‘ARGO’ per la regia di Ben Affleck

E’ nel 1817 che Samuel Taylor Coleridge in uno scritto dice di confidare, per essere creduto in quanto va vergando, sulla ‘consapevole sospensione momentanea dell’incredulità’ ad opera dei suoi lettori.

Ed effettivamente i fruitori di un’opera, letteraria, teatrale, cinematografica, pittorica, fotografica che sia come anche gli ascoltatori di un testo, di una conferenza o di un discorso sono assai spesso propensi a chiudere un occhio, per così dire, riguardo in particolare alla logica, se ed in quanto l’affabulazione, il piacere siano tali da suggerire loro, senza peraltro che debbano a tale proposito coscientemente interrogarsi, che una eccessiva analisi del testo o degli accadimenti proposti dall’autore, dal narratore, dall’attore o comunque dal proponente li priverebbe del godimento intellettuale cui anelano.

Che dire al riguardo se non che il cinema in specie si è avvalso e continua ad avvalersi della predetta ‘sospensione consapevole momentanea dell’incredulità’ da parte degli spettatori a piene mani?

E quindi come non pensare che ad essa non sia anche ricorso Chris Terrio, lo sceneggiatore del film ‘Argo’, ora in programmazione, diretto e interpretato da Ben Affleck e, a quanto si dice, in odore di molti Oscar?

Fatto è, però, che qui si esagera e che, alla fine, io in quanto fruitore (e, ne sono certo, molti altri con me), con tutta la buona volontà possibile, ‘non me la bevo’!

Il vero problema è che essendo il film la narrazione di un fatto storico veramente accaduto in Iran a cavallo tra il 1979 e il 1980 e quindi impossibile da reinventare e rappresentando una vicenda che tutti sanno essersi conclusa felicemente non v’era modo di tenere avvinto lo spettatore se non forzando sulla suspense, enfatizzando ogni pur minimo intoppo se non creandone a iosa.

E così ecco che ogni fortunato accadimento, praticamente nessuno escluso, è fino all’ultimo contrastato e difficilissimamente concretizzabile.

Si esagera, quindi.

E si eccede anche, soprattutto nel finale all’aeroporto (che non svelerò, per quanto, come detto, positivo), laddove troppo davvero si pretende.

A conclusione, una annotazione storica: all’inizio della pellicola una voce narrante, per inquadrare velocemente l’Iran e la sua storia, tratta di Mohammad Mossadeq affermando che sia stato destituito nel 1953 da un colpo di Stato (e va bene) e che dopo di lui gli americani abbiano messo sul trono l’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi.

Questi, invece, regnava in Iran  fin dal 1941.

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