ALLE PORTE DEL PARADISO (FISCALE): ANCHE GERARD DEPARDIEU ABBANDONA LA FRANCIA DELLA SUPER ALIQUOTA

Non ce l’ha fatta, non ha resistito. E così, dopo un anno sofferto e tormentato, durante il quale, stando alle sue ultime dichiarazioni, ha versato nelle casse dello stato francese due terzi dei suoi introiti, anche Gégé, meglio conosciuto come Gérard Depardieu, ha deciso di abbandonare il suo amatissimo 6° arrondissement. Direzione? Belgio, ovviamente, divenuto in poco tempo il nuovo Eden fiscale per i facoltosi del Vecchio Mondo. Più precisamente, Néchin, uggioso borgo popolato da poco più di duemila anime, situato nel cuore della Vallonia, a quattro passi dalla Francia dell’odiata super aliquota al 75% applicata dal governo Hollande sui redditi eccedenti il milione di euro.

Tra i quali, appunto, quello di Depardieu, accolto nella sua nuova residenza non proprio a braccia aperte. Fino a pochi giorni fa, infatti, sul cartello stradale posto all’entrata di Néchin, il messaggio di “benvenuto” era ancora spennellato in rosso a caratteri cubitali: “Néchin, riche con ville”, letteralmente “città del ricco coglione”. Palesemente scopiazzato dalla copertina che Libération, tre mesi fa, consacrò al re del lusso Bernard Arnault, proprietario del gruppo Lvmh (Louis Vitton et Moët & Chandon), nonché uomo più abbiente di Francia, con la sola differenza che in quel caso si trattava di un “focoso” invito a smammare: “Casse-toi, riche con”, traducibile in italiano con “vattene, ricco coglione”.

Insulto rimbalzato da una settimana a questa parte su Depardieu, “simpaticamente” etichettato dal quotidiano di riferimento della gauche caviar francese come “pujadista, obeso e avvinnazzato”. Si fatica a non essere d’accordo con gli ultimi due attributi (il ruolo di Obelix gli calza esteticamente a pennello, e la sua passione per l’alcol è arcinota), ma nel primo è fin troppo facile intravedervi un’avversione rancorosa nei suoi confronti, figlia del recente endorsement in favore di Sarkozy, costatogli molti più danni che benefici. Ma lo si sa, Gégé è sempre stato franco, diretto, politically incorrect, estremo nei suoi atteggiamenti, sovente poco edificanti, beone, crapulone, amante della bella vita nei suoi eccessi, un francese verace, del centro (è nato a Châteauroux), distante anni luce dal finto perbenismo delle élite parigine, alle quali, un giorno sì e l’altro pure, ama esternare a chiare lettere cosa gli passa per la testa. Come nell’ultima e arrabbiata lettera aperta, pubblicata sul Journal du Dimanche, in risposta all’epiteto “miserabile”, affibbiatogli dal primo Ministro Ayrault per il suo annunciato espatrio verso il Belgio, della quale vale la pena citare la chiosa finale: “Non ho mai ammazzato nessuno, non penso di avere dei demeriti, ho pagato 145 milioni di € di imposte in 45 anni, ho dato lavoro ad 80 persone nelle aziende che sono state create per loro e gestite da loro. Non sono qui per lamentarmi, né per vantarmi, ma rifiuto il termine “miserabile”. Chi siete voi per giudicarmi così, glielo chiedo signor Ayrault, primo Ministro del signor Hollande, vi chiedo, chi siete voi? Malgrado i miei eccessi, il mio appetito, il mio amore per la vita, sono un essere libero, signore, e non voglio essere maleducato”. Come dargli torto?

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1 comment for “ALLE PORTE DEL PARADISO (FISCALE): ANCHE GERARD DEPARDIEU ABBANDONA LA FRANCIA DELLA SUPER ALIQUOTA

  1. violante.giovanna
    5 gennaio 2013 at 21:55

    sono perfettamente d’accordo con Depardieu. In Europa non siamo piu’ CITTADINI ,ma sudditi:
    delle banche, delle multinazionali,delle lobby,. di poteri occulti (leggesi massoneria finanziaria)ecc.ecc. gianna violante

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