LA PRATICA

Il cugino Giovanni, che risiedeva in Umbria, aveva pregato Franco, che viveva a Roma, di cercare di risolvergli una pratica che da tempo giaceva presso un Ministero.
Franco non volle sottrarsi alla richiesta del congiunto anche se prevedeva che si sarebbe trattato di una seccatura (andare dal proprio domicilio all’altra parte dell’Urbe, perdere, come minimo, una mattinata di lavoro, lunghe attese etc.) e s’informò circa gli orari di ricevimento.
Apprese così che il martedì ed il venerdì gli uffici erano aperti al pubblico anche dalle 16h alle 18h. Per evitare di perdere ore di lavoro decise di recarsi in detti uffici il venerdì verso le 17h
Arrivato a quell’enorme edificio ottocentesco che ospitava la Divisione competente per la pratica, chiesto il prescritto “passi “,salì le maestose scale e si inoltrò in un lunghissimo corridoio dagli alti soffitti sul quale si aprivano le porte in legno scuro che davano nei numerosissimi uffici. I corridoi erano vuoti e non si avvertivano quei rumori propri dell’attività burocratica ma Franco pensò che, essendo Venerdì e quasi prossima l’ora di chiusura, la cosa potesse essere normale.
Ad un tratto venne meno la luce forse a causa di un violento temporale. Franco, non sapendo dove fosse ubicato esattamente l’ufficio cui avrebbe dovuto rivolgersi, bussò alla prima porta ma nessuno gli rispose. Provò ad entrare. La porta si aprì ma subito dopo l’ingresso di Franco nel buio ufficio si rinchiuse. Franco chiese se c’era qualcheduno ma nessuno rispose. Decise di uscire da quella stanza per rivolgersi ad altri, eventuali impiegati ma l’uscio non si apriva a sufficienza per lasciarlo uscire e subito si richiudeva. Franco provò varie volte anche strattonando violentemente la maniglia ma ogni volta si riprodusse lo stesso fenomeno. La porta si apriva lasciando un varco di pochi centimetri e subito si richiudeva. Trattandosi di una porta dell’800 di legno massiccio era impossibile allargare lo spazio tra un’anta e l’altra.
Nel frattempo la luce non tornava. Franco cominciò a preoccuparsi perchè pensava che, forse, rischiava di dover trascorrere la notte al Ministero dato che, malgrado le sue urla, nessuno si faceva vivo. Accese un fiammifero per vedere se ci fosse una qualche altra via d’uscita sul retro. Alla fioca luce del fiammifero scorse che dietro la vecchia scrivania ministeriale di noce scuro su cui poggiavano pile di fascicoli si trovava seduto su una poltrona, anch’essa vetusta di legno marron dallo schienale di pelle logora, un uomo leggermente ricurvo sul tavolo.
Indossava un abito scuro di foggia ottocentesca, con il colletto inamidato, portava mezze maniche di stoffa nera, occhiali a “pince- nez”,folti favoriti gli incorniciavano il viso. Lo guardava con un sorriso ironico. Nel frattempo c’era una luce soffusa nell’ufficio benché l’energia elettrica non fosse stata ripristinata. Franco fu, naturalmente, molto impressionato dalla scena.
Il “signore” però lo tranquillizzò dicendogli: “Si sono un fantasma ma non ti farò del male anzi ti spiegherò alcune cose che ti potrebbero essere utili se non altro per comprendere certi meccanismi e sarai latore di un messaggio. Consentimi di presentarmi. Fui in vita il cav, Eufemio Rossi ed occupai tra i primi, dopo l ‘Unità, questa poltrona. Allora c’era solo il telegrafo per comunicare all’esterno mentre tra un ufficio e l’altro si inviavano messaggi tramite i c.d camminatori (categoria che credo sia rimasta negli organici fino ad ora). La lentezza qui deve essere sovrana !
Io vengo qui sovente per vedere se i miei successori seguono le regole da noi elaborate a suo tempo. Poi è divertente. Si ascoltano tanti pettegolezzi, le ultime barzellette, io talora suggerisco le risposte alle parole incrociate e -quando da Lassu’ mi si autorizza – do i numeri al Lotto soprattutto ai discendenti di miei colleghi che lavorano qui. Frequentando queste stanze ricevo anche grandi soddisfazioni. Posso, infatti, constatare che le regole da noi elaborate all’inizio e che sono, peraltro -mutatis mutandis – seguite ovunque ci siano strutture burocratiche, vengono rispettate e talora sono state anche migliorate. Si tratta di regole molto semplici e cioé: “Non fare oggi quel che puoi fare domani o dopodomani. Se non lo fai affatto é meglio così non ti assumi nessuna responsabilità. Le leggi s’interpretano per gli amici specie se si tratta di uomini politici potenti, per gli avversari, segnatamente dei suddetti politici potenti, si devono rigorosamente applicare.
La vaghezza delle leggi, dei decreti e circolari é lo strumento principe per l’uso della “discrezionalità “. Questa costituisce la base del potere dei burocrati. Come, infatti, potrebbero essi adeguatamente dispensare favori (magari ricevendo in contraccambio un pò di pecunia) e servire i politici se non disponessero di tale potere ?
Sapendo della tua venuta qui ho voluto, per il tuo tramite, lanciare a nome della “Casta” dei burocrati cui da vivo ho appartenuto, un avvertimento ai Ministri :”Non esagerate con le riforme per ridurre il nostro potere! La burocrazia serve e molto anche a Voi!”. L’uscio che non si apriva troppo e si é aperto solo quando io l’ho voluto aveva fini simbolico-didascalici.
La burocrazia è forte ovunque specie dove c’é poca democrazia ! In Italia ha anche potenti alleati: i vari giudici amministrativi ;i consiglieri dei Ministri con i loro bizantinismi.
Ora vai e trasmetti il messaggio “Urbi et Orbi !”.
A questo punto Franco ebbe un sobbalzo. Si svegliò e si rese conto che aveva avuto un incubo. Probabilmente la causa era stata il piatto di “coda alla vaccinara” (specialità romana alquanto pesante) che aveva mangiato prima di coricarsi.

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