NON E’ UN PAESE PER GIOVANI

Non è un Paese per giovani. Non è un Paese per donne. Sono solo alcuni dei titoli più blasonati usati dai giornali (sulla falsariga del celeberrimo film dei fratelli Coen che ha consacrato definitivamente la loro arte cinematografica) per descrivere la realtà italiana di questi anni di crisi. A me piacerebbe utilizzare più che l’articolo “la”, l’indeterminativo “una”. Perché se è vero che da una parte l’economia italiana soffre (come del resto quella globale), dall’altra parte basta solamente girarsi intorno, navigare su internet, respirare gli odori delle strade, per capire che esistono diverse realtà, produttive, che credono in questo Paese e lo portano avanti.

Tra queste il giovane mondo delle startup, termine che in economia designa la fase di inizio di un’attività imprenditoriale. Giovane, quindi, per due motivi: perché in Italia è nato da poco (2010) e perché coinvolge in primo piano giovani e giovanissimi imprenditori che con le sole forze e finanze cercano in tutti i modi di realizzarla. Dove? Per fortuna in Italia perché ancora credono in questo Paese.

Il mondo delle startup è una galassia a sé stante che raccoglie le più diverse e disparate realtà e iniziative imprenditoriali, per lo più concentrate nel mondo della tecnologia e dell’innovazione. Esistono diversi imprenditori che credono in loro e che, con le proprie risorse finanziarie e conoscitive, permettono a questi “sogni” di prender forma e far conoscere le qualità italiane anche all’estero.

Diverse le iniziative volte a far lanciare e tenere vivo questo settore di mercato. Non ultima, alcuni giorni fa, l’iniziativa “Venture Camp 2012”, organizzata da “Mind the Bridge” e dalla Fondazione Corriere della Sera. Per l’occasione il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio a Fernando Napolitano, presidente di  Italian Business and Innovation Initiave, congratulandosi perché iniziative come queste qualificano «i nostri giovani rendendoli capaci di competere a livello mondiale e di creare imprese innovative». «Anche in un contesto di rigoroso controllo della spesa –continua la nota – l’Italia non può prescindere da investimenti di qualità nell’istruzione, nella formazione professionale e nella ricerca scientifica  per poter affrontare le sfide del ventunesimo secolo».

Italian Business and Innovation Initiave si propone, fin dalla sua fondazione nel 2010, di far incontrare il meglio delle aziende high tech italiane (startup incluse) con gli investitori americani, coinvolgendo in prima persona aziende nostrane come Alitalia, Enel, Intesa, Mediaset, Generali e Wind, che hanno visto in questo programma la possibilità di creare e acquisire innovazione per i propri business.

Ultimamente ha attirato grande attenzione mediatica una società molto giovane (in tutti i sensi) che, grazie alla sua “piccola” invenzione, potrebbe cambiare radicalmente i concetti di fila, coda e attesa. Come amo ripetermi, sono le soluzioni ai “piccoli problemi” della quotidianità che hanno in sé, paradossalmente, il seme delle rivoluzioni radicali. Pensate alla cerniera lampo, inventata da Gideon Sundback oppure agli indispensabili post-it, creati “per caso” da Spencer Silver e Arthur Fry: hanno rivoluzionato la nostra vita. Eppure il primo nostro commento potrebbe essere: “Diamine, ci potevo pensare anche io!”.

Bene. Ma, tornando a questa giovane start-up, Qurami, fondata da Roberto Macina e Manolo Abrignani, cosa hanno pensato questi tre ragazzi? Di sviluppare un’applicazione per smartphone e iPhone che, in sostanza, consenta all’utente di prendere il famigerato bigliettino numerico di un ufficio postale, ad esempio, senza essere per forza in loco, e di essere avvertito costantemente aggiornato sul numero di persone che lo precedono così da presentarsi in tempo allo sportello.

I fondatori hanno cominciato a offrire il servizio alle università romane per arrivare, poche settimane fa, a firmare un contratto con Trenitalia. E questa loro app fa ben sperare, tanto che, un entusiasta Roberto Macina, ha rivelato che li stanno aspettando nella Silicon Valley, la patria della tecnologia e delle innovazioni high tech, per sviluppare la loro idea.

Ma in cosa consiste? Lo spiega direttamente Roberto: “Qurami è un app che dialoga direttamente con le macchinette emettitrici di bigliettini numerici che si trovano alle Poste, piuttosto che all’università o alle stazioni dei treni. Prima bisognava recarsi fisicamente lì, prendere il numeretto e aspettare il proprio turno per parlare con l’impiegato. Adesso, scaricando Qurami, l’utente potrà prendere a distanza il numeretto (che sarà visualizzato sullo schermo del proprio smartphone) e sapere sia quanto manca al proprio turno, sia, soprattutto, quante persone ha prima di lui. Così, nel frattempo, può recarsi in altri posti, senza bisogno che si trovi fisicamente lì”. Poi un segnale acustico lo avvertirà quando mancheranno dieci, cinque e tre persone, così da avere il tempo di recarsi all’ufficio. L’app è geolocalizzata e quindi prende in considerazione solo i luoghi più o meno vicini alla posizione attuale dell’utente, ordinati per vicinanza. Inoltre il biglietto può essere annullato al massimo due volte, dopodiché non è più possibile prenderne nuovi per tutta la giornata.

L’idea, o meglio l’intuizione, nasce per caso nel 2010. Roberto è in fila in segreteria all’università di Roma Tre. “Dovevo impiegarci solo 40 secondi – spiega laconico il fondatore – e, a causa della fila, ci ho impiagato la bellezza di 40 minuti”. Ed è stato allora, più precisamente a una macchinetta del caffè dell’ateneo, che gli è venuto il colpo di genio: “Perché non inventare un’app che mi avverta quando è il mio turno?”. Detto, fatto.

Trovati i due soci con cui avviare l’attività, versato il primo “esiguo” capitale sociale, hanno cominciato a presentare la propria idea. All’inizio, come vuole la ben nota diffidenza tipicamente italiana verso ciò che è nuovo, per loro solo porte in faccia.

Poi, un giorno, la svolta. Si legano a un loro amico che doveva essere ricevuto da un professore della Luiss e gli presentano il progetto. Piaciuto subito, il professore propone la sperimentazione all’interno della stessa università per la segreteria didattica. Qurami funziona. Cominciano a ottenere i primi finanziamenti, parlano con possibili investitori e, dopo essere riusciti a servire anche Roma Tre, sono chiamati dalla Camera di Commercio di Milano. È il primo salto.

Ma la vera svolta avviene quando prendono parte all’iniziativa “Il Treno dell’Innovazione” rivolta alle start-up. Durante il viaggio Roma-Milano, i vari imprenditori si incontrano e propongono le loro idee a possibili investitori. Qui incontrano Mauro Moretti e Alessandro Musumeci a cui piace Qurami. Dopo poco tempo la start-up firma il contratto per fornire il proprio servizio ai passeggeri delle stazioni servite dalle “frecce”, come Roma, Milano, Firenze, Napoli. “Nel 2010 – spiega Macina – solo alla biglietteria di Roma Termini sono transitati 8 milioni di passeggeri. Grazie alla nostra app, l’utente potrà girare per i negozi della stazione aspettando comodamente che Qurami l’avverta quando è il suo turno”.

E da qui nasce l’altra grande intuizione che fa gola agli americani, per i quali il problema della fila non è mai stato sentito come un’esigenza: Qurami sarà in grado di avvisare l’utente, di cui potrà conoscere abitudini e attività, di eventuali negozi e locali che potrà visitare in attesa del proprio turno.

Ma sono tanti i campi applicativi futuri di questo software. E i tre giovani imprenditori hanno l’aria e la voglia di sviluppare il progetto, esportandolo anche all’estero. “Aspettiamo – rivela Macina – di portare finalmente Qurami negli Stati Uniti, la patria dell’innovazione tecnologica, facendo conoscere la qualità del know how italiano”.

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