LIBERTA’ DI CRESCITA, CRESCITA DELLA LIBERTA’

Innumerevoli sono state, nel corso degli ultimi secoli, le conseguenze materiali dello sviluppo economico occidentale. Hanno lambito ogni aspetto della vita umana, dalla sua durata alla sua qualità, dal modo in cui inizia al modo in cui finisce.

La crescita economica ci ha dato mezzi, comfort, tecnologie e strumenti. Ma soprattutto ha innalzato una buona parte delle popolazioni occidentali dalla povertà e dalla sussistenza, ha fornito la possibilità di azione, di scambio, di elevazione culturale. Ha dato loro una voce nella società, pertanto incrementando il processo partecipativo ed, in ultima istanza, permettendo la legittimazione e la diffusione del modello democratico, di pari passo con la libertà d’opinione e di commercio.

A sua volta, la libertà di commercio, smontando le barriere economiche e culturali tra le Nazioni, ha favorito la disseminazione dei principi liberali e democratici, che hanno dato nuova spinta alla crescita.

E’ questo il circolo virtuoso identificato anche da Benjamin M. Friedman nel suo libro The Moral Consequences of Economic Growth, che, con ampia casistica storica, analizza il rapporto tra le fasi di crescita economica e la stabilità politica, l’equità sociale, la tolleranza. Un rapporto che già delineava Voltaire, quando notava come uomini che in altri contesti si sarebbero uccisi a vicenda in nome di un ideale o di una religione, esprimevano la massima civiltà quando si incontravano in qualità di potenziali partner commerciali.

A livello macroscopico, questa correlazione la osserviamo anche oggi alla base della modernizzazione delle Nazioni in via di sviluppo. Lo slancio economico della Cina, del Brasile, dell’India, sta portando indiscutibili miglioramenti nelle condizioni di vita e nelle prospettive politiche di quelle società, nonostante le barriere ancora rappresentate dai -polverosi- governi locali.

La rimozione, o la riduzione, degli ostacoli agli scambi ed ai contatti, base fondante dello sviluppo economico dei secoli scorsi, è oggi ancora più essenziale. Come una bicicletta, quando l’economia viaggia veloce, la società è stabile, quando rallenta, l’equilibrio si altera fino alla rottura finale.

Oggi che ci troviamo in brusca frenata, le tensioni sociali incrinano, in tutta Europa, la stabilità politica e favoriscono il dilagare del populismo e il ritorno delle forze non democratiche. La risposta alla crisi non può essere la chiusura del sistema di libero scambio, né vi può essere spazio per il timore di perdere lo scettro della sovranità economica, perché proprio quel timore, con le conseguenze politiche che comporta, ha il potere di definire la fine dello sviluppo economico e morale dell’occidente.

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