PIU’ INDIVIDUO E MERCATO, NON COESIONE SOCIALE PER RILANCIARE L’ITALIA

Per fare la rivoluzione liberale di cui l’Italia ha bisogno è indispensabile un radicale rinnovamento della politica e una ridefinizione del rapporto tra cittadino e Stato.

Il documento “Verso la terza Repubblica” appena presentato da un gruppo di firmatari tra cui il ministro Riccardi, il presidente delle ACLI Olivero, il segretario della CISL Bonanni e il leader di Italia Futura Montezemolo è certamente condivisibile nell’aspirazione ad una svolta e nell’intento di un maggiore coinvolgimento della società civile, ma è del tutto carente per quanto  riguarda l’indicazione di una “ricetta” credibile per superare la crisi. Una ricetta che, come indicato dalla Costituente Liberale, non può non includere:

  • la drastica riduzione del ruolo invasivo dello Stato nella vita degli individui e delle imprese, il che implica riduzione della spesa pubblica e dei costi della politica, riduzione delle tasse, e riduzione del debito pubblico attraverso una seria politica di privatizzazioni che avrebbe anche l’effetto di sottrarre parti importanti dell’economia al malaffare dilagante nell’intreccio di interessi fra politica e amministrazione;
  • la creazione di opportunità di lavoro e sviluppo, soprattutto per i giovani, attraverso l’eliminazione di barriere all’entrata nei mercati e nelle professioni, la promozione del merito in tutti i settori e a tutti i livelli come risultato di una reale concorrenza e di una eliminazione dei privilegi;
  • la riforma dello Stato e delle istituzioni in senso autenticamente liberale ed europeo per assicurare l’efficace perseguimento di questi obiettivi, nonché la riforma della legge elettorale, dell’ordinamento dei partiti e in generale degli strumenti per consentire una selezione davvero democratica dei decisori politici.

E’ questa del resto la direzione indicata nel manifesto presentato a fine luglio da Oscar Giannino con il movimento “Fermare il declino”, a cui hanno aderito liberali di spicco come Enrico Musso, Alessandro Ortis, Carlo Scognamiglio e il nostro direttore Edoardo Croci.

Il documento “neocentrista” “verso la terza repubblica”, che vede a sorpresa tra i promotori anche la prima fila di Italia Futura, di questi temi non parla ed anzi esprime come valore fondamentale quella “coesione sociale” di sapore sindacale-solidaristico che è alla fonte di molti dei problemi attuali del Paese.

E’ vero che bisogna aggregare le forze moderate per non cedere alla rassegnazione o alla sterile protesta, ma non si deve annacquare la spinta liberale indispensabile per un reale cambiamento e rilancio dell’economia e della società italiana.

Il nostro giornale Cartalibera è a fianco di chi avrà il coraggio e la lungimiranza di seguire fino in fondo questa strada.

1 comment for “PIU’ INDIVIDUO E MERCATO, NON COESIONE SOCIALE PER RILANCIARE L’ITALIA

  1. Michele Rinaldi
    28 ottobre 2012 at 17:34

    Il documento “Verso la terza Repubblica” —

    Già l’inizio di codesto “documento” è un imbroglio documentato.Non può esistere una “terza Repubblica” in quanto non è mai esistita una “seconda”, che fu un’invenzione politico-mediatica per nascondere, nei primi anni ’90, il fallimento della prima e unica Repubblica, quella nata il 2 Giugno 1946 e incentrata sulla Costituzione del 1948 : un fallimento totale conclusosi nella vergogna e nel disonore di “tangentopoli”.Ma ciò si doveva nascondere e far apparire che non del fallimento di un sistema si trattasse, quello appunto nato dalla Costituzione del ’48, ma soltanto di uno sgradevole incidente scaturito dalla disonestà e dall’ingordigia di alcuni personaggi.Eppure fin dai primi anni ’60 Randolfo Pacciardi aveva clamorosamente avvertito che con quella (questa)Costituzione non ci sarebbe stato futuro per il Paese.Ne ottenne solo un’ignobile aggressione – al grido di:fascista! – da parte di una canea di demagoghi.Non credo che qualcosa di nuovo e di serio possa nascere da un imbroglio storico e una mistificazione concettuale.

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