DI SALVADOR DE MADARIAGA Y ROJO, DELL’UGUAGLIANZA, NON SENZA ESSERE PASSATI PER ERNEST HEMINGWAY E PER I ‘MIEI’ VECCHI LIBERALI

Novembre 1922, ultima decade.

Ernest Hemingway è a Losanna, inviato del ‘Toronto Star’ per seguire la ‘Conferenza della Pace’ colà in corso.

Hadley deve raggiungerlo.

Alla Gare de Lyon, le rubano la valigetta.

Contiene i manoscritti del marito.

Disperato, Hem si precipita a Parigi ma in casa non trova più nulla.

Hadley aveva preso per portargliele anche le copie.

Proverà, oh se proverà, a riscrivere pari pari, sul filo della memoria, quei testi.

Non gli riuscirà e il rammarico in particolare per i racconti in tal modo svaniti gli resterà dentro.

Si parva licet componere magnis, ieri, in tarda serata, spronato idealmente dal titolo del saggio di Vittorio Emanuele Parsi ‘La fine dell’uguaglianza’ che mi era appena arrivato e non avevo quindi neppure sfogliato, ho vergato, partendo da lontano, una lunga riflessione appunto a proposito dell’uguaglianza.

Arrivato in fondo, ho schiacciato il tasto sbagliato della tastiera del computer ed ho cancellato tutto per sempre.

Chi legge queste righe sappia che nel tracciarle stamattina presto e dopo aver dormito poco o niente per il rammarico, mi chiedo, ben sapendo che così non sarà, se saprò mai riprodurre le medesime frasi.

Comunque…

Roma.

Se davvero il ricordo non mi tradisce e non confondo le date, è il 7 febbraio del 1973.

Con Piero Chiara, segretario provinciale, e con gli altri delegati varesini, partecipo al tredicesimo Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano, il mitico PLI.

Tra i ‘vecchi’ esponenti di fama presenti – e conoscerli mi emoziona davvero – il grande stilista marchese Emilio Pucci di Barsento, l’eroe di guerra Luigi Durand de la Penne, l’ex Segretario generale della Nato Manlio Brosio, il funambolico combattente per la libertà Edgardo Sogno dei Rata del Vallino…

Come altra volta narrato, sarò per caso loro vicino – formavano di sovente gruppo – nel corso di una votazione e, alquanto trasandato come ero e spesso sono, non potrò non notare il loro impeccabile aplomb, le loro magnifiche flanelle…

All’apertura dei lavori, il Segretario nazionale del PLI onorevole Giovanni Malagodi legge una lunga serie di messaggi di auguri al Congresso e ai convenuti che le più diverse autorità hanno inviato.

Per la massima parte, parole di circostanza.

Ma, a chiudere questa introduzione ai lavori, ecco ‘il momento’.

Legge, Malagodi, una lettera a lui indirizzata da Salvador de Madariaga y Rojo.

Ascolto, partecipo e le frasi del grande, antico intellettuale liberale confermano e marmorizzano in me quanto a proposito dell’uguaglianza, da tempo immemore, penso.

Non è affatto vero che, come fra l’altro afferma con alate parole la ‘Dichiarazione di Indipendenza’ degli Stati Uniti, “Tutti gli uomini sono stati creati uguali”.

E’ vero esattamente il contrario.

Ogni individuo, in quanto tale, fortunatamente, nasce, è e sarà assolutamente unico, diverso da chiunque altro!

Da questo punto di vista, l’uguaglianza altro non è che una finzione alla quale molti si piegano per convenienza intellettuale, per compiacenza, per appartenenza ideologica, per ritrovarsi all’interno di quel cretinissimo ventre di vacca che è il ‘politically correct’, per non esporsi alle critiche degli ‘apparitnik’ un tanto al chilo…

Altra, ben differente, aliena necessità quella che a tutti siano garantiti sempre, fin dalla nascita, i medesimi diritti.

E’ in questa direzione che occorre, necessita operare.

Ed è difficile lottare nel concreto, coscienti dell’infinità del gesto, in questo senso.

Lottare con forza e convintamente, come quasi mai fanno gli assertori della uguaglianza per nascita, ‘sinistri’ e inconcludenti parolai!

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