LA FONTE NUCLEARE DOPO FUKUSHIMA: PAURE E TIMORI, DATI DI FATTO, E REALTA’ OGGETTIVA

La fonte nucleare, a differenza delle fonti di energia rinnovabili, non si presenta bene: non è intuitiva, non è macroscopicamente sperimentabile, è molto complessa e tutta la sua gestione è riservata solo a una casta di superesperti, inoltre è nata male (le bombe nell’agosto del 1945 sul Giappone) e gli effetti nocivi delle radiazioni possono essere non immediati, anzi possono essere molto posticipati (una specie di nemico invisibile). Per questo la fonte nucleare è poco accettata dalla pubblica opinione e i mass media hanno poi fortemente contribuito  a denigrarla e demonizzarla molto spesso senza conoscerla.

La fonte nucleare ha però notevoli vantaggi rispetto alle altre fonti: è alternativa ai combustibili fossili con buona potenzialità e praticamente inesauribile. Durante il normale funzionamento, non emette né gas inquinanti a livello locale né gas climalteranti, è inoltre una fonte economicamente competitiva. L’energia nucleare ha le sue probelmatiche che sono la produzione di scorie radioattive e il problema della sicurezza. Per le scorie sono già ora perseguiti processi che permettono di trattarle e di confinarle in modo sicuro nel sottosuolo, ma sono fortemente studiati con buone prospettive processi per la riduzione della loro radioattività. Per quanto attiene la sicurezza, può sembrare paradossale, ma tra le fonti per la produzione di energia elettrica la sicurezza, misurata in decessi per unità di energia prodotta, vede il nucleare con alcune fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico) tra le migliori della lista (Paul Scherrer Institute).

L’energia nucleare pur essendo nata da poco, i primi impianti sono degli anni ’50, ha avuto una veloce penetrazione nel mercato, raggiungendo negli anni ’90 il 18% di copertura del fabbisogno mondiale di energia elettrica,  ora la penetrazione è diminuita al 13,5% a causa del rallentamento post Chernobyl e della forte crescita del fabbisogno mondiale di energia elettrica. Le riserve di combustibili fossili, pur tenuto conto delle ingenti nuove risorse di shale gas e di  shale oil, non sono infinite e il loro costo strutturale di base continua e continuerà ad aumentare. Inoltre eventuali “carbon tax” le penalizzerebbero ulteriormente. Le fonti rinnovabili non hanno potenzialità per sopperire al forte aumento di fabbisogno conseguente allo sviluppo dei paesi poveri e alcune di esse, in particolare eolico e fotovoltaico, essendo intermittenti non programmabili mal si prestano ad alimentare un sistema elettrico affidabile e sicuro. Le fonti rinnovabili, diversamente dal credo comune, non possono essere l’alternativa al nucleare, che per ora può essere sostituito sostanzialmente solo da gas e carbone, ma in prospettiva futura l’unica fonte che l’uomo avrà sempre a disposizione resta l’energia nucleare.

L’incidente di Fukushima è stato esasperato dai media al punto di trasformare nella pubblica opinione l’immane catastrofe del terremoto e dello tsunami (circa 25.000 morti) in catastrofe nucleare, ma per fortuna le radiazioni conseguenti l’incidente agli impianti nucleari molto probabilmente non causeranno decessi: il danno finora maggiore, certamente grave, è stato l’evacuazione dalle loro case di circa 90.000 persone per evitare che subissero dosi di radiazione pericolose. Certamente l’incidente di Fukushima rallenterà lo sviluppo del nucleare che nella prima decade di questo secolo aveva assunto un ritmo elevato, ma dopo un periodo di riassestamento esso riprenderà la sua corsa come già ora si può indurre dalla situazione dei diversi paesi coinvolti o interessati a questa fonte energetica. In sintesi si può rilevare che:

  • Nel mondo occidentale (Europa occidentale e Nord America) alcuni paesi hanno deciso di rinunciare al nucleare (sarà poi da verificare se possibile), altri di proseguire, seppur più  lentamente, lo sviluppo e altri di puntare al revamping (estensione della vita e/o ripotenziamento degli impianti esistenti).
  • Nell’Europa orientale prosegue la linea di sviluppo. La Russia oltre a puntare al raddoppio della potenza installata si propone come uno dei paesi più attivi nella costruzione di impianti innovativi che prevedono la fornitura del combustibile e il ritiro di quello esausto, liberando il paese acquirente dal problema delle scorie.
  • In Asia, escluso il Giappone e Taiwan in fase di ripensamento, prosegue un forte sviluppo del nucleare. Sud Corea si propone come costruttore competitivo  di impianti ed ha recentemente acquisito l’ordine per 4 centrali negli EAU.
  • In Sud America prosegue lo sviluppo già programmato.

I tradizionali costruttori di impianti nucleari americani Westinghouse e General Electric, europei Areva e giapponesi  Hitachi, Mitsubishi e Toshiba sono in fase di aspettativa ed emergono i nuovi costruttori russi, sud coreani e forse cinesi. E’ prevedibile che a tempi brevi ci sarà una ripresa con orizzonti ed attori un poco diversi.

L’Italia, che negli anni ’60 era tra i primi produttori al mondo di energia nucleare e aveva maturato buone capacità di gestione degli impianti, si è progressivamente sfilata fino ad esserne completamente fuori. L’energia nucleare è un settore imprenditoriale di elevatissimo contenuto tecnologico che può dare lavoro a tanti, anche a personale di alta qualificazione, e che avrà un grande sviluppo. Purtroppo l’Italia, patria di Enrico Fermi,  non potrà avvantaggiarsi di questa promettente opportunità.

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