le personalità che guidano questa campagna elettorale, tra le loro idee e i loro programmi.

Sì, a trovarli.

Che l’Italia non sia gli Stati Uniti -dove una gran fetta della campagna elettorale si è giocata online e sui social network- lo sappiamo tutti, ma rimane il diritto di sconcertarsi se la prima forza politica nazionale (la coalizione cui fa guida il PD), a poco più di un mese dal giorno delle elezioni, non aggiorna la voce “economia” del proprio programma dal 7 ottobre 2010. Ma se l’economia vi pare poco importante, sentitevi liberi di consultare tutte le altre sezioni correlate, troverete al più aggiornamenti (ovvero articoli, nulla di programmatico) risalenti al 2011.

Evidentemente il PD ha deciso che la sua quota di elettorato non è abbastanza familiare con questa nuova e sconvolgente tecnologia (pare che gli yankee la chiamino “internet”) da perderci tempo e intelletto. D’altronde, chi proponeva il rinnovamento, da quel lato, è stato velocemente sepolto e dimenticato.

Dall’altra parte il PDL, che conosce e usa la rete meglio dei suoi diretti avversari, propone un libercolo di venti pagine in cui esplicita, punto per punto (letteralmente, sono bullet points) un programma elettorale fatto di tanti slogan e rarissime spiegazioni pratiche, a metà via tra il nostalgico e l’horror fantascientifico. Da un lato tornano gli storici mostri sacri, come l’abbassamento della pressione fiscale, il federalismo, l’abolizione delle province, l’abbassamento dell’Iva (quella che negli ultimi mesi del loro Governo avevano alzato al 23%) e via dicendo. Dall’altro, proposte preoccupanti come “Riordinare le priorità: turismo; infrastrutture e ambiente; università e istruzione; innovazione, ricerca e competitività” (seriamente in quest’ordine?) oppure irreali come “Attribuzione alla Bce del ruolo di prestatore di ultima istanza, sul modello della Federal Reserve americana” ed “Euro-bond e project-bond per una rete europea di sicurezza e di sviluppo” (entrambe già palesemente bocciate dall’UE), ed altre ancora chiaramente funzionali, nella loro infattibilità, a sottrarre una quota dei voti di pancia dal Movimento 5 Stelle.

Ecco, a proposito, meno male che a difendere il diritto di rappresentanza degli internauti italiani c’è lui! Il giovane e rampante Beppe Grillo, che della rete è figlio, e che, dall’alto del suo blog, ne ha fatto lo strumento primario per la comunicazione col suo elettorato. Con queste premesse, ci si aspetta almeno da lui una valanga di informazioni a disposizione per l’elettore indeciso.

E, per fortuna o purtroppo -a seconda che vogliate ridere o prendere queste elezioni seriamente- la si trova. Non esattamente una valanga, perché anche qui viene proposto il modello libercolo in bullet points, ma, almeno per la parte economica, questo merita un approfondimento mirato. A partire dal primo punto, in ordine: “Introduzione della class action“, o azione collettiva, che esiste in Italia dal 2010 (art. 49 della legge 23 luglio 2009 n. 99).

Per passare al secondo, “Abolizione delle scatole cinesi in borsa” ovvero all’atto pratico (ci si immagina, perché spiegazioni non vengono fornite) l’abolizione completa della possibilità di compartecipazioni, divisioni societarie, scambi azionari, etc. Con buona pace della libertà d’impresa.

Proseguendo, si annuncia la volontà di “Riduzione del debito pubblico” (al quindicesimo punto, sperando non siano in ordine di priorità) salvo poi promuovere sussidi a destra e manca: ” Favorire le produzioni locali“, “Sostenere le società no profit“, ” Sussidio di disoccupazione garantito” e addirittura “Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno“. Statalismo e autocrazia, con una spennellata d’etica.

Per finire, dato che qualche elettore liberale in Italia ancora c’è, si propone l’ “Abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato“. Manca una Miss Italia che chieda la pace nel mondo, ma quella forse la porta il PDL:“L’Italia in Europa e nel mondo a difesa della libertà, della democrazia, dei diritti umani, e delle libertà religiose”.

Ovviamente nessuno di questi punti citati presenta una seppur minima spiegazione di come si potrebbero effettivamente implementare queste proposte, perché non è questa la loro funzione. La loro funzione è puramente propagandistica. All’elettore la scelta del marketing, tradizionale o digitale, più efficace. Per la serietà, invece, è meglio guardare altrove.

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2 comments for “L’IMPRESENTABILITA’ DEI PROGRAMMI ELETTORALI

  1. Andrea
    10 febbraio 2013 at 22:19

    Buonasera, tornare ai programmi per non inseguire chi la spara più grossa. https://sites.google.com/site/comparazioneprogrammi2013/home, lavoro che trovo interessante perché riporta i programmi di alcune coalizioni, senza giudizi. Cosa ne pensate?

  2. giorgio castriota santa maria bella
    24 gennaio 2013 at 12:28

    Giustissimi rilievi. Aggiungerei che non vengono mai indicati numericamente i costi delle misure proposte e la loro compatibilità con le risorse pubbliche disponibili. Ma restare nel vago non impegna !

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