VORREI PREVALESSE LA ‘VECCHIA AMERICA’ DI MITT ROMNEY, REPUTO E TEMO FINISCA PER PREVALERE L’AMERICA ‘SOCIALISTA’ DI BARACK OBAMA

(solo chi ha il coraggio di fare una previsione puo’ sbagliarla)

3 novembre 2012

L’ho detto e scritto infinite volte e qui lo ripeto: la vittoria di Barack Obama nel 2008 (in qualche modo prefigurata e annunciata dai due mandati di Bill Clinton, non per niente definito da molti “il primo presidente ‘nero’”) ha rappresentato il compimento, il punto di arrivo – e quasi certamente, almeno in prospettiva, di non ritorno – di quel lungo iter che, partendo da alcune visioni del ‘new deal’, di Franklin Delano Roosevelt e soprattutto a seguito della vera rivoluzione legislativa in specie nel sociale voluta ed attuata da Lyndon Johnson, ha portato gli USA sulla via del socialismo, come confermato in modo evidente dalla esaltata riforma sanitaria, giustamente chiamata, a rappresentare nel nome e in relazione al disposto tanto poco americano, ‘Obamacare’.

Era, è questa una ‘evoluzione’ (per molti, una ‘involuzione’) inevitabile in un mondo USA in dapprima lenta e infine precipitosa trasformazione in particolare dal punto di vista etnico?

E’, pertanto, questa la necessaria, obbligata conseguenza del deflettere, del declinare dell’America di una volta, quella mitica e del ‘sogno’, del cosiddetto ‘eccezionalismo’, in conseguenza, nei differenti casi, dell’emergere, dell’arrivo e alla fine del prevalere di ‘non americani’ quali sono neri, ispanici e quanti altri non ‘wasp’ (white, anglosaxon, protestant) vanno conquistando – hanno già raggiunto? – nel Paese la maggioranza?

Non solo, naturalmente, infinite altre essendo le incidenze (e vanno sottolineate quella religiosa, l’ateismo apertamente professato, nonché, tra gli acculturati, tra gli intellettuali delle due coste, il tramonto per non dire il rifiuto irridente di dottrine quali quella del ‘destino manifesto’), ma fondamentalmente si.

E lo si vede, lo si puo’ constatare semplicemente dando un’occhiata non superficiale, non disattenta in giro, in particolare nei ‘blue States’, quelli usi a votare democratico.

Quando mai la ‘vecchia America’ ci aveva, ci avrebbe, proposto, come oggi la prevalente ‘nuova America’ fa, milioni e milioni di grassoni nullafacenti, impegnati ad abbuffarsi di merendine e pollo fritto, che trascinano una vita senza neppure immaginate e quindi non ricercate prospettive in quartieri periferici degradati e degradanti o, a seconda della collocazione territoriale nell’immenso Paese, in roulotte oramai significativamente ancorate al terreno e casupole fatiscenti dipendendo praticamente in tutto e per tutto da uno Stato assistenziale.

Nessuno, in questi diffusissimi ambienti tanto ‘obamiani’, accetterebbe di far suo il dettato di Ronald Reagan che, all’inizio degli anni Ottanta del Novecento, in opposizione all’allora già annunciato precipitare della situazione, disse “Lo Stato non è la soluzione, lo Stato è il problema”.

In un contesto quale quello or ora rappresentato e che piace tanto agli europei e a noi italiani che da tempo abbiamo adottato, spesso senza rendercene conto ed essendone conquistati surrettiziamente, un sostanziale socialismo legislativo e comportamentale, ripeto, quasi ‘inconsapevole’, quali le reali possibilità di vittoria il prossimo 6 novembre del ‘sorpassatissimo’ Mitt Romney?

Del candidato mormone che si batte contro il da tutti voluto, osannato, sognato e nei fatti deleterio ‘cambiamento’, che richiama ed esalta il Paese che fu, gli ideali e la spinta propulsiva, individualista di una volta?

Del candidato che, del tutto consapevole delle difficoltà, ha sottolineato di non poter contare su quel quasi cinquanta per cento della popolazione che non paga le tasse e vive a spese o alle dipendenze dello Stato?

Esiste un’America diversa, quella dei ‘red States’ nei quali un Obama non puo’ neppure immaginare, non puo’ sognare di prevalere.

Se a questa non piccola ma periferica fetta del Paese si unissero larga parte degli ‘swing States’, quelli in bilico, laddove le due anime, l’antica e la nuova si fronteggiano ancora, Romney potrebbe farcela.

A dispetto dei sondaggi che propongono a tre giorni dal voto i due alla pari, penso e temo che questo non succederà e che Barack Obama sarà confermato, sia pure, probabilmente, con una ridotta maggioranza.

Potrebbe, con un Romney vincente, essere questo ‘il canto del cigno’ dell’America che fu, prospettando il futuro, comunque, una lunga prevalenza di un partito democratico destinato a trasformarsi in un movimento fondamentalmente socialista in grado di raccogliere larghe maggioranze in un Paese in qualche modo a quel punto non piu’ ‘americano’!

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1 comment for “VORREI PREVALESSE LA ‘VECCHIA AMERICA’ DI MITT ROMNEY, REPUTO E TEMO FINISCA PER PREVALERE L’AMERICA ‘SOCIALISTA’ DI BARACK OBAMA

  1. romain
    4 novembre 2012 at 18:25

    cara cartalibera, anch’io come te desidererei che vincesse il ticket Romney-Ryan, ma temo che rivinca Obama e l’America “socialista” (io non le metterei le virgolette). Però sai la soddisfazione per noi quattro gatti pro-Gop se le cose dovessere mettersi diversamente. In Italia tutta la stampa, anche di centrodestra, è per Obama, ma gli italiani fortunatamente non votano in America: esemplare è il Tempo, che dice che la vittoria di Obama sarebbe un bene per l’Italia (forse perchè Obama sta facendo il tifo per Monti, e Marchionne tifa per Obama e Monti – figuriamoci)

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